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Vamp (1986): il locale sbagliato per la notte giusta

Questa ve l’avevo già raccontata, ma vale ben un ripasso visto il film di oggi: ovviamente non posso ricordarmelo, perché parliamo di una storia avvenuta quando avevo circa tre anni e che mi è stata riportata da mio padre, il signor Cassidy Senior.

Ai tempi, pieni anni ’80 (cetaceo superiore), in tv passava spesso la pubblicità di una vettura della Citroen, in cui da dietro una collina spuntava il testone con il classico “Flat Top” in testa della mitica Grace Jones, era una versione robotica, che apriva la bocca e vomitava fuori la rombante utilitaria francese, prima dell’apparizione della vera Grace Jones. Non so a che punto di quello spot televisivo, il vostro treenne Cassidy si prendesse paura, so solo che allora non avevo visto il festeggiato di oggi, che di candeline ne spegne, tonde tonde, quaranta.

Iconica, ma nella pubblicità dell’utilitaria francese faceva ancora più paura.

Dopo tanti anni passati a trattare cinema di genere, mi sono reso conto che tra sceneggiatore e regista, ho coperto quasi tutta la filmografia di Richard Wenk (e per altro, altra sua roba è in arrivo, storia vera), uno più attivo come scrittore che come regista, anche se “Vamp” è stato il suo esordio e per certi versi, ancora un film di culto anche se meno ricordato rispetto ad altri titoli vampireschi, che si gioca un bel gioco di parole dritto sparato nel titolo.

Alcuni B-Movie lo sono per esigenza, mancanza di fondi, categoria di appartenenze, altri B-Movie invece sono perfettamente consapevoli della loro condizione e se la godono alla grande, avete già capito dove voglia andare a parare per “Vamp”.

Una notte da.. Fa rima con leoni (Vampironi?)

Questo film ne è così consapevole che non perde nemmeno un minuto per non giocare con il pubblico, si apre con una scena che sembra un rito satanico, un sacrificio, interrotto di colpo per rivelare la sua vera natura, un noiosissimo rito di iniziazione per due studenti, Keith (Chris Makepeace) ed AJ (Robert Rusler) che bollano la confraternita come troppo noiosa e vanno a cercarsi qualcosa di meglio, grazie all’auto del loro unico amico con un mezzo di trasporto, per altro impersonato dal ragazzo orientale dei film di “Scuola di polizia” (Gedde Watanabe nei panni di Duncan). I ragazzi, ora motorizzati, pescano dall’equivalente delle pagine gialle il club “Dopo il buio” («… Roba di classe!») e decidono di andare a farci bisboccia, insomma il tipico inizia di un porno o beh, di un horror!

Come in ogni horror che si rispetti, la deviazione sbagliata è sempre dietro l’angolo, in questo caso, più che un angolo, è proprio un quartiere intero che urla “ragazzi, qui non dovreste esserci”, con quella tipica atmosfera da città che sembra svuotata della parte sana e lasciata marcire sotto una luce al neon, che per altro è la fotografia ufficiale di questo film.

Considerando che si intitola “Vamp”, ci vuole beh, una Vamp che lo sia di nome e di fatto, per questo Richard Wenk cala il carico e sembra voler dire: adesso si fa sul serio, ma sempre a modo nostro. Grace Jones era una Diva con la “D” maiuscola, la sua entrata in scena nel club Dopo il buio ha anticipato e influenzato l’immaginario di due amanti di roba di genere come Tarantino e Rodriguez, quando, dieci anni dopo, ci hanno aperto le porte del loro club pieno di vampire sexy.

Non è proprio Santantico Pandemonio, ma sono sicuro che Rodriguez questo film lo conosceva bene.

Grace Jones con la parrucca rossa e dipinta di bianco, che si esibisce sul palco accanto ad un’opera di Andy Warhol è un’installazione di arte moderna vivente, oppure, per Jones negli anni ’80, un qualunque mercoledì sera, visto che parliamo di colei che si spupazzava Dolph Lundgren portandoselo dietro come se fosse la sua borsetta (alta quasi due metri).

Ma un po’ tutte le facce di questo film sono leggendarie, in una parte fin troppo piccola ma con un nome buffo (in originale Snow, in italiano ancora più divertente Biancaneve, troviamo quel gran mito di Billy Drago), perché quando la Vamp sul palco rivela la sua vera natura, i nostri giovani – e strapieni di ormoni – giovanotti, ci cascano con tutte le scarpe.

Billy Drago contrario all’esposizione nelle ore più calde.

Nel retro del locale, sperando in un po’ di su e giù, sfuggono per un pelo dal diventare la cena di Grace Jones, comprendendo in pieno la paura del Cassidy treenne davanti alla pubblicità della Citroen, quella bocca è qualcosa con cui non si patteggia, in particolare se vitaminizzata da una fila aggiuntiva di denti.

A farne le spese è AJ, scaricato come monnezza nel vicolo e presto pronto a tornare come Nosferatu, in una scena in bagno che, questo B-Movie consapevole di esserlo, carica di questa sottile atmosfera quasi “gaia” tra i due amici, andati originariamente lì per beh… Diciamo divertirsi. I due in bagno, a spiegare come uccidere un vampiro, magari penetrandolo con un paletto di legno, non può non far ridere, per fortuna a riequilibrare il tutto ci pensa la bella e svampita cameriera, di nome beh, Amaretto (in originale il normalissimo Allison).

Interpretata dalla spallina maliziosa della bella Dedee Pfeiffer (sì, proprio la sorellina, già vista insieme a Michelle in altri titoli), lei e Ketich mettono su una strana coppia che proverà a sopravvivere in questa notte folle, piena di colori al neon, perché il club “Dopo il buio”, come il Titty Twister che verrà, è un mattatoio perfetto per far sparire i peggiori rifiuti della società, senza che nessuno si preoccupi del loro destino, la battuta che mette in chiaro tutto il film? Quando il protagonista prova a denunciare ad un avventore, mettendolo in guardia sul fatto che il locale è gestito da vampiri, sente solo rispondere: «Si ho visto il conto… Ma ne è valsa la pena!»

Un sorriso a trentadue denti, quasi tutti canini.

Ketih a suo modo è un eroe riluttante, una sorta di “Final Boy”, uno che si trova lì per caso, perde – quasi – un amico e guadagna – quasi – una fidanzata, in uno scontro nelle fogne. Ogni volta mi fa ridere il fatto che prima di saltare dentro il tombino come delle Tartarughe Ninja uno dei personaggi salta su e dice: «È una vecchia fognatura, fidati, ci sono già stato.» un glorioso B-Movie, consapevole di esserlo, ve lo ripeto.

Tra il girovagare in città, dove tutti sono vampiri, bambine e autisti di autobus compresi, il film è uno spasso, sghembo, scemo per il gusto di esserlo ma assolutamente divertente, inoltre, resta un patrimonio della gloriosa Notte Horror che fu, quella di Italia 1 che sto aspettando da anni mi chiami per prendermi cura dei loro palinsesti lato cinema, chiamatemi! Ho delle idee a costo quasi zero che vi faranno fare un sacco di ascolti!

Anche perché molti di noi hanno ricordi d’infanzia, legati alle estati senza climatizzatore, in cui l’unico modo per avere un brivido, era attendere Notte Horror, poi vabbè, io sono patologico, avevo problemi di brividi con Grace Jones da bene prima, anche per questo non potevo lasciare indietro questo dentuto compleanno… Auguri “Vamp”!

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