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WandaVision (2021): vita da strega (ai tempi dell’universo Marvel)

Ve la ricordate la Marvel? Quella che interrompendo
un’abitudine iniziata più o meno nel 2008,
nel corso del 2020 non è uscita con nessun film in sala, per la gioia di
Scorsese e di qualche Nolaniano ancora impegnato a risolvere il rebus dei battelli? Mi riferisco a quella Marvel
che non è cinema, quella dei parchi a tema? Avete presente no?

Pensate, alla fine si è scoperto che la Marvel aveva un
piano a lungo termine per i suoi personaggi (in fondo lo ha iniziato proprio
nel 2008), che prevedeva un utilizzo massiccio della tecnologia a disposizione,
se l’adorabile pandemia in corso che ci sta regalando così tante gioie (…si fa
per dire), ci ha abituati a vedere le nuove uscite sulla televisione di casa,
piuttosto che sullo schermo gigante di quei cinema la cui riapertura, sembra
ancora un argomento tabù, in questo senso la piattaforma Disney+ è stata una
risorsa, anche un arma a doppio taglio se vogliamo, Mulan è stato un esperimento ben poco riuscito ma redditizio (ben
più di Tenet, anche se i due film
sono costati la stessa spropositata cifra), ma Soul ad esempio è diventato di colpo il film preferito di quasi
tutti, proprio perché era a portata di click su Disney+, anche se a farne le
spese è stato l’altrettanto valido Onward.

La miglior serie in circolazione e sembra tanto “Casa Wianello”.

Insomma la programmazione sulle piattaforme streaming fa
parte della nuova quotidianità ridefinita dal virus, rimodellata come ha fatto Wanda con la
realtà in questa serie. Stan Lee sosteneva che la Marvel Comics era il mondo
che vedevi guardando fuori dalla finestra, quindi è incredibilmente sensato il
fatto che la nuova serie della Marvel “WandaVision”, sia uno spaccato di
vita da piccolo schermo, perché questa miniserie curata da Jac Schaeffer per
Disney+, non è solo il gustoso anticipo della Fase 4 dell’MCU, ma anche una
delle operazioni più brillanti, intelligenti e curate viste di recente sui nostri
teleschermi. Insomma, mentre qualcuno pontifica sui parchi a tema e altri
restano aggrappati con le unghie e con i denti a vecchi modelli, quegli scemoni
della Marvel hanno mandato a segno un altro successo, che fessi eh?

“WandaVision” si carica sulle spalle il compito di
riportarci nell’universo Marvel dopo gli eventi di Endgame e Spider-Man – Far from home, ma questa volta l’attenzione è tutta su sulla coppia più
bizzarra dell’universo Marvel: la strega Sokoviana Wanda Maximoff (Elizabeth
Olsen sugli scudi!) e il suo bizzarro marito, il Sintezoide con corpo di
Vibranio di nome Visione (Paul Bettany), che incuranti del fatto che il secondo
sia stato ucciso da Thanos, vivono la loro vita di coppia nella ridente Westview,
tipica cittadina americana di provincia negli anni ’60. No aspetta? Come anni
’60?!

Solo a me sembra quasi di guardare le foto del matrimonio dei propri genitori? Ho letto troppi fumetti vero?

Da vecchio nerd speravo un pochino che “WandaVision” fosse
ispirata almeno in parte al bellissimo ciclo di storie di Visione, Un po’ peggio di un uomo e Un po’ meglio di una bestia di Tom King,
delusione che ho superato molto in fretta, perché la Marvel ha questa capacità
di saper davvero adattare i suoi personaggi a formati diversi dalle pagine dei
fumetti in cui sono nati. Inoltre la miniserie curata da Jac Schaeffer gioca a
carte scoperte fin dal titolo, in “WandaVision” le visioni sono quelle della
bella strega, quasi assoluta protagonista di questi nove episodi che risultano
non solo molto avvincenti, ma un utilizzo davvero brillante del formato del
piccolo schermo.

Nella serie “WandaVision”, qualcuno sta guardando la serie “WandaVision” (state pensando quadrimensionalmente?)

“WandaVision” è una miniserie che potremmo definire
d’avanguardia, i primi episodi che sfruttavano il vecchio formato 4:3 e il
bianco e nero, sono stati quasi una provocazione per il pubblico, qualcuno ha
davvero creduto che una serie del 2021 sarebbe stata interamente realizzata
come i vecchi episodi di “Vita da strega” (1964) o “Strega per amore” (1965), con
tanto di risate registrare e situazioni ben più che naif che hanno spiazzato
una fetta di pubblico. Con il corso degli episodi alcuni elementi di modernità
hanno saputo rendere l’atmosfera un pochino più sinistra, qualcuno ha scomodato
addirittura David Lynch, ma mi sento più a mio agio a citare il sottovalutato “Pleasantville”
(1998).

Vita da strega Sokoviana per amore (di un sintezoide)

Come ha fatto la potente strega dei Vendicatori, a
trasformare Westview in una “bolla” (altra parola molto in voga in questi mesi
di pandemia) dove tutti vivono come in una sit-com anni ’60? Ad indagare fuori
dalla bolla di Westview sono gli agenti dello S.W.O.R.D. la divisione spaziale
dello S.H.I.E.L.D. che dopo anni di film Marvel (e comparsate di Sam Jackson)
conosciamo così bene. Quindi “WandaVision” lavora su due fronti, pian piano
porta avanti il mistero di Wanda, mentre dall’altra introduce nuovi personaggi
come Monica Rambeau (Teyonah Parris), i due gemelli, oppure regala nuova vita ad altri nomi,
vogliamo dire che la Darcy Lewis di Kat Dennings è molto più utile, simpatica
(e anche sexy) qui che in tutto il dimenticabile “Thor: The Dark World” (2013)?
Non credo che si offenderà nessuno no?

Non tutti i secchioni esperti di computer sono proprio così, ve lo dico per correttezza.

“WandaVision” fa un lavoro incredibilmente brillante nello
sfruttare il formato televisivo, anche quello piegato alla volontà dei poteri
semi divini di Wanda. Seguire questa serie di settimana in settimana è stata
molto divertente, anche per il senso di aggregazione che ha saputo creare
attorno al suo mistero, se una volta gli spettatori si chiedevano chi aveva
sparato a JR in “Dallas”, oggi le domande sono tutte riguardo a quali
personaggi Marvel famosi compariranno, oppure su quale vecchia sit-com sarà
basato il nuovo episodi, ad esempio anche io che sono una pippa a fare
previsione, avevo azzeccato che per la puntata in stile anni ’80, il modello
sarebbe stato “Genitori in blue jeans”, a partire dalla sigla con le foto dei
personaggi rappresentati a diverse età.

Genitori supereroi in blue jeans.

Forti del successo di The Mandalorian (quanto bene ha fatto
quella serie?), Disney+ ha deciso di portare avanti questa tradizione di
presentare i suoi titoli di punta, un episodio a settimana, quasi una risposta
alle abbuffate di intere stagioni proposte da Netflix, ma quello che rende
“WandaVision” davvero particolare è la capacità con cui ancora una volta alla
Marvel, hanno dimostrato di aver davvero capito i loro personaggi e di saperli
presentare ad un pubblico molto più vasto di quelli di noi vecchi Nerd lettori
di fumetti, mantenendo intatte le caratteristiche principali dei personaggi ma
sfruttando anche al meglio il formato.

Foto a caso di Elizabeth Olsen per migliorare l’estetica del blog.

Questa miniserie è un gioco meta-narrativo che per nove episodi
tiene sull’attenti il pubblico, perché di fatto “WandaVision” è la serie che come pubblico
abbiamo seguito di puntata in puntata su Disney+, ma è anche la sit-com diretta dalla stessa Wanda, che con i suoi poteri obbliga tutti gli abitanti di Westview a
ricoprire un ruolo, come una regista dispotica e in quanto tale, si occupa
anche di montaggio. Quello che resta fuori dall’inquadratura
è solo perché Wanda non vuole farcelo vedere, ditemi se questo non è un modo
brillante per utilizzare al meglio sia il formato televisivo, che per spiegare al grande
pubblico quanto possano essere quasi all’limite dell’onnipotenza i poteri della
bella strega.

Un’altra foto a caso di Elizabeth Olsen, perché ci ho preso gusto.

Di fatto “WandaVision” è una serie tv moderna, che omaggia
il formato di quelli che un tempo chiamavamo telefilm, ma allo stesso tempo mette
in chiaro un punto che ai vecchi Nerd come me era noto, ma forse ora potrà
essere lampante anche a chiunque altro, un buon modo per mettere una parola forse definitiva sulla famigerata questione del “non è Cinema” Scorsesiano.

I fumetti sono un’arte sequenziale, fin dalle strisce a
fumetti di Yellow Kid il gioco non è mai stato di “venderti” la storia che hai
per le mani, quella l’hai già comprata, il gioco è venderti il prossimo numero,
il prossimo fumetto con una nuova storia. In questo senso i fumetti di super
eroi sono la tipologia di storie più autoreferenziali in circolazione, quasi un
ecosistema chiuso su cui puoi salire a bordo come nuovo lettore in qualunque
momento, a patto di mettere in conto che nei primi numeri, non capirai una
mazza di niente, colpito in faccia da trenta, quaranta o cinquant’anni di
storia passate. Dal 2008 la Marvel ha riprodotto questa formula al cinema,
quindi l’unico difetto vero di “WandaVision” che posso vedere, resta il fatto
che sia una miniserie quasi impossibile da vedere (ad esclusione dei primi
episodi retrò), se non si hanno bene in testa gli eventi degli ultimi film
Marvel, in tal senso quindi è esattamente identico a qualunque fumetto di super
eroi, però trasportato sul piccolo schermo.

Anche a Westview hanno conosciuto la Fase Uno a giudicare dal pigiamone.

La natura seriale delle storie di super eroi e dei film
della Marvel, ben si adatta al formato televisivo (infatti Disney+ ha già
annunciato una pletora di serie dedicate ad altrettanti personaggi, posso
dirvelo? Non vedo l’ora!), il fatto che ormai l’MCU possa contare sul prezioso
supporto di una piattaforma come Disney+, potrebbe aprire la strada ad un
futuro in cui, sul piccolo schermo verranno sbrigate trame e sotto trame, magari
continuando a sperimentare un po’, mentre sul grande schermo dei cinema (quando
potremmo tornarci) vedremmo i titoli più grossi. Mi sembra una strada possibile
visto che “WandaVision” fa da testa di ponte per la Fase Quattro dell’MCU. Da qui in poi SPOILER come se piovesse, vi
avviso.

Questa porzione del post con anticipazioni è offerta dai tostapane Stark!

Anticipato dagli uomini-pareggio
e da Spider-Man – un nuovo universo,
il multiverso sarà un’ottima soluzione per far tornare attori in piccoli ruoli,
provocando l’esaltazione dei fan, ma sarà anche un ottimo modo per sostituire
attori e personaggi (io un Iron Man 2.0 me lo aspetto). Ecco perché se Darcy
Lewis qui funziona meglio che nel film dove aveva esordito, la Marvel ha avuto
l’occasione per correggere qualche baco, in “WandaVision” per un po’ sembra avvenire anche il cambio in stile cestistico nel ruolo di Pietro Maximoff, rispetto ad uno
svogliato Aaron Taylor-Johnson, molto
meglio il ben più scatenato Peter Evans
no? Anche se poi si è rivelato tutta una “trollata” (come dicono i giovani) la seconda dopo Mysterio.

“Ammettilo, tigrotto, hai appena fatto centro” (cit.)

Le citazioni fumettistiche poi si sprecano, il personaggio
di Agatha Harkness è una super cattiva di tutto rispetto che introduce alla
perfezione il tema magico nella miniserie, ma “WandaVision” trova anche il modo
di far tornare in vita Visione (anche se si tratta di un androide, ci siamo
capiti no? Dai Asimov lo abbiamo letto tutti), il nuovo corpo del Sintezoide
arriva direttamente dal ciclo di storie “Alla ricerca di Visione” dell’era del
grande John Byrne. Insomma per nove settimane anche noi lettori ci siamo
divertiti molto a scovare piccole e grandi citazioni, da Photon all’agente Jimmy
Woo, fino alla stessa S.W.O.R.D. che con la sua natura spaziale, potrebbe
essere il miglior gancio possibile per portare nell’universo Marvel un celebre
quartetto di esploratori del cosmo, che sarebbe ora di vedere in un bel film a
loro dedicato.

La prova che le eroine di colore esistevano nei fumetti Marvel da tempi non sospetti.

Per essere una miniserie che comincia come una “Sit-com” e termina come un blockbuster (al livello degli altri film Marvel), “WandaVision” è la classica idea che sembra
semplice, dopo che qualcun altro ha già avuto, non tutti i personaggi Marvel
potrebbero prestarsi ad un’operazione del genere, ma la Marvel non poteva
esordire in modo migliore per il suo sbarco sulla piattaforma Disney+ e più in
generale, per conquistare il piccolo schermo.

Non disturbate, genio (del male) al lavoro.

Anche perché senza nulla togliere all’ottimo Paul Bettany,
l’uomo che ogni mattina si sveglia e nell’altra metà del letto trova Jennifer
Connelly e malgrado questo, nessuno sembra odiarlo (ci vuole stile, bravo
Paolo), il vero effetto speciale della serie è Elizabeth Olsen, una che fino a
questo momento nei film Marvel, aveva solo potuto esibirsi in sguardo sperso
nel vuoto e manine tese verso lo schermo verde, ma che in “WandaVision”, ha
potuto sfoggiare tutto il talento di cui è capace e che finora aveva mostrato solo lontana dal personaggio di Wanda.

Visione con i pantazampa e la giacca da Dirty Harry é super stiloso.

Elizabeth Olsen (e ci sono gli estremi per definirla la
Olsen giusta) in questa miniserie sfoggia tempi comici impeccabili, dramma,
sguardi scuri da super cattiva, il tutto senza sottovalutare una presenza
scenica notevole: bellissima in abiti anni ’50, stupenda in versione anni ’70 oppure sotto una criniera di capelli anni ’80. Nell’immancabile (anche qui) episodio
di Halloween poi, nel costume di Wanda (o da indovina Sokoviana) è una roba da
E.N.E. (Epistassi Nasale Esplosiva), questo sì che è un gran modo per rendere
omaggio al talento di un’attrice, ma anche di un personaggio che a mio modesto
avviso, oltre ad essere uno dei più potenti dell’universo Marvel (devo ricordarvi
il suo «Basta Mutanti»?) è anche uno dei più sexy. Il grande disegnatore George
Pérez, autore di un bellissimo ciclo di storie dei Vendicatori su testi di Kurt
Busiek, intervistato aveva detto che il suo personaggio preferito era proprio Wanda, motivazione? Perché era evidente che sotto il suo costume non potesse indossare biancheria
intima (storia vera).

George Pérez maestro di disegno, di camice sgargianti e di grandi lezioni di vita.

Quindi con la scelta di una Elizabeth Olsen così bella e
brava, alla Marvel sono riusciti ad onorare anche il “sesso a pile” del
personaggio, raggirando il perbenismo Disney, mica male per quegli scemoni
gestori di parchi a tema della Marvel no?

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