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Venerdì 13 Parte IV – Capitolo finale (1984): Alla faccia della parascevedecatriafobia

Avevo
già iniziato qualche tempo fa, ma mi
serve riprendere le redini e provare a rispondere all’immotivata scaramanzia,
di quando un Venerdì cade il tredicesimo giorno del mese, meno scongiuri e più
adolescenti macellati da ragazzoni con la maschera da Hockey, vediamo se riesco
trasformare questa pupazzata in una tradizione della Bara Volante, tanto i
Venerdì 13 sono tanti e non solo nel calendario.

Il
quarto capitolo della saga di Jason Voorhees nasce con l’intento di chiudere il
cerchio, un lavoretto con pochi soldi, ma fatto da gente capace, per uscire di scena a
testa (mozzata) alta, gli intenti sono chiari fin dal titolo, quando uscì in
patria il 13 Aprile del 1984 (Un Venerdì, ma questa era la parte facile) con il
titolo “Friday the 13th: The Final Chapter”, da noi, “Capitolo finale”,
talmente finale, che dopo questo sono arrivati altri sette film (contando anche
“Freddy vs. Jason”) con protagonista l’assassino di Crystal Lake.
Come
da tradizione, i primi quattro capitoli della saga sono incatenati uno
all’altro e, malgrado l’opposizione del regista Joseph Zito, anche questo
“Capitolo finale” inizia con immagini di repertorio del (massacro) dei tre film
precedenti, un po’ come accadeva con l’altra grande saga Slasher con assassino
silenzioso e mascherato, ovvero Halloween, il cui secondo capitolo proseguiva pochi minuti dopo la fine del precedente, ma con una sottile
differenza. Trama e vi dico quale.



Jason fai ciao ciao con la manina ai lettori della Bara Volan… Non così!!!

Polizia
e paramedici sono impegnati a ripulire il massacro fatto da Giasone nostro nel
finale del terzo capitolo Week-end di terrore. Tra i corpi rimasti a terra anche quello dell’assassino
mascherato, che viene trasportato nell’obitorio di Wessex Country dove,
ovviamente, ricomincia il suo lavoro, appena dopo la mezzanotte, quindi il suo
ritorno avviene Sabato 14 e il massacro nei giorni successivi, per
terminare Lunedì 16, giusto per ribadire quello che ho sempre pensato, ovvero che
un Lunedì qualunque, è sicuramente peggio di qualsiasi dei vostri Venerdì 13.

In
ospedale facciamo la conoscenza di un patologo sessuomane di nome Axel, impegnato
a cercare di orizzontalizzarsi un’infermiera carina, come nei peggiori cliché
sugli ospedali. Rimediato il due di picche dalla ragazza, il nostro si consola guardando in tv le curve di Darcy DeMoss (che comparirà nei panni di Nikki
in “Venerdì 13 parte VI – Jason vive”. Storia vera!), mentre Axel guarda la
ragazza fare aerobica a colpi di musica, Jason lo uccide utilizzando una sega…
Metafora? Lo lascio giudicare a voi.



Raffinate ed impercettibili metafore.

Nelle
vicinanze di Crystal Lake, vive la Sig.ra Jarvis (Joan Freeman), sua figlia
adolescente Trish (Kimberly Beck) e il piccolo di casa, fanatico di maschere
horror ed effetti speciali vecchia maniera, Tommy Jarvis, che altri non è che Corey
Feldman! Bimbo prodigio degli anni ’80 comparso in “Gremlins” e “Stand by Me –
Ricordo di un’estate” ma reso celeberrimo dal ruolo di Mouth ne I Goonies!

“Scorrazzando per la costa, sniffando un po’ di neve, sbronzandoci di birra e invece niente…” (Cit.)

Ma
non può esserci un Venerdì 13 senza un gruppo di adole(scemi) arrapati convinti
che Crystal Lake sia il posto piu’ figo per darsi alla pazza gioia nel weekend, giovanotti e giovanotte armati di ormoni e cannette, meglio noti con il
nome di: carne da macello!

Inutile
che vi dica com’è composta la squadra, tanto lo sapete: abbiamo la solita
verginella, il figo di turno (qui una specie di Kyle MacLachlan da discount),
il fattone e una gustosa variante, l’impacciato arrapato che qui è interpretato
da quel matto di Crispin Glover e su di lui tenetemi l’icona aperta che
ripasso!



“Crispin sei matto, ma io ti accetto così come sei”.

Diciamolo
subito: “Venerdì 13 Parte IV – Capitolo finale” è un bel passo in avanti
rispetto ai tre capitoli precedenti, dal punto di vista estetico è curato, ha una
fotografia non male e il regista Joseph Zito dimostra di avere le idee chiare,
mostrando ben poco Jason, che all’inizio del film recupera una
piccola parte del ritardo accumulato contro Michael Myers nella classifica
degli assassini mascherati paurosi.

Zito
ci mostra solo i piedi del killer mentre si avvicina alle sue vittime, oppure
una mano mentre li uccide, il che contribuisce a renderlo più misterioso e
quindi più spaventoso. Ad esempio, quando l’autostoppista ciccia viene uccisa da
Jason, mentre è intenta a mangiare una banana (ehm… Metafora? Anche qui, lo
lascio giudicare a voi) del vecchio Voorhees vediamo solo questo, mani e piedi.
Pare che Zito si sia opposto a girare una scena voluta dai produttori, in cui
Jason avrebbe dovuto spogliare una delle ragazze prima di ucciderla, secondo il
regista, Giasone in versione maniaco sessuale, avrebbe reso troppo umano il
personaggio. Ma si tratta di una delle poche vittorie di Zito, che si è
ritrovato a lavorare su un set niente male.



Joseph Zito, detto anche “ZITTO!” come gli dicevano sempre i produttori sul set.

Dev’essere stata
un’esperienza traumatica per
Joseph Zito, che arrivava da un horror come “Rosemary’s
Killer (The Prowler, 1981), ma che dopo questo “Capitolo finale” ha chiuso con
gli assassini e si è dedicato solo a film con Chuck Norris (Missing in Action
e Invasion U.S.A.) e ad un mio piccolo cult personale, ovvero “Red Scorpion”
con Dolph Lundgren, lo avremmo visto in dodici, non vi preoccupate se non lo
conoscete.

Il
film poteva vantare un budget così basso che sul set i ragazzi hanno dovuto
realizzare da soli i loro stunt, compresi quelli pericolosi tipo capocciate
contro il muro e salti dalle finestre, il primo motivo di attriti tra Joseph
Zito e Ted White, Stuntment che qui interpreta Jason, è stato quando il regista
ha lasciato Judie Aronson che nel film interpreta Samantha (con l’H), a gelare
mezza nuda (ma facciamo anche tutta) su una zattera in mezzo al lago in pieno
inverno, aspettando il ciak di Zito (storia vera).



“Tranquilla ti aiuto io cara ragazza” (Jason presidente del sindacato comparse negli Horror).

Ted
White questo film nemmeno lo voleva fare, in carriera ha utilizzato il suo
corpaccione di 1.93 come controfigura per John Wayne, Clark Gable e Lee Marvin,
a quasi sessant’anni (allora) sul set era quello con più esperienza, ma se Zito
non gli era simpatico per il modo in cui trattava gli attori, c’era uno che gli
stava sui coglioni ancora più del regista, quella peste di Corey Feldman.

Si
dice che Ted White per calarsi nella parte, rifiutò di parlare con il resto
degli attori sul set (storia vera), ma secondo me era solo per evitare il
dodicenne che, parliamoci chiaro, era già sul viziatello andante e spaccava le
palle a tutti sul set con le sue pretese da divo in erba.
Zito
doveva fare i salti mortali per girare le scene in cui il dodicenne deve
interagire con ragazze ben poco vestite (questo spiega perché Mouth era il più
arrapato di tutti I Goonies), nel suo
piccolo White trovò il modo di prendersi una piccola rivincita, nella scena in
cui Jason afferra il ragazzino dalla finestra, infatti l’urlo di terrore di Feldman
che si sente è autentico, perché White vecchia volpe, lo ha afferrato
alle spalle prima del previsto proprio per fargli riempire le mutande, così
impari tiè!



Dopo questa ci vorrà la controfigura per le mutande di Feldman.

Malgrado
il fatto che il film proprio non lo volesse fare, ancora oggi Ted White viene
ricordato come uno dei migliori “ripieni” di Jason di sempre, una volta
terminato il film, volò (o forse sarebbe meglio dire scappò) sul set di Starman, voluto da John Carpenter che si
era già avvalso del suo talento di stuntman in 1997 Fuga da New York. Giovanni per liberarsi di alcuni giornalisti
venuti ad intervistare Jeff Bridges, disse, “Toh! C’è qua il vecchio Ted,
chiedetegli un po’ dell’ultimo film che ha girato”, risultato: uscì un articolo
con parlava di “Venerdì 13 Parte IV – Capitolo finale”, il giorno dopo
Carpenter si ritrovò il set invaso di fan della saga (immagino tutti con
maschera da Hockey) venuti a vedere il nuovo Jason, poi chiedetevi perché recentemente
il Maestro ha dichiarato di schifareVenerdì 13!

Ah!
Crispin! Già, perché a tutto questo aggiungete che sul set c’era anche quel
pazzarello di Crispino, di sicuro vi ricorderete di lui per il suo George “Hey
tu porco levale le mani di dosso” McFly in Ritorno al futuro (solo il primo, nel secondo
era già stato sostituito per eccesso di manifesta follia), Glover ha sempre
avuto fama di essere un eccentrico, per usare un largo giro di parole, nella
scena di ballo, pensa bene di iniziare a dimenarsi come se gli avessero
infilato una tarantola nelle mutande, ma anche di far interrompere le riprese
del film e costringere cast e tecnici a recuperare il suo sottomarino giallo
giocattolo, finito sul fondo del lago (storia vera), tra il sottomarino di
Crispino e le urla prepuberali di Corey Feldman, ditemi poi che non ha ragione Jason
Voorhees e il suo machete!



We all live in a yellow submarine…

Certo,
il film è sempre la stessa solfa, ma malgrado il cast fuori controllo, è comunque mezza spanna sopra i primi tre capitoli della saga, anche grazie
agli effetti speciali curati dalla leggenda Tom Savini, tornato a lavorare a “Venerdì
13” (si dice), solo per avere l’occasione di poter uccidere Jason, il personaggio
che aveva contribuito a creare.

Il
lavoro di Savini si vede: cavatappi mortali, gente defenestrata, cavicchi
puntuti (cit.) negli occhi, per non parlare della cameretta del piccolo Tommy,
piena di maschere, miniature di mostri ed effetti speciali, tutti realizzati da
Savini e messi lì proprio per onorare il suo talento.



Si vede la mano di Tom Savini, avete capito? La mano, ok la smetto…

Per
certi versi, anche il finale è un omaggio agli effetti speciali, perché Tommy,
decide di tagliarsi (malamente) i capelli, in modo da assomigliare al piccolo
Jason, visto in un ritratto su un vecchio articolo di giornale, il trucco può
sembrare scemo (ed in effetti non brilla proprio per intelligenza, un cristone
di due metri ti vuole uccidere e tu prendi tempo per rasarti la testa, vabbè),
però è efficace e somiglia anche al travestimento da mamma Pamela Voorhees con
cui Jason si era già fatto fregare nel finale del secondo capitolo L’assassino ti siede accanto, poi
dicono che nella vita la famiglia è tutto, chiedetelo a Jason!

Il
finale originale prevedeva il risveglio di Trish in ospedale dopo il massacro,
ma venne considerato troppo simile all’ultima scena del primo film e ben poco
adatta ad un “Capitolo finale” per il personaggio, quindi optarono per Tommy
che massacra Jason a colpi di machete, candidandosi (anche per via della sua
nuova “capigliatura”) ad ideale sostituto dell’assassino di Crystal Lake, cosa
che in parte accadrà nel film successivo.



Beh se va male puoi sempre interpretare Gollum.

Sì,
perché forte di 32 milioni di ex presidenti stampati su carta verde, portati a
casa al botteghino, quello che doveva essere il “Capitolo finale” è diventato
solo uno dei tanti capitoli di una lunga saga, però, a suo modo, questo “Venerdì
13 Parte IV” ha davvero concluso un’era per Jason Voorhees, di fatto è stato l’ultimo
film ad iniziare dove terminava quello precedente, ma anche l’ultimo con l’originale
Jason ancora vivo e vegeto, pur essendo un filmetto, resta anche
uno di quelli esteticamente migliori, ma soprattutto l’ultimo privo di intenti
comici e trovate al limite (e a volte oltre) il trash, ma per questo ne
parliamo il prossimo Venerdì 13, anzi, fatemi andare a vedere quando arriva sul
calendario.

Per altro ho scoperto che esiste la parascevedecatriafobia, ovvero la paura immotivata del giorno Venerdì 13, ma non facevano prima a chiamarla Jasonfobia? Beh insomma, buon Venerdì 13 a tutti, tenete duro, Sabato 14 sta arrivando!

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