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Wanted vivo o morto (1987): I wanna rock and roll all night (and Rutger every day)

Attori biondi
degli anni ’60 e ’70? Voi direte, cavolo mica facile scegliere, il bacino da
cui pescare è grande, la butto lì: Steve McQueen va bene a tutti? Aggiudicato!

Proprio McQueen
era protagonista della serie tv western trasmessa dal 1958 al 1961 intitolata
“Ricercato vivo o morto”, il cui il magnifico interpretava il cacciatore di taglie Josh Randall. E’ molto
probabile che il mitico produttore Roger Corman quella serie se la ricordasse
bene, perché nel 1987, la sua casa di produzione la New World Pictures, diede
il via libera ad un seguito, più o meno (non) ufficiale, con lo stesso titolo
“Wanted: Dead or Alive”, che da noi diventa “Wanted vivo o morto” giusto per
mescolare parole inglesi e parole italiane a capocchia.



Han McQueen shot first.

Non avevo mai
avuto la possibilità di vedere questo film prima, ma da quando Lucius Etruscus
me ne ha parlato, ho iniziato a sbavare, infatti devo ringraziarlo perché grazie
ai suoi ordinati e infiniti archivi, ho potuto vederlo per la prima
volta, voi intanto potete sempre leggervi il suo pezzo sul Zinefilo.

Corman affida la
regia del film a Gary A. Sherman (quello di “Poltergeist III”), ormai è il 1987
e il produttore vuole sfruttare la moda dei ruvidi poliziotti che usano il
pugno duro contro il crimine, in puro stile Cobra
per capirci, però ci vuole un altro biondo per la parte del protagonista e
quindi: attori biondi degli anni ’80? Anche qui la lista dei nomi sarebbe
lunga, ma nessuno e dico nessuno, è mai stato più biondo di Rutger Hauer!



Cappotto fino
alle caviglie, fucile a pompa (ma con mirino laser che fa figo) e un Mullet
ossigenato che più anni ’80 di così ci sono solo gli scaldamuscoli e le repliche
della “Riptide” in tv. L’attore olandese qui interpreta Nick Randall, un ex
agente della CIA ora cacciatore di taglie, che fin dal cognome si candida a
diretto discendente del personaggio di McQueen nella serie tv, pensate le
riunioni di famiglia a Natale che spasso!

“Prima si spara poi si fanno le domande… La capitale della Norvegia?”.

Rutger Hauer qui
era ancora in quella porzione della sua carriera in cui era caldo come uno
stufa, arrivava direttamente da uno dei suoi ruoli migliori di sempre,
l’autostoppista John Ryder di The Hitcher – La lunga strada della paura e un attimo dopo si sarebbe perso nel mare
magnum della sua filmografia, talmente vasta e pazzesca che lo stesso Rutger
nelle varie interviste, dichiara che per ricordarsi i film fatti dopo il 1987
deve consultare internet (storia vera).

Qui ancora ci
crede tantissimo, infatti con il suo carisma si carica il film sulle spalle,
anche se in alcuni momenti non c’ha cazzi nemmeno di cambiarsi, infatti nella
scena al porto, indossa la maglietta dei Chicago Bears campioni del Super Bowl
1986, quando il suo ex collega della CIA gli chiede di prendere parte al
caso e lo porta sul posto dell’incidente per un sopralluogo è ancora vestito
uguale, sembra uno sceso in cortile a gettare il sacco della spazzatura nel
bidone, probabilmente era anche in ciabatte.
L’inizio è super
classico, per farci vedere quanto è duro Nick, lo vediamo subito alle prese con
un classico degli eroi d’azione: la rapina al mini market!



“Dimmi che ti ha mandato la mamma a prendere il latte, dai dimmelo”.

Rutger e il suo
Mullet fanno fuori i rapinatori in poco tempo, per altro devastando a colpi di
fucile il negozio gestito da dieci generazioni da una famiglia di Giapponesi
che forse preferivano essere “solo” rapinati, ma avere ancora un negozio
senza buchi. Il resto procede senza grosse sorprese, ovviamente Nick ha una
ragazza che forse questa è davvero quella giusta per sistemarsi e finirla con
questa vita, ma soprattutto ha quello che lui chiama “Il mio ufficio”, che
merita una piccola parentesi.

Di fatto, è un
enorme garage, con canestro da Basket appeso alla parete (fiiiiiigo!) e un
miliardo tra mitra, fucili e pistole appese alle pareti, talmente tante da fare
invidia a qualche piccolo gruppo armato sudamericano.



Conosco uno che amerebbe questo arredamento.

Insomma, l’inizio
è piuttosto standard e dopo mezz’ora di film, non è ancora davvero successo
quasi niente, ah ma non vi ho detto del caso! Perché la CIA ha bisogno del
micidiale cacciatore di taglie Nick Randall? Perché in città è arrivato il
terribile terrorista islamico Malak Al Rahim, interpretato da… Gene Simmons!

Sì, proprio lui,
il bassista e co-fondatore dei leggendari KISS, alla sua seconda esperienza da
cattivone in un film d’azione, il suo esordio era “Runaway” (1984), scritto e
diretto da Michael Crichton, con quel baffone di Tom Selleck, tanto per stare
in tema anni ’80.
Bisogna dire che
Simmons non manca di una certa ironia, perché qui fa il Mussulmano cattivo, quello uscito dagli incubi di Matteo Salvini, però lui in
realtà è di origini ebraiche tanto che è nato ad Israele, ma non vi
preoccupate, c’è in giro ancora gente che crede che i KISS siano un gruppo di
estrema destra per via del carattere della doppia “S” nel loro logo, che per
motivi puramente satirici ricorda le Schutz-Staffeln Naziste, ma si sa che la
satira è roba per pochi.



“Mi piace la musica forte, voglio sentirla ad alto volume, Non accetto compromessi!“.

L’attacco di Malak
Al Rahim è al cuore dell’America, anzi sembra una sfida aperta agli eroi
cinematografici degli anni ’80, infatti fa saltare per aria un cinema dove
stanno trasmettendo “Rambo” (altra frecciatina al Cobra di Stallone), ma non vi preoccupate… Ci pensa Rutger!

Gene Simmons che giova ricordarlo, nella prima bozza di “Commando”, avrebbe dovuto essere lui il protagonista (sapete poi come è andata a finire), ad
espressività non è proprio ben messo, ma poco importa, perché mette su la
faccia da cattivo e comunque funziona, anche se non vola sul pubblico sputando sangue
finto e non sguinzaglia nemmeno la sua leggendaria lingua, però si gioca la
carta del carisma e come cattivo fa la sua figura, d’altra parte oh! È lui che
fa la prima voce sulla note di “Charisma” dei Kiss, mica il suo compare Paul Stanley!



Talk to me, talk to me, all I want is a little conversation.

Nel finale il
film sale di colpi proprio perché si trasforma in un uno contro uno tra Rutger
Hauer e Gene Simmons che fanno a revolverate in una vecchia fabbrica, ma solo
dopo essersi inseguiti in uno scontro ino uno scontro tra camion e camioncino. Insomma: tutto quello che uno vorrebbe sempre vedere in un film così!

La messa in scena
è grezza, ma azzeccata, “Wanted vivo o morto” è sicuramente una pellicola
figlia del suo tempo e della moda dei giustizieri super armati dai modi
spicci, un genere che secondo me è sempre pronto a tornare di moda, se vi
capita di parlare di cronaca con le persone, spesso sento reazioni che a confronto
Nick Randall sembra un monaco benedettino!



“Ti devi stare fermo con quella lingua da Venom che ti ritrovi”.

Non vi racconto
il colpone di scena finale per non rovinarvi la sorpresa, ma il finale con
armonica è nerissimo e devo dirlo… Esplosivo! Insomma, se siete di bocca buona
vale la pena passare una serata a vedere questo film, anzi vi dirò di più!
I
wanna rock and roll all night, and Rutger every day!

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