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Venus (2022): come si dice non ho tempo di sanguinare in spagnolo?

Sappiate che in circolazione si trova uno degli horror più esaltanti e grondanti sangue dell’anno, per evitare di farvelo perdere, oggi dobbiamo per forza parlare di “Venus”, l’ultima fatica di Jaume Balagueró, ma con un fondamentale contributo che richiede una precisazione.

“Venus” è il secondo horror della “The Fear Collection” un progetto internazionale che vede coinvolta la Sony, Amazon Prime Video e la Pokeepsie Films, con a capo dell’operazione quel genietto di Álex de la Iglesias, regista che in patria è un Mammasantissima, ma fuori dai confini spagnoli (qui da noi figuriamoci) non viene citato quasi mai. Il primo esperimento della “The Fear Collection” è stato il suo dimenticabile Veneciafrenía, per fortuna non importa come inizi, ma come vai avanti e con Balagueró alla regia, il secondo titolo di questa iniziativa è decisamente tutta un’altra musica, techno nello specifico, ma andiamo per gradi.

Avete presente Predator? Certo, che domande. Un film che inizia con un velocissimo prologo spaziale e poi diventa un cazzuto film di guerra, talmente riuscito da farti dimenticare per un po’ l’elemento fantastico, almeno fino a quando non rientra in scena prepotentemente. Per “Venus” stessa cosa, pianeti in movimento, una profezia legata ad un’incoronazione e un nome evocato, che fa subito Lovecraft, anche perché Balagueró si è ispirato a “I sogni nella casa stregata” di H.P. Lovecraft, di cui fa un adattamento tutto suo, che si discosta dal materiale originale rispettandolo, anche più di quanto aveva già fatto Stuart Gordon.

«La inquadriamo così è poi, secchiate di sangue, a litri!»

Dopodiché PUFF! Anzi… TUNZ TUNZ TUNZ! Perché Jaume Balagueró ci porta nella discoteca dove lavora Lucìa, interpretata da Ester Expósito che ve lo dico subito è la più azzeccata ed incredibilmente bella “Final girl” che vi capiterà di vedere in un horror contemporaneo, se avete già visto Terrifier 2. Davvero splendida, buca lo schermo e non solo perché è una meraviglia, ma proprio per il modo in cui si prende la scena.

Lucìa, cubista e spogliarellista ha fatto il colpo, ha rubato un fottio di ecstasy ai criminali che gestiscono i locali dove lavora ed ora è in fuga, pronti via, si becca subito una coltellata alla coscia ma nemmeno questo la ferma. Ferita però, è costretta a chiedere aiuto alla sorella maggiore Rocio (Ángela Cremonte), senza perdete tempo Balagueró mette in chiaro che tra le due non corra proprio buon sangue per via di alcuni trascorsi, a stemperare un minimo le storie tese tra sorelle ci pensa Alba (Inés Fernández),
la figlia di Rocio contenta di vedere la zia, che si rattoppa le ferite e si rifugia in casa, latitante.

Balagueró ci porta subito in una zona da neo-noir? Da film di gangster? Con la protagonista in fuga da criminali. Ma lassù citavo il film di McTiernan, padre nobile di tutto quel cinema che inizia con un genere e poi cambia direzione di colpo, perché nel palazzo dove si è rifugiata Lucìa (il Venus a Madrid, così abbiamo anche spiegato una fetta del titolo), ci sono quelle simpatiche anziane signore, un po’ strambe eh? Però tutto sommato innocue… forse.

«Vieni a prendere il tè con i biscottini con noi»

Qui il passo cambia, Balagueró tiene alta la tensione giocandosi parecchi incubi a base di scarafaggi della protagonista, ma anche costruendo il rapporto con la nipotina Alba, infatti ad un certo punto il regista si gioca anche la carta di far ballare loro “Musica leggerissima” di Colapesce e Dimartino e questo per quanto mi riguarda, mette in chiaro il fatto che stiamo guardando un film dell’orrore. In compenso, per restare in zona canzoni italiane sulla scena finale, con un ottimo utilizzo di musica fuori contesto, sentiamo “Nessuno” di Mina.

Ho trovato ironico il fatto che Jaume Balagueró abbia diretto un film tutto ambientato in un palazzo, con alcune anziane signore come sinistre presenze, un po’ come se avesse visto La abuela – The Grandmother, del suo ex socio ai tempi della saga di “Rec” ovvero Paco Plaza e abbia pensato: «Ah sì? Anche io. Però di più!»

Ester Expósito ha vinto tutto, fine del commento molto tecnico, ma andava detto.

Quello che ho trovato molto divertente sono i segni di continuità con la filmografia di Balagueró che anche qui trova il modo di mettere delle scimmie (in televisione) e una “Final girl” in canottiera come l’ultimo Rec, ma più in generale sembra ripercorrere territori conosciuti del suo cinema. Abbiamo di nuovo le atmosfere claustrofobice del palazzo di “Rec”, ma anche qualcosa dei film di rapina, come nel suo “Way Down” (2021), ma è il quantitativo di sangue che spiazza. Non credo che Jaume Balagueró ne abbia mai versato così tanto in un suo film, qui forse vale l’influenza del produttore Álex de la Iglesia, uno che quando bisogna alzare il volume della radio e il tasso di emoglobina (e follia) non si tira mai indietro. Sta di fatto che “Venus” anche per questo mi ha stupito, se non fosse per un altro titolo che sbarcherà (occhiolino-occhiolino) su questa Bara a stretto giro, potrebbe essere il miglior Horror secondo l’AVIS, di questo inizio del 2023.

Lo scimmiologo in me apprezza.

“Venus” riesce a gestire il cambio di passo e la mescolanza tra generi cinematografici diversi alla grande, tanto quanto Ester Expósito riesce a risultare perfetta e magnetica in tutti i registri richiesti da questa storia, che passa dal movimentato all’intimo, e poi decisamente all’apocalittico, con il suo personaggio che copre un arco narrativo che la vede passare da sorta
di moderna Barbara Bouchet danzerina e poco vestito stile Milano calibro 9 a Dèa vendicatrice senza colpo ferite, al massimo ferendo parecchi dei suoi aggressori.

In un passaggio assolutamente non credibile (né medical mente accurato) Ester Expósito ripercorre le tappe della protagonista di Revenge, in un modo che Jaume Balagueró riesce a rendere così tamarro ed esaltante da farti pensare: ma chissenefrega, che figata! Mettendo nel calderone di tutto, criminali buzzurri spagnoli, una “Final girl” tostissima, doppiette, sangue senza tirar via la mano, tentacoli e un ultimo atto finale che è un continuo crescendo, lo guardavo pensando: non so cosa abbia preso Balagueró, ma lo voglio anche io.

Prendo quello che ha preso anche lei, grazie!

Un modo giocoso, gustosamente horror, di togliersi di dosso ogni freno inibitore e forse sarò io che vedo del torbido dove non ci sta, ma considerando che il “Rec” più movimentato, spudoratamente action e splatter di tutti era il terzo, quello diretto di nuovo, non a caso dal solo Paco Plaza, anche qui sembra che Jaume Balagueró abbia voluto dirgli: «Ah sì? Anche io. Però di più!», oppure semplicemente gli fa molto bene avere Álex de la Iglesia come produttore, non lo so, so che “Venus” è uno dei titoli più fighi e divertenti tra quelli che ho avuto la fortuna di vedere di recente.

Per ora è ancora un film che aleggia ma fuori dalla Spagna (dove invece è pubblicizzatissimo, almeno da quanto mi dicono i miei contatti laggiù) non è molto semplice da reperire, però essendoci Amazon Prime Video di mezzo, si spera che sbarchi anche qui da noi, almeno sulla nota piattaforma, ma nel frattempo Balagueró ci ricorda che l’horror spagnolo è vivo e lotta con
noi. Mi auguro di ritrovarlo presto, così scatenato e con la voglia di imbrattare tutto di sangue, poi direi… no tengo tiempo parar… no niente, il mio spagnolo è arrugginito!

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  1. Se la parola magica è Jaume Balaguerò, allora è un film da recuperare assolutamente 🙂

    • Lo trovi comodo su Rai Play 😉 Cheers

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