Home » Recensioni » Veloci di mestiere (1979): Donne e motori, gioie e… David ti senti bene?

Veloci di mestiere (1979): Donne e motori, gioie e… David ti senti bene?

Ecco, tutto
questo parlare della grande continuità artistica e tematica di David
Cronenberg e poi arriva “Veloci di mestiere”, quello che all’unanimità è
considerato il corpo estraneo della filmografia del protagonista della rubrica
settimanale… Il mio secondo Canadese preferito!

“Veloci di
mestiere” sembra davvero un’anomalia, è quello nano della cucciolata, il cugino
eccentrico che nessuno vuole frequentare, ma che bisogna comunque invitare alla
cena di Natale, questo film sta alla filmografia di Cronenberg come “La
Fortezza” a quella di Michael Mann, il titolo che viene citato distrattamente,
mascherato spesso da un colpo di tosse, o da un attacco epilettico, fate voi.

Devo anche
confessare che è il film di Davide Birra che ho scoperto più tardi, visto per
ultimo e anche meno volte (il che già di suo è un commento alla pellicola),
sapevo della sua esistenza all’interno della filmografia di Cronenberg, ma non
avevo mai avuto l’occasione di vederlo fino a sei o sette anni fa, quando mi
sono portato a casa il DVD sulla base della fiducia per il mio secondo Canadese
preferito.

So che non ci somigliano, ma sono davvero i titoli di testa di un film di Cronenberg questi.

Ancora oggi è uno
dei DVD più bizzarri della mia collezione, la copertina con la tipa tatuata,
non c’entra una fava con il film, inoltre, il titolo riportato in bella vista, è
quello originale “Fast company”, tra questo e i colori fluo, mi è sempre
sembrato un tentativo di mettersi in scia al più famoso Fast and furious. Ribadisco: a me è bastato il nome di David
Cronenberg per convincermi a spendere sei o sette euro.
La storia, bisogna
dirlo, è originale, penso sia l’unico film della storia del cinema ambientato
nel mondo della gare automobilistiche di drag races, quei mostri d’acciaio con
ruote di diverse grandezze, capaci su un percorso rettilineo, di raggiungere
velocità folli in pochi secondi, salvo poi frenare con un paracadute, per non
sconfinare in territorio russo passando dall’Alaska, in fase di frenata.

Se il paracadute fa cilecca, spero che tu abbia con te almeno il passaporto.

La trama gira
intorno alla FastCo la società che produce olio per motori e fa da sponsor alla
squadra di corse con lo stesso nome, il cui pilota di punta, Lonnie Johnson (William
Smith) è un pioniere delle funny cars, il Michael Jordan di questo sport. Il
pilota veterano sa che il suo compagno di squadra, il giovane Billy (Nicholas
Campbell) è il prossimo astro nascente di questo sport, anche se il loschissimo
manager della squadra Phil Adamson (John Saxon quello de I 3 dell’Operazione Drago) è di un altro avviso.

“Ti devi fidare, io ho lavoraro insieme a Bruce Lee, ho esperienza di queste cose”.

Gli 89 minuti di “Veloci
di mestiere”, passano sì veloci, ma senza esaltare più di tanto, litigate tra
Lonnie e Billy, il pilota veterano che viene sostituito dall’ancora più losco
rivale Gary Black, proveniente dalla squadra avversaria ed ogni genere di
vigliaccheria utilizzata per rallentare e sabotare i ragazzi di FastCo,
trucchetti degni delle trame del Wrestling WWE, con lo stesso livello d’imprevedibilità.
“Veloci di
mestiere” è un orgoglioso B-Movie, persino il suo regista lo ha sempre definito
così, per altro, schifandolo molto meno dei Cronenberghiani che vorrebbero
lanciarlo nel pozzo più profondo e sigillarlo a colpi di dinamite. La messa in
scena non brilla per particolari guizzi, gli attori fanno tutti il loro dovere,
quello che salta agli occhi è la struttura estremamente schematica e
didascalica di una storia che schiera da una parte i buoni buonissimi di
FastCo, i cui colori di squadra arrivano dalla bandiera americana (ma non siamo
in Canada?) contro i cattivi cattivissimi della squadra avversaria, la Blacksmith
che, tanto per essere sicuri che vengano subito percepiti come i cattivi, sono
vestiti di nero.
Nel finale
abbiamo fuoco, fiamme, un biplano in fuga sulla pista e una corsa tra auto
risolutiva, se devo dirvi che sono le parti migliori del film mentirei,
ricordatevi cosa dicevo: il Cronenberg che ho visto meno volte in vita mia.


“Ci dica, com’è lavorare in un film di Cronenberg?” , “Bah, mi aspettavo un po’ più di sangue”.

La passione per i
motori di Cronenberg non gli ha portato grande fortuna, questo “Fast Company” a
livello di riuscita finale, si avvicina molto a “The Italian Machine”, un piccolo film per la tv scritto e diretto da Davide Birra nel 1976, visto anche quello per ragioni di mia personale Cronenberghite.
“Macchina Italiana” come (non) è uscito qui da noi in uno strambo Paese a forma di macchina, ehm! di Scarpa, parte come un heist movie, poi svolta in commedia, finisce velocemente e non fa ridere nemmeno per sbaglio, parla di un gruppo di ragazzi, intenzionati ad infilarsi in casa di un riccone, che nel soggiorno tiene una Ducati 900 Desmo Super Sport come oggetto d’arredo. I ladri improvvisati sono appassionati di motori, intenzionati a liberare quell’opera d’arte sì, ma per utilizzarla per il motivo per cui è stata progettate e costruita, ovvero: correre libera sulle strade.
Il soggetto non
sarebbe nemmeno male, peccato che poi l’umorismo finisca per fossilizzarsi sull’inquilino
del riccone, caratterizzato come il cliché dell’omosessuale che, come detto, non
strappa mai una risata. “Veloci di mestiere” e “Macchina Italiana” condividono
la passione per i motori e lo stesso destino, arrivi a fine visione pensando:
“Ok… E quindi?”


Una scena del film “The Italian Machine” (1979), esiste davvero vi giuro!

Arrivati ai
titoli di coda di “Veloci di mestiere”, sembra di aver appena terminato uno strano episodio di “Hazzard”
ambientato in Canada, dalla messa in scena piuttosto standard e non aiuta
nemmeno il fatto che il tema musicale, che parte bello trionfante in due o tre
occasioni, nelle prime note somigli sinistramente a “Rotta x casa di Dio”
degli 883 (storia ahimè vera). Ok che Max Pezzali è notoriamente
appassionato di motori, ma dubito conoscesse questo film.

Questa è la ballata di Bo e Luke, due ragazzi che hanno una marcia in più…

Inoltre, “Fast
Company” è stato l’ultimo film di Claudia Jennings (vista in “I gladiatori
dell’anno 3000” ideale seguito con motociclette di Anno 2000 la corsa della morte), deceduta in un incidente
automobilistico, pochi mesi dopo le riprese di questo titolo. Se fossi un
complottista appassionato di Templari, adesso dovrei citarvi l’unico film su automobilisti di Cronenberg davvero riuscito, ovvero “Crash” (1996), ma lasciamo
perdere che mi sembra di cattivo gusto.
Ma se il film per
la televisione (quello sì) può essere tranquillamente etichettato come uno dei
primi esperimenti registici di Cronenberg e consigliato solo ai completisti del
regista Canadese, “Fast Company” merita almeno un’analisi un po’ più
approfondita. Mi rendo conto che se lo avessi visto alla sua uscita (anche se
uscì in tipo tre cinema Canadesi per poi sparire fino alla riscoperta in DVD)
sarei rimasto stordito, ma valutare le filmografie ad anni di distanza ha dei
vantaggi. In fondo, è proprio Cronenberg con il suo cinema ad insegnarci che le
anomalie, i corpi estranei, sono da tenere da conto, come segnali, sintomi di
una malattia più grande… E poi, se non diamo un minimo di credito a
David Birra a chi dobbiamo darlo? Ero già stato troppo politicamente corretto,
ora mi sento meglio.
Ho letto in giro
analisi per cui la malattia, tema caro a Cronenberg, sarebbe presente in questo
film sotto le mentite spoglie dell’avidità che pervade il mondo delle corse e
quindi la nostra società, rappresentata dal riporto di John Saxon, ma detta
fuori dai denti: mi sembra una tipo di lettura forzata dal nome del regista.


“Capo Oro, qui Capo Rosso, Dirigiamo verso il canale bersaglio” (Cit.)

Quello che è
chiaro, invece, è l’ossessione per i motori. Cronenberg si prende il tempo
necessario per mostrarci la vestizione dei piloti e un’intera gara dall’interno
di uno dei Dragster, con tanto di cronometro bello in vista per mostrarci che
la preparazione è lunga e meticolosa, ma la gara in sé, viste le velocità
raggiunte, è brevissima.


I piloti che si
chiudono dentro queste bare volanti sembrano quasi corpi divorati da mostri
meccanici, quindi anche se stiracchiata, s’intravede la solita ossessione per
il corpo/macchina di Cronenberg e piano piano germinano i semi che fioriranno
nel già citato “Crash”, ma anche l’ossessione dell’uomo per spostarsi da un
punto all’altro in tempi brevissimi che raggiungere il suo apice ne “La Mosca”
(1986), a questo punto, dovrebbe essere chiaro che i primi film di
Cronenberg, sono una lunga rincorsa verso quel capolavoro.
Voi direte: “Niente sesso in un film di Cronenberg?”. Quasi, o per le meno, ben poca roba,
alla fredda lamiera delle auto Cronenberg spesso alterna con regia e montaggio
qualche fugace inquadratura sulle belle figliole che bazzicano il mondo della
corse, ma non è davvero molto, se non una scena forse, che sa tanto di zampata
dell’autore.


Hey! Io starei facendo un discorso sul film, cosa state guardando?

In strada per
raggiungere il prossimo circuito di corsa, i ragazzi di FastCo, danno uno
strappo a due autostoppiste, bisogna dirlo, aiuta il fatto che abbiano le gambe
lunghe e gli shorts corti, il tutto è abbastanza prevedibile, anche il fatto
che Billy, nel retro della roulotte dei piloti, si “intrattenga” con le due
ragazze. Non che si veda davvero niente, potrebbe essere la scena di sesso più
casta mai (non) mostrata da Cronenberg e la zampata promessa?
Facile: Lonnie
prende una confezione di olio per motori FastCo e lo versa sul seno di una
delle due ragazze irridendo la società che li finanzia. Sesso, corpi e
macchina, anche se in piccolissima parte, la continuità tematica dell’ossessivo
David Cronenberg s’intrufola, d’altra parte, fatevi una domanda: come si
lubrifica la nuova carne? (Ciao Pike).


“Tranquilla piccola, è di motori, non di palma”.

Tra sette giorni,
sempre qui, con un nuovo capitolo, in cui carne mutata, malattie e sangue
verranno via un tanto al chilo!
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Film del Giorno

    Yellowjackets – Stagione 1 (2021): le signore delle vespe (Buzz, Buzz, Buzz)

    Si lo so, esiste una differenza tra le vespe e le “giacche gialle”, ma questo è un blog di cinema, fumetti, serie tv e amenità varie, mica di etimologia, quindi [...]
    Vai al Migliore del Giorno
    Categorie
    Recensioni Film Horror I Classidy Monografie Recensioni di Serie Recensioni di Fumetti Recensioni di Libri
    Chi Scrive sulla Bara?
    @2024 La Bara Volante

    Creato con orrore 💀 da contentI Marketing