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Wargames – Giochi di guerra (1983): volete giocare a guerra termonucleare globale?

Questa introduzione, andrebbe letta nella vostra testa, con una voce anche un po’ nasale tipo narratore e magari, una musichetta stile medioevale in sottofondo, una cosetta come questa, siete pronti? Ok cominciamo!

In un preciso momento, di quel periodo storico leggendario per le sue pettinature cotonate e i jeans a vita alta, gli anni ’80 inviarono il più improbabile degli araldi per insegnarci tre grandi lezioni di vita, questa è la prima: l’era dei Computer e la loro importanza. Benvenuti dame e cavalieri, al primo capitolo di quella che tutti ricordano come… La trilogia del Broderick!

Ho sempre trovato significativo il fatto che questo film ed io fossimo coetanei, “Wargames” per quelli che avevano l’età giusto per vederlo al cinema alla sua uscita, oppure per tutti quelli come me, che sono andati sotto bevendo dall’idrante grazie alle repliche televisive, è stato a lungo una sorta di Sacro Graal informatico. Tutti gli smanettoni informatici cresciuti prima dell’avvento del modem a 56k, si sono riconosciuti nelle avventure di un Matthew Broderick qui giovanissimo, al suo secondo film in carriera.

“Wargames” nasce da un’idea di Walter F. Parkes (futuro capo della Dreamworks) e Lawrence Lasker, la loro prima sceneggiatura datata 1979 si intitolava “The Genius” e trovava la sua ispirazione in un vecchio programma televisivo, in cui venivano intervistati alcuni scienziati, tra gli altri anche Stephen Hawking. La trama ruotava attorno ad un giovane ragazzino prodigio, unico al mondo in grado di comprendere gli studi lasciati da uno scienziato geniale ma in punto di morte. Fu grazie ad una consulenza richiesta a Peter Schwartz (allora impiegato allo Stanford Research Institute), che la trama del film cambiò direzione.

«Quei posti con nomi buffi tipo: Seattle» (cit.)

Parkes e Lasker fecero una scoperta che per noi oggi, potrebbe sembrare banale, ovvero che quegli enormi scatoloni con tastiera chiamati Personal Computer volendo, potevano anche collegarsi tra di loro. Ispirandosi alla gesta del vero Hacker David Scott Lewis, i due autori introdussero nella storia la tecnica che il film ha reso popolare, ovvero quella di chiamare in sequenza tutti i numeri telefonici di una data zona, un trucchetto che venne ribattezzato “Wardialing”, proprio in omaggio al film. Uno di quei casi di vita che ispira l’arte che ispira le salatissime bollette dell’allora SIP, che tanti hanno ricevuto a casa per colpa di questo film.

Il piano originale di Parkes e Lasker era quello di affidare il ruolo del geniale Dottor Stephen Falken, proprio a Stephen Hawking che però declinò l’offerta, perché non era sicuro che il tema della disabilità nel film sarebbe stato trattato a dovere (storia vera). Quindi con lo spirito di chi ama puntare in basso, perché non affidare questo scienziato pacifista al più pacifista di tutti, siccome il Mahatma Gandhi era già morto nel 1948, i morigerati Parkes e Lasker si dovettero accontentare dell’autore di, vabbè robetta, “Imagine”. Si perché John Lennon, da sempre appassionato di cinema (il suo film preferito? “El topo” di Jodorowsky) era anche interessato alla parte, almeno finché l’8 dicembre del 1980, su un marciapiede di New York non ha incontrato un fanatico del romanzo “Il giovane Holden”, che ha messo tragicamente fine alla sua vita.

«Spero che su questo set non ci siano fanatici di Salinger»

Il ruolo andò quindi all’Inglese John Wood, ma i cambi in corso non coinvolsero solamente gli attori, ma anche il regista del film. La prima scelta per dirigere “Wargames” ricadde su Martin Brest, che però voleva dare al film un tono molto più cupo (se fossi uno alla moda dovrei dire “Daaaaaaark”), in linea con l’atmosfera da guerra fredda che fa da sfondo al film, ma la produzione aveva altri piani e licenziò Brest a riprese già iniziate. Come buona uscita il regista, si portò via dal set alcuni dei computer e della strumentazione utilizzata per ricreare la sala del NORAD, la potete ritrovare nella stazione di polizia del suo film successivo, quello con cui si è ampiamente consolato del licenziamento, Beverly Hills Cop.

Il NORAD cinematografico, più bello e complesso di quello reale.

Ecco come John Badham si ritrovò questa patata bollente per le mani, il regista arrivava dall’enorme successo di “La febbre del sabato sera” (1977), da un altro film del 1983 a cui voglio un sacco di bene come “Tuono Blu”, mentre nel 1986 ci avrebbe regalato anche un altro classico dell’infanzia come Corto circuito. Badham mantenne parte del girato di Brest considerandolo buono, ma diede al film la sua impronta, portando anche aria nuova sul set, pare che per alleggerire la tensione e fare gruppo, Badham abbia sfidato ad una gara di corsa i due giovani protagonisti Matthew Broderick e Ally Sheedy. L’ultimo che arriva canta la canzone più cretina che conoscete davanti a tutta la troupe! Questa è la storia di come John Badham finì a cantare “The Happy Wanderer” (storia vera). In mancanza di un filmato della scenetta, vi beccate la versione dei Muppet della canzoncina.

John però avresti dovuto saperlo, si sono allenati a correre per tutto il film.

“Wargames – Giochi di guerra” (con il suo sottotitolo italiano ridondante) inizia subito con il botto, due militari parlano del più e del meno, mentre prendono posto davanti ad una gigantesca console, l’argomento di conversazione è la crescita dell’erba. Nel prato di casa? Considerando che viene citata la Sensimilla,direi che si tratta di un tipo specifico di erba, roba che oggi, le associazioni genitori, potrebbero inseguire la produzione con torce e forconi per molto meno!

Quando la situazione si fa critica e un attacco Sovietico sembra imminente, uno dei due soldati punta l’arma al suo collega per intimarlo a girare quella dannatissima chiave, per rispondere al fuoco con il fuoco (nucleare) a quegli sporchi rossi. L’attore in questione è Michael Madsen, in uno dei suoi primissimi ruoli, se non proprio il primo. D’altra parte a chi affidereste il destino della pace mondiale se non ad un noto tranquillone come Madsen? Sid Vicious non era disponibile, quindi hanno scelto lui.

L’uomo giusto a cui affidare il destino della guerra atomica, siamo in buone mani!

Il problema del NORAD è che affidare il lancio dei missili a degli umani, comporta la consapevolezza, ogni bipede sa benissimo che girare quelle chiavi vorrebbe dire la fine di tutta la vita come la conosciamo. Quindi per rimediare all’esitazione tutta umana, i militari hanno pensato bene di giocarsi la carta di un super computer chiamato WOPR (War Operation Plan Response) ma pronunciato “whopper” come il celebre panino di Burger King. Può sembrare una marchetta per raggranellare soldini, in realtà è una citazione molto nerd, visto che negli anni ’70 il vero computer del NORAD si chiamava “BURGR” (storia vera).

Con tutto questo parlare di cibo mi sta venendo fame.

Tra le piccole strizzate d’occhio che solo i nerd veri (non quelli contemporanei, che si definiscono così perché fa figo) possono comprendere, anche la città da cui proviene il protagonista David J. Lightman (Matthew Broderick), che altro non è che la Seattle dove è stata fondata la Microsoft. Un posticino dove già nel 1983 le scuole avevano un loro database informatico dove archiviare i voti degli studenti, lo stesso in cui David con il computer e il telefono, dalla comodità della sua cameretta, può intrufolarsi con facilità per modificare una brutta “F” in una pacifica “C”. Intanto, in uno strambo Paese a forma di scarpa nell’anno 2020, la didattica a distanza con Skype e fibra ottica viene archiviata come un incidente in galleria con morti, feriti e sangue che scorre a fiumi.

«Hai bisogno anche di una laurea in ingegneria? Due click ed è fatta»

David è insofferente all’autorità ma tutto sommato un ribelle non violento, oltre a sistemare i suoi voti e quelli dell’amica Jennifer (Ally Sheedy), il massimo della sua rivolta si esprime facendo battutacce al professore. Se vi capiterà di guardare il film in lingua originale, sulla domanda del professore («Chi ha inventato la riproduzione asessuata?», «Sua moglie») sentirete anche delle voci di adulti ridere, si tratta della troupe che non conosceva le battute del film e cominciò a rotolarsi per la risposta, un momento talmente genuino che John Badham decise di mantenere nel montaggio finale del film (storia vera).

Matthew Broderick, l’uomo che fa ridere anche le maestranze.

La parte informatica di “Wargames”, anche se ormai da considerarsi preistoria, bisogna dire che era davvero accurata. David utilizza il microcomputer IMSAI 8080, insieme ad un monitor Electrohome da 17 pollici e il lettore di floppy da 8 pollici IMSAI FDC-2. Forse avrei dovuto scrivere, se siete nati dopo il 1990 saltate questo paragrafo giurassico. Anche se l’aggeggio che colpiva l’immaginario di tutti era senza ombra di dubbio l’accoppiatore acustico su cui appoggiare la cornetta del telefono, uno di quegli aggeggi che quando srotolavi il cavo per collegarti ad Internet, attraversando dodici stanze della casa, ti faceva rimpiangere di non averne uno anche tu.

Il telefono era quello di vostra nonna, ma per noi (ex) ragazzi sembrava spaziale lo stesso.

Per ricreare la sala del NORAD invece, venne utilizzato oltre ad un’orgia di workstation Sun, un HP 9845C che girava in BASIC, il primo modello con un monitor in grado di generare scritte e mappe però tutte dello stesso colore. Per distinguere l’attacco Sovietico da quello Americano con differenti colori, John Badham dovete riprendere tutto con svariati filtri colore, il risultato richiedeva un tempo infinito per girare, ma quando i veri addetti impiegati al NORAD videro il film, confermarono che avrebbero voluto anche loro un posto di lavoro così, dieci volte più fantascientifico del vero NORAD: cinema 1, realtà 0.

«Bello questo NORAD, però non ci vivrei»

A proposito di realtà e finzione, l’allora presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan (che arrivava proprio dal cinema, giova ricordarlo), dopo aver visto il film radunò i consiglieri, con lo scopo di evitare che un attacco hacker del genere potesse verificarsi per davvero. Quindici mesi dopo, il risultato fu un l’ordine esecutivo NSDD-145, che rese molto più severe le procedure di sicurezza e il grado di protezione dell’arsenale strategico americano da intrusioni esterne. Poi dicono che guardare i film non serve a niente, tzè!

“Wargames” è un film a tratti naif, per il finale potremmo dire che si applica a David, il principio di molti miei colleghi di lavoro, che prima generano il casino e poi si ergono a salvatori della patria quando lo risolvono, ma comunque il capo dice ancora loro «Bravi!». Qui accade più o meno la stessa cosa, ma se non altro David nel corso del film, si conquista la nostra simpatia, perché è solo uno smanettone informatico che si trova per le mani un giocattolo nuovo tutto da provare.

Bevono Tab premendo Tab (una freddura degna delle guerra fredda)

Inoltre il personaggio con le sue astuzie informatiche, sembra un novello MacGyver (serie che ha esordito solo nel 1985, giusto per dare due date), che sembreranno anche trovate esagerate, ma fanno patteggiare per lui, come quando riesce a fuggire dalla stanzetta in cui viene rinchiuso, registrando il tono della tastiera dove viene digitato il codice di accesso alla stanza, oppure la trovata del pezzo di lattina utilizzato per telefonare gratis dalla cornetta della cabina del telefono, un tecnica vera che abbiamo provato tutti a mettere in pratica, dai non fate i santarellini con me, vi conosco mascherine!

«Pronto? Si, mi passi l’Australia grazie, tanto è gratis»

Ha un fascino che il tempo non ha scalfito, anche l’idea di un computer che apprende giocando, ma che stufo di assimilare tattiche dal Black Jack, ha finalmente qualcuno per giocare al suo gioco preferito ovvero guerra termonucleare globale. Una trovata da film per ragazzi che porta con sé il monito all’utilizzo indiscriminato della tecnologia, ma anche una critica nemmeno sottile, su quanto il mondo sia arrivato davvero ad un passo dall’annientamento, durate una guerra senza logica come quella fredda.

John Badham riesce a dare al suo film, un ritmo bello brioso e tirato per tutta la sua durata, pur essendo pensato per una platea che nel 1983 non aveva certo le conoscenze, ma anche la dimestichezza con i computer che abbiamo oggi, il film anche quando si fa inevitabilmente espositivo, decide di mostrare piuttosto che ammorbare il pubblico con lunghi spiegoni. Anche la scelta finale di mostrare il codice alfanumerico una lettera per volta non è molto logica, un super computer impiegherebbe comunque ore per azzeccare tutti i caratteri, ma comunque non lo farebbe uno alla volta. Ma proprio mostrare il “final countdown” (come un pezzo famoso degli Europe) però, anche a distanza di tanti anni e tante visioni, risulta una corsa contro il tempo che ancora ti fa aggrappare ai braccioli della poltrona, garantito al limone.

Chi lo avrebbe mai detto, salvare il mondo con il giochino passatempo della ricreazione scolastica.

“Wargames” poi ha tutto questo sotto testo pacifista ben rappresentato dal dottore di John Wood, uno che ha creato il super computer WOPR in omaggio al figlio Joshua, ma poi ha perso la fiducia nelle istituzioni (e nell’umanità) insieme al primo ed unico genito. Quando David e Jennifer lo incontrano, il dottore è un sociopatico che vive isolato dal mondo, facendo svolazzare pterodattili di plastica e guardando documentari sui dinosauri, che comunque hanno trattato questo mondo meglio di noi e se ne sono andati con più classe. Sarà anche naif il modo in cui David riesce a convincere il geniale dottore a tornare in scena, ma “Wargames” riesce a sospendere quel tanto che basta l’incredulità ancora oggi, da tirarti per il bavero dentro la sua storia, dal ritmo sempre bello alto.

Anche l’irruzione dello strano terzetto nella base del NORAD è una corsa contro il tempo, pensate che la scena in cui le due Jeep militari cozzano una contro l’altra, non era nemmeno prevista dal copione, un errore di uno degli stuntman ha causato la collisione, quindi la successiva corsa a piedi nel tunnel (che per altro è lo stesso in cui Marty fuggiva con il volo pattino in Ritorno al Futuro Parte II e l’accesso a Cartoonia di Chi ha incastrato Roger Rabbit? Storia vera), non era nemmeno prevista dalla sceneggiatura originale, ma resta uno dei passaggi più appassionati del film, di sicuro insieme al finale.

«Doc, mi stanno portando dentro il NORAD, passo», «Grande Giove!»

Il tris, il passatempo più cretino del mondo, il classico caso di gioco a somma zero che diventa perfetto per spiegare la deterrenza nucleare ad un’intera generazione di spettatori, senza troppo spiegazioni per altro. L’assurdità di una guerra nucleare viene riassunta alla perfezione dal cinema, in una guerra nucleare come a tris, nessuno vince per davvero, l’unico modo e non prendere parte alla partita, ecco cosa ci ha insegnato il primo capitolo della trilogia del Broderick, una grande lezione di pacifismo informatico, che ha segnato almeno un paio di generazioni di pubblico.

Come siamo diventati pacifisti, imparando il concetto di deterrenza nucleare.

“Wargames” costato circa dodici milioni di fogli verdi con sopra le facce di alcuni ex presidenti defunti, portò a casa più di ottanta milioni, diventando un grande successo, pare esista anche un seguito uscito direttamente in home video nel 2008,che non ho mai visto e che penso potrò continuare ad ignorare senza perderci il sonno. Anche perché questo era solo il primo capitolo della trilogia, Matthew Broderick lanciato proprio da questo film, ha ancora due grandi lezioni da insegnarci, per il secondo capitolo della trilogia, ci vediamo qui la prossima settimana.

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