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Vampires (1998): Il buono, il Baldwin e il Vampiro

Prima o poi,
tutti i registi di Horror devono confrontarsi con il mito dei Vampiri e anche
questa volta Giovanni non le ha mandate a dire. Quando distribuivano la
timidezza, il nostro è rimasto sul divano a guardare l’NBA… Benvenuti ad una
nuova puntata di… John Carpenter’s The Maestro!

Parlare di
filmografie, può diventare un’avventura lunga e perigliosa, molto spesso il
pubblico bolla come minori (o semplicemente brutte) alcune pellicole che hanno
semplicemente la colpa di non essere [INSERIRE-QUI-TITOLO-DI-UN-CAPOLAVORO],
una questione spinosa che colpisce il 97% dei registi (con tolleranza di un
3%) e che per Carpenter può diventare un’arma a doppio taglio.
Molti
spettatori amano Carpenter per i suoi capolavori come La Cosa, Il seme della Follia
o 1997 Fuga da New York, o magari
per… Vabbè, ne ha sfornati un sacco di capolavori, scegliete il vostro
preferito. Poi si sono i fan che, invece, amano TUTTO quello che è uscito con il
mio utilizzo del genitivo sassone preferito (John Carpenter’s), proprio perché
il nostro è il regista de La Cosa, Il seme della Follia o 1997 Fuga da New York e via dicendo…



Fin dai titoli di testa è chiaro che siamo in pieno territorio Western.
Da una parte i
non fan che riconoscono comunque il talento del Maestro, dall’altra i Fantalebani
(ho eliminato il trattino perché mi piace la parola, sembra una bibita
analcolica per estremisti), per i quali ogni cosa di Carpenter è un capolavoro. Può
sembrare una puntualizzazione inutile e probabilmente lo è, ma parlando dei
film di Carpenter degli anni ’90 è necessario distinguere. Personalmente
malgrado la mia venerazione per il Maestro, cerco di essere sempre il più
obiettivo possibile, detto questo, “Vampires” è uno dei miei film a tema
vampiresco preferiti di sempre, in un’ipotetica classifica di titoli, questo non può assolutamente mancare!
Proviamo a
contestualizzare, gli anni’ 90! Il Grunge, l’esposizione della “Coffe-Culture”
di Seattle, l’esplosione di Emme Tivì, l’esplosione delle Boy-Band, c’era più
esplosioni negli anni ’90 che nei film di Michael Bay.



Come riassumere gli anni ’90, in una sola posa da Bad-ass.
Giovanni
arriva da una serie di titoli complicati, lavori minori come Avventure di un
uomo invisibile (1992) o Villaggio dei dannati (1995), ma anche capolavori
senza sterzo come Il seme della follia (1995) e Fuga da Los Angeles (1996), che
sono stati sminuiti dalla critica e al botteghino hanno raccolto noccioline.
La Largo
Entertainment contatta Carpenter per proporgli la regia dell’adattamento del
romanzo di John Steakley “Vampire$”, sul tavolo mette due sceneggiature: una
scritta da Don Jakoby, l’altra da Dan Mazur, Carpenter fiuta il potenziale
della storia, si alliscia i baffi e rimette mano alla sceneggiatura, pescando
elementi qua e là, Jakoby resta accreditato come sceneggiatore, ma come vedremo
più avanti, durante la realizzazione del film, molti momenti vengono modificati
in corsa… Lasciatemi l’icona aperta che ci arrivi, un po’ di pazienza su!
Non è
difficile capire perché Giovanni Carpentiere trova “Vampires” un soggetto nelle
sue corde, il Maestro capisce che di fatto è un film Western e ancora una volta
nella sua carriera, ha l’occasione per dirigere un anomalo Western trasvestito
da altro, in questo caso, fa film di vampiri, in pratica: un cowboy con i canini
a punta.



“Ok gente, solita regola, se è pallido e ha i canini lo impaliamo!”.
I primi
candidati per il ruolo di regista e protagonista per questo adattamento erano Russell
Mulcahy (regista di Highlander) e Dolph Lundgren nei panni di Jack Crow,
confesso che mi sarebbe piaciuto molto vedere il grande Dolph in questo ruolo,
ma il Maestro che, come detto, non manca di personalità, ha dei piani tutti suoi.
Per il ruolo
del cazzuto ammazzavampiri al soldo del Vaticano Jack Crow, viene scelto James
Woods, uno che in vita sua ha fatto dei capolavori pazzeschi, solo per citare
due dei miei registi preferiti, “Videodrome” (David Cronenberg, 1983) e C’era
una volta in America (Sergio Leone, 1984)… Scusate se è poco!
Ma per il
resto è celebre per ruoli da: avvocato stronzo, dirigente di banca stronzo,
tipo in doppio petto stronzo, stronzo generico e stronzo con il compito di
farsi odiare dal pubblico, tutti ruoli incravattati che a Giacomo Boschi
vengono benissimo, ma lui stesso era il primo alla ricerca di qualcosa di
diverso.



“Siamo in missione per conto di Dio” (Cit.).
Il problema è
che se Carpenter è uno a cui non manca il carisma, James Woods ha fama di gran
rompicoglioni sui set dove lavora, insomma troppa dinamite nella stessa stanza.
Ma Carpenter non sarebbe The Maestro se non sapesse gestire anche questo tipo
di situazione. I due fanno un accordo molto semplice: tu James, interpretami
una scena in particolare del film, esattamente come l’ho scritta io, per il
resto del tempo, potrai improvvisare con il tuo personaggio. James Wood
accetta, scambio di cinque alto tra i due, che vanno d’amore e d’accordo per
tutto il tempo della produzione, lo stesso Carpenter arriva a considerare molto
preziosi alcuni dei suggerimenti di Woods, insomma un trionfo!



“Tutto bene ragà, Giacomo ed io siamo amiconi!”.
Ancora oggi
penso che tra le migliori interpretazioni di James Wood ci sia il suo Max di “C’era
una volta in America” e il Jack Crow di “Vampires”, se volete potete farlo
scrivere sulla lapide della mia tomba, tanto non mi pentirò mai di questa
frase!
Sarei ipocrita
a dichiarare che in “Vampires” funziona tutto alla grande: l’andamento della
storia è piuttosto monocorde, il colpo di scena nel pre-finale, non è del tutto
imprevedibile e alcuni passaggi della sceneggiatura sono ben poco a fuoco, ma
il problema peggiore del film è la mancanza di carisma dei
personaggi che ruotano intorno a Jack Crown e qui il casting di certo non ha
aiutato molto.
Ora, io ho un
rapporto complicato con la famiglia Baldwin, in più sono anche appassionato di
“South Park” dove i celebri fratelli sono al centro di numerose gag, qualcuno
dei fratellini si è conquistato un posto nel mio cuoricino, Alec per quella
volta che non si è limitato a scriverle, Stephen per tanta (in)gloriosa serie Z, mentre William per.. Per… Che film ha fatto William Baldwin? Non credo
nemmeno di essere in grado di riconoscere William Baldwin se me lo trovassi
davanti in ascensore!



“Ti giuro John, lui è Adam Baldwin” , “Ma va! E’ Alec con il doppio mento!”.
Daniel Baldwin,
invece, è abbastanza riconoscibile: è quello ciccio dei quattro, o almeno, un po’
meno ciccio di Alec, ma soprattutto per me sarà sempre l’Anthony Montoya di
questo film! Il rapporto di amicizia virile tra il suo personaggio e quello di
Jack Crow è alla base del film ed è anche quello che serve a sottolineare
quanto “Vampires” sia un western, nel finale il loro duello, rimandato
solo per ragioni di amicizia, è la conclusione ideale per un film che è a tutti
gli effetti un western moderno (cioè senza cavalli), ma anche incentrato
sull’amicizia maschile. Ecco, non aiuta, però che la protagonista femminile
Katrina, sia interpretata da Sheryl Lee.
Celebre per il
ruolo di Laura Palmer in “Twin Peaks”, Sheryl Lee è ammettiamolo… Bellissima,
inutile girarci attorno, ma quando si parla di recitare, apriti cielo, una
cagna maledetta (citando “Boris”) che levati, ma levati proprio. Persino David
Lynch è inciampato nelle (in)capacità attoriali della Lee, che finchè ha fatto
la parte della morta di “Twin Peaks” tutto bene, ma nel seguito, “Fuoco cammina
con me”, ogni volta che apriva bocca rovinava la pellicola.



“Ferma così Sheryl, non una parola che vai benissimo”.
Carpenter ha
sempre sfornato personaggi femminili forti e ben caratterizzati, ma purtroppo Sheryl
Lee è davvero senza speranza, il risultato è che il suo personaggio viene
sballottato qua e là come un pacco postale, preso costantemente a male parole
dai protagonisti, anche da Montoya che se ne innamora, incasinando
tutta la faccenda.


Katrina è una
svolta della trama in minigonna, un personaggio piatto come una figurina
Panini, come riassumerla? Una ehm… “Professionsita dell’amore” che morde
Montoya e viene usata come GPS umano per localizzare Valek il Maestro dei
Vampiri, che ci puoi fare con un personaggio del genere? Carpenter ne fa
l’unico uso possibile: la mette a culo nudo legata al letto, facendo recitare
il lato B di Sheryl Lee, l’unico vero talento dell’attrice.



“Dicono che quello posteriore sia il mio profilo migliore”.
Non va nemmeno
troppo bene con Valek il vampirone, gran Maestro dei vampiri o come mi piace
soprannominarlo “Grand Marnier”. Sandy King, produttrice e moglie di John
Carpenter ha scelto personalmente l’attore Thomas Ian Griffith per la parte,
proprio perché era necessario qualcuno dallo sguardo magnetico per rendere
carismatico e sensuale come un vampiro dovrebbe essere il personaggio di
Valek, peccato che per tutto il film Thomas Ian Griffith non faccia altro che
smorfie mostrando i canini, con l’aria di uno che sta annusando l’altrui puzza
in ascensore. Prendi il primo passante per strada e ottieni la stessa
interpretazione…



“Ian dai, più vampiresco quel vampiro, tipo così…”.
“Già meglio dai, poi lo sistemiamo in post produzione”.
Per quanto mi
riguarda i difetti di “Vampires” finiscono qui, perché quanto c’è di buono
nel film di Carpenter, è buono sul serio e non era nemmeno così scontato che
si potesse ancora dire qualcosa di innovativo suoi vampiri, in un periodo, come
la seconda metà degli anni ’90, in cui i nipotini di Dracula hanno avuto una
seconda giovinezza artistica. Sia nella loro interpretazione più pop, come
nella serie tv Buffy L’Ammazzavampiri
(1997) o film come “Dal tramonto all’alba” di Rodriguez e Tarantino (1996), che
già aveva unito Vampiri e location desertiche quasi Western, ma resta una pellicola
molto più Crime/Splatter rispetto a quella del Maestro.
Carpenter spinge a tavoletta sul pedale del Western ed era dai tempi dell’altro
mio titolo vampiresco del cuore “Il buio di avvicina (1987 di Kathryn Bigelow,
sempre sia lodata!) che nessuno coniugava temi western e canini in un modo così
efficace, ma se volessimo dirla tutta, anche “Blade” uscito pochi mesi dopo
“Vampires” condivideva con il film di Carpenter alcuni temi chiave
(Ammazzavampiri e riti per trasformarsi in Vampiri resistenti alla luce solare)
e anche un attore: Tim Guinee presente in entrambe le pellicole.



“Vi prego, tutto ma non di nuovo i vampiri!”.
Ma se
volessimo dirla proprio tutta tutta, anche il concetto dei Vampiri uniti come
una sola mente, da un Maestro in grado di controllarsi e vedere attraverso i
loro occhi, ha anticipato parecchi anni il The Strain di Guillermo Del Toro, uno che recentemente si è lanciato in odi
sperticate su John Carpenter… Sempre sostenuto che Guillermone è uomo di buon
gusto!
Prima di
accettare la regia di “Vampires”, Carpenter era prossimo al ritiro, spesso
ostracizzato dalle case di produzione, il Maestro era arrivato a dichiarare che
non trovava più nulla di divertente nel dirigere film in queste difficili
condizioni, per uno che ha sempre detto di fare “I film che avrebbe voluto
vedere al cinema” potete immaginare quanto sia grave.
Invece di
cavalcare verso il tramonto come un pistolero del passato Carpenter risale in
sella e riparte proprio da un Western, il genere che da sempre ha segnato tutta
la sua cifra stilistica, i Vampiri di Carpenter non sono gotici, ma
concentrandosi sui contrasti, ci mostra dei non-morti muoversi in scenari
tipici dei film Western, fatti di toni caldi, il contrasto tra le creature
delle notte e il deserto assolato ci ricorda che è proprio il sole la vera
minaccia per Nosferatu, quindi il Carpenter porta tutto nel suo campo da gioco,
tornando ancora ad omaggiare il suo Howard Hawks, ma anche John Ford e Sam Peckinpah.



Faccio la stessa cosa quando mi alzo dal letto il Lunedì mattina…
Che “Vampires”
sia un Western è chiaro fin dai titoli di testa del film, il tema principale e tutta la colonna sonora, ovviamente firmata da Carpenter (questa era
la parte facile), è a mio avviso una delle migliori mai composte dal Maestro,
insieme a quella di Fuga da Los Angeles,
il miglior esempio di colonna sonora ideale per un Western moderno, ma non
stonerebbe affatto se nel film ci fossero cavalli e revolver a sei
colpi.
L’inizio del
film è micidiale, sul serio solo con la scena di apertura Carpenter vince tutto
quello che si può vincere, la Posse di Jack Crow arriva sulle note di questa
fighissima colonna sonora, si prepara di tutto punto mentre Jack è intento a
fissare il suo obbiettivo: una casa abbandonata, covo ideale per dei vampiri.



“Ora vengo lì a vi stacco i canini con le pinze”.
L’irruzione è
diretta da Carpenter alla grande, Jack Crow ammazza vampiri piantandogli
paletti nel torace (ma anche in mezzo agli occhi), dopodichè li aggancia
all’argano della Jeep, mentre Montoya li trascina fuori in pieno sole, dove
bruciano ed esplodono in mille pezzi, di loro restano solo i teschi, da
raccogliere e collezionare come trofei di caccia. Metodo, fucili, giacche di
pelle, occhiali da sole, paletti, ma soprattutto huevos (grandes!) per dei
cacciatori di Vampiri che sembrano pistoleri di un’altra Era… No, sul serio se
non vi piace un inizio così, non vi conosco e non vi voglio conoscere!



“Vado matto per i piani ben riusciti” (Cit.)
Infatti,
risulta una delle scene più potenti di tutto il film, insieme alla resurrezione
dei Vampiri, che spuntano dalla sabbia del deserto al calare delle tenebre, in
un’altra scena girata alla grande da Carpenter, che ribadisce che i suoi
Vampiri non sono romantici, sono bestie senza cervello fedeli solo al loro
maestro e pronte a spolparti vivo in meno di un nanosecondo.



Se ve lo state chiedendo, no, questi non scintillano al sole.
Dal punto di
vista visivo, gli effetti speciali curati da Greg Nicotero (nuovamente al
lavoro con Carpenter dopo Il seme della follia) sottolineano la brutalità dei vampiri, uno degli ammazzamenti più
riusciti e grondante sangue è sicuramente quello di Mark Boone Jr, dove l’attore
di “Sons of Anarchy” viene affettato come Sushi da Valek.
Se Grosso guaio a Chinatown ha anticipato
la moda dei wuxia in Occidente, bisogna almeno avere l’onestà intellettuale di
ammettere che “Vampires” ha saputo fare un gran lavoro di revisione sulla
figura dell’Ammazzavampiri. Fateci caso, di solito in un film sui vampiri,
quando arriva l’ammazzavampiri è quasi sempre un palloso parruccone, che sarà
anche il buono del film, ma va sotto bevendo dall’idrante contro il Vampiro di
turno, che risulta sistematicamente più figo e carismatico, guadagnandosi
sempre le grazie del pubblico. Pensate al Van Helsing del “Dracula” di Coppola,
solo per fare un esempio, era interpretato da Anthony Hopkins qualcuno si
ricorda di lui, per caso? Tutti pensano solo alla (grande) interpretazione di Gary
Oldman.



“Mi sono spaccato in due alla festa!”.
Questo non
succede con Jack Crow, che calamita l’attenzione e si carica tutto il film
sulle spalle, James Woods è carico come una molla, è il primo che si diverte
nei panni del personaggio e si vede, oh se si vede!


Crow non è
solo un professionista che fa il suo lavoro alla grande, è uno che i Vampiri li
odia proprio, di quel poco che sappiamo del suo passato, capiamo anche il perché
di tanto odio, che però pare inesauribile. Giacomo Corvo ha un odio talmente viscerale
per i succhia sangue che li aggredisce fisicamente, gli si avventa addosso come
uno squalo sui bagnanti, li costringe a guardarlo negli occhi mentre gli scalpella
il torace con il punteruolo di frassino urlando MUORI! MUORI! MUORI! Brutto
figlio di puttana! Sul serio, un trasporto che ti fa tifare per lui
completamente vorresti essere al suo fianco e prendere per il bavero quei
bastardi!
Crow è l’ennessimo
antieroe carpenteriano tosto e cazzuto, con moltissimi tratti in comune con
Napoleone Wilson e Jena Plissken, lavora per il Vaticano, ma è chiaro che per
lui è una situazione di comodo che gli permette di avere soldi e armamenti per
coltivare la sua crociate contro i Vampiri, infatti nel pre-finale, quando il Cardinale
Alba si rivela un traditore (ennesima critica di Carpenter alla Chiesa, altro
tema Carpenteriano ricorrente come visto in The Fog, ma anche ne Il signore del male),
Crow non si stupisce poi molto, come se in fondo se lo aspettasse.



“Ecco perchè non ho voluto fare nemmeno la prima comunione”.
Per Jack Crow
i valori veri sono altri, quelli che si dimostrano sul campo, infatti malgrado
l’inizio burrascoso arriva ad apprezzare Padre Adam proprio perché si dimostra
un valido combattente e, allo stesso modo, concede qualche giorno di vantaggio
a Montoya prossimo alla trasformazione, in virtù della fedeltà che ha sempre
dimostrato. Temi di fratellanza “Maschia” che arrivano di peso dal cinema
Western.
Il tutto condito
da una serie di battutacce che levati, ma levati proprio, metà delle quali
improvvisate da Woods durante le riprese. Non basta uccidere i vampiri no,
bisogna anche sfotterli deridendoli della loro parti intime mummificate, perché
in questi Vampiri non c’è davvero nulla di ammirevole e il monologo chiave di
Jack Crow, l’apice di tutto il film, che rappresenta completamente la visione di
Carpenter su come dovrebbero essere i vampiri al cinema: “Lei ha mai visto un
vampiro? Per prima cosa, non sono romantici. Non assomigliano affatto a un
branco di transessuali che se ne vanno in giro in abito da sera a tentare di rimorchiare
tutti quelli che incontrano con un falso accento europeo. Dimentichi quello che
ha visto al cinema”.



Fun fact: Il cameo del grande Frank Darabont!
Come altri
film degli anni ’90 Carpenter sfrutta spunti meta-cinematografici, ma
soprattutto mette una pietra tombale su tanti clichè di cui il cinema ha spesso
abusato e, di fatto, rende obsoleti i Vampiri scintillanti e glitterati di “Twilight”
dieci anni prima che Stephenie Meyer annoi il mondo con la sua propaganda
bacchettone travestita da romanzetto rosa. Segnate anche questo tra le tacche
sul cinturone di John Carpenter.



“Io dico decolliamo e devampirizziamo”.
Ma sarebbe
troppo facile usare il solito “Tuhail’aids” come metro di paragone, tutti i
film di Vampiri sono belli se confrontati alla saga di Bella e quell’altro, “Vampires”
funziona per il modo in cui smonta a ricostruisce il genere, con un gusto per
la battutacce e gli echi da film Western. Malgrado le difficoltà produttive e
il budget ridotto a meno della metà in corsa, Carpenter manda a segno un altro
film memorabile. Se pensate che questa roba possa fare per voi, sedetevi al
bancone con Carpenter e Woods, la birra non manca, il divertimento e gli sgabelli
liberi nemmeno, il locale non è tanto affollato, ma io lo frequento spesso e mi
diverto ogni volta, sono sicuro di non essere il solo.
“Ehi, sta attento! Guardami! Muori! Muori! Muori!
Muori! Muori! Muori! Muori! Muori! Muori! Muori! 
Ah, era duro a morire questo figlio di puttana!
Mamma mia”.

Se anche voi odiate
quelle fottute sanguisughe, fate un salto sulla pagine del Faccialibro de Il Seme Della Follia – Fan Page italiana dedicata a John Carpenter che ospita
questa mia rubrica tutta matta, un paletto affilato non lo negano a nessuno. 





Inoltre, non perdetemi per nessuna ragione al mondo il post di
Doppiaggi Italioti dedicato a questo film!
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