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V/H/S/Halloween (2025): qui sulla Bara ogni giorno è Halloween!

Lo so! Non ditemi nulla! Ma tra ToHorror e vita sono andato un po’ lungo con le tradizioni, rimediamo subito perché non può passare l’anno senza un nuovo film della saga V/H/S/.

Da quando la saga è diventata proprietà di Shudder, l’appuntamento si rinnova ogni anno, giunti all’ottavo “Found footage” in fila, questa serie nel nuovo capitolo sembra un po’ tornare alle origini, giocandosi un solo nome davvero grosso circondato da una serie di nuovi registi che sono sicuro, rivedremo presto, perché V/H/S/ ne ha tenuti a battesimo tanti. Va detto che questa volta, rispetto agli ultimi capitolo, questo “Halloween” punta un po’ più alla serietà e molto meno sugli episodi scemoni ed esagerati, che comunque non mancano, ma seguiamo l’ordine.

Come sempre iniziamo dall’episodio cornice, Diet Phantasma, diretto da Bryan M. Ferguson, uno che nel corso della sua carriera è inciampato più volte in problemi di censura per i suoi videoclip e qui, firma un segmento cornice su una società che vuole lanciare sul mercato una nuova soda, quella che dà il nome al segmento. Il risultato sono una serie di cavie, ufficialmente coinvolte per dare un parere sui nuovi gusti, di fatto dei condannati a morte che finiscono per sparare sangue dagli occhi o con la testa sparsa su tutto il muro, una roba dritto per dritto, che riprende la critica spiccia e di grana grossa di classici come boh, a me ha fatto pensare al Larry Cohen di Stuff.

Diet Phantasma perché non è buona ma è tanta!

Si entra nel vivo con Anna Zlokovic alla regia di Coochie Coochie Coo, due odiosissime ragazze di nome Lacie e Kaleigh si giocano l’ultimo “Dolcetto o scherzetto” della loro vita prima di andare all’università, direi quello fatale perché si imbattono in una casa degli orrori dove tiene banco un’entità nota come “The Mommy” che trasforma cheerleader, passanti e poveri malcapitati nei suoi bambini da allattare. Si avete letto bene.

Bambini e bambine troppo cresciuti (ma mai abbastanza)

Impossibile non pensare a Barbarian, ma “Coochie Coochie Coo” è l’episodio con gli spaventoni e le robe orribili che escono dal buio, anzi, più che orribili, direi orribilmente grottesche, il tutto è talmente tirato e ritmato che nemmeno per un momento si viene disturbati dal fatto che sia tutto un METAFORONE sul rifiuto di abbracciare l’età adulta, tema che mi è sempre caro.

Con Ut Supra Sic Infra, entra a gamba tesa in questo film uno dei miei prediletti, il nome grosso del lotto, Paco Plaza, proprio lui che insieme a Jaume Balagueró aveva ridato lustro al genere “Found footage” con tutti i film della saga di REC. In una villa di Madrid in cui pare abbia vissuta una potente medium, la nostra banda di protagonisti diventa protagonista della solita spremuta di violenza, urla e macchine da prese ballerine, il tutto girato con una classe e uno stile due spanne sopra il resto del film, anche se sembra che Plaza si sia messo in scia all’andazzo generale del film, ne ha semplicemente più degli altri, un uomo tra i bambini.

Sembra un video dei Ramones invece è Paco Plaza che se la comanda.

Il segmento che allenata la tensione e si allinea agli ultimi capitoli della saga di “V/H/S/”, quelli che si sono giocati la voglia di esagerare, è quello di Casper Kelly, Fun Size parla di un’altra banda di ragazzi troppo cresciuti alle prese con la tradizione di dolcetto e scherzetto, girando un video sullo spacchettamento e lo smangiucchiamento di dolci raccolti, vengono risucchiati dal sacco dei dolciumi e catapultati in una specie di boh, realtà parallela? Una fabbrica che trasforma le parti del corpo di alcuni poveri malcapitati in dolcetti di Halloween, pelle, ossa e sì, anche quelle parti del corpo lì, diventano ricoperti al cioccolato e ripieni al caramello, il tutto patrocinato da uno speciale padrone di casa, un essere che sembra una mascotte di Halloween, che diventa uno spauracchio già fatto e finito per un film tutto suo. Non so se succederà, ma la creatura senza nome, con la testa zucca-formide potrebbe diventare protagonista di una sua saga, se vi sembra assurdo, vi ricordo che anche Art il clown ha iniziato così.

Potete confessarlo che volete una serie di film su di lui anche voi.

Dopo le assurdità divertenti del segmento precedente, arriva Alex Ross Perry a “rovinare” la festa, nel senso che con il suo Kidprint si smette di ridere di colpo, ma qui è necessaria una spiegazione, ve la condivido perché io stesso non ho capito il senso della trama senza questo chiarimento. La pratica del “Kidprint” era molto in voga negli anni ’90 negli Stati Uniti, i genitori registravano video dei loro figli in modo da avere materiale video nel caso succedesse loro qualcosa, questo dovrebbe farvi intuire che nel segmento di Alex Ross Perry succederà qualcosa ai bambini e perché, sono tutti lì a fare questa sorta di videointervista, da qui in poi, è tutte nelle mani della vostra sensibilità come spettatori, perché verrà messa a dura prova.

Il segmento più problematico, lo ricorderemo di sicuro (gulp!)

La maggior parte dei segmenti di tutti i V/H/S/ avevano elementi sovrannaturali se non proprio grotteschi, “Kidprint” a tratti è fin troppo tutto, l’averlo calato in una dimensione così realistica lo rende già uno dei segmenti più discussi (se vi piacciono le polemiche) di tutta la saga, io il mio l’ho fatto, non ditemi che non vi avevo avvisati.

Chiude la sarabanda Home Haunt, di Micheline Pitt-Norman e R.H. Norman, un giro, come sempre in soggettiva, in una casa stregata, che in teoria dovrebbe essere un’attrazione di Halloween ma che si rivela essere una vera casa stregata, con mostri e creature. Anche qui bambini e ragazzi non fanno una bella fine (e con loro, Rick Baker, in un gustoso cameo) ma dopo il segmento precedente sembra ritornata l’atmosfera più giocosamente cazzara di V/H/S/ che all’alba dell’ottavo capitolo non rinnova, ma conferma la formula riportandola all’origine, sarò anche in ritardo per Halloween ma chissene, sulla Bara ogni giorno è Halloween!

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