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We Are Still Here (2015): Sangue, sangue a strafottere!

Non li capisco
i fantasmi, cioè i Vampiri li capisco, anche gli Zombie e i Lupi Mannari,
uccidono per rispondere ad un istinto, i fantasmi invece? Di solito vogliono
vendicarsi di qualcosa, ma sono sempre abbastanza “puliti” nei loro
ammazzamenti, sono più tipi da spaventone loro, ecco… Fino ad ora.

Restando in
tema di morti e resurrezioni, ogni tanto qualcuno dà per morto l’Horror, ma a
mio avviso, almeno in campo indipendente il genere è vivo e lotta con noi ed
in giro è tutto un gran fantasmare, bisogna ringraziare Ti West che con un
titolo rischioso (molto rischioso), ma a mio avviso fighissimo come “The House
of the Devil” ha ridato slancio ad un tipo di orrore lasciatemi l’espressione
brutta, d’atmosfera, non credo sia un caso se i fantasmi abbiano iniziato a
infestare case anche negli Horror più commerciali come quello di James Wan o
quelli prodotti dalla Blumhouse. Ti West nelle sue interviste tende
all’Hipsterismo fastidioso, ma bisogna riconoscere il valore del suo lavoro,
suo e di Larry Fessenden ovviamente, lo ammetto, tutta questa lunga premessa
serviva solo per parlare del mio amico Larry.



Quel mattacchione di Larry, alla fine lui è sempre nella zona delle operazioni…
Fessenden, come già detto, è sempre a pochi gradi di separazione da tutti gli Horror
indipendenti fighi che avete visto, ha fatto da padrino a Ti West per tutti i
suoi film, tranne l’ultimo “The Sacrament” (che a me personalmente ha fatto
schifo) ed ora supervisiona l’esordio registico di Ted Geoghegan, infatti in
“We are still here” Crazy Larry si limita a recitare, per altro molto bene,
perché tra i suoi molteplici talenti Larry ha anche la recitazione, lo abbiamo
visto in un episodio di The Strain (1×05) in “Stake Land”, ma anche in “Al di
là della vita” di Scorsese e “Cabin Fear 2”, giuro che questi due appena
riesco me li vado a rivedere. Ed ora, agevoliamo alle creaturine della notte
alla lettura la trama del film…
Paul Sacchetti
e sua moglie Anne (la mitica Barbara Crampton libera delle soap, bentornata!) sono
marito e moglie che hanno da poco perso il figlio per colpa di un incidente
stradale. Si trasferiscono in una casa di campagna del New England per cambiare
aria e cercare di superare il lutto, ma il fumo nello scantinato (occhiolino,
occhiolino) e alcuni strani avvenimenti, fanno intuire ad Anne che forse lo
spirito del figlio è ancora insieme a loro. I primi invitati nella nuova casa
sono una coppia di amici in fissa con lo spiritismo e la ganja, che capiscono
subito che qualcosa di maligno si aggira nello stabile, confermando i racconti
dei vicini bacchettoni, pronti a ricordare i drammatici eventi avvenuti anni
prima in quella stessa cosa. Ora, facile intuire che i capelli sparati e il
muso da Bulldog di Larry sono perfetti per portare in scena l’amico fattone,
l’altra ospite, invece, ci ho messo un po’ a riconoscerla (gli anni passano per
tutti), ma ho fatto un salto sulla poltrona quando ho riconosciuto… Lisa Marie.



Bentornata Barbara, fa piacere rivederti da queste parti…
Per chi non lo
sapesse, Lisa Marie è stata la prima musa di Tim Burton, quando i due si sono
lasciati, Burton ha smesso di essere un regista (se escludiamo “Big Fish”), sarà un caso? Non lo so, ma in “Ed Wood” la signora ha prestato il suo vitino da
vespa alla mitica Vampira, in “Mars Attack!” sculettava idrocefalica tra i
corridoi della Casa Bianca e in Sleepy Hollow era talmente ipnotica che non
recitava nemmeno, volteggiava (letteralmente). Ora mandare a segno il one-two
punch Fessenden/Marie nei panni della coppia Hippy, è un’altra medaglia da
appuntare al petto di questo film.



“Non mi avevi detto che stavi insieme a Tim Burton…”.
Dalla trama
avrete intuito che non c’è chissà quale originalità di fondo, abbiamo molti
elementi classici gestiti piuttosto bene, dal lutto alla nuova (vecchia) casa,
al paesino di provincia bigotto in cui tutti gli abitanti guardano storti i
nuovi arrivati (la scena del pub sembra la versione seria dell’arrivo alla
taverna “the slaughtered lamb” di “Un lupo mannaro americano a Londra”),
ovviamente non mancano anche i medium e la seduta spiritica, in compenso
aggiungo che “We are still here” è anche un film molto citazionista.
Ora voi
direte: “Poco originale e citazionista, perché diamine dovremmo vederlo perdere
tempo a vederlo?”. Perché l’esordiente Ted Geoghegan riesce a rendere omaggio ad un Maestro come Lucio Fulci citandolo apertamente, in maniera non fastidiosa,
ma soprattutto perché “We are still here” cambia tipologia di film senza
nemmeno fartene rendere conto, piano piano Geoghegan inclina il pavimento sotto
i piedi degli spettatori, è un film che era partito come ennesima Ghost Story
d’atmosfera con (se va bene) qualche spaventello, diventa un massacrone gore
grondante sangue, sangueee, sangueeeeeeeeeee!! Eh scusate, mi sono fatto
prendere…



In omaggio la ganzissima copertina alternativa del film.
La scena del
caldaista, la pallina che rimbalza sui gradini del seminterrato, si inizia come
Ghost Story e attraverso omaggi palesi a “Quella villa accanto al cimitero” di
Lucio Fulci (ma non solo quello, buona caccia!) il film cambia passo e devo
sottolineare che queste citazioni sono fatte con così tanto cuore, da non
risultare mai appiccicate alla storia, messe nel mucchio da un regista che
vuole sgomitare il pubblico come a dirgli visto? Visto? Sono uno di voi, vi ho pure citato Fulci.
Il cambio di
tono del film è ottenuto anche da una scena che sembra un omaggio ad un altro
classico (L’Esorcista) ed anche qui, quante scene di possessione abbiamo visto
al cinema? Troppe per non annoiarsi. Bene, qui ne vedrete una fatta come si
deve, non voglio rivelarvi altro per non rovinarvi la sorpresa, ma un attore
del cast vince il premio “Miglior Capra di Drag me to Hell” per la migliore
scena di possessione dai tempi del film di Raimi.

Negli ultimi
venti minuti, poi, Ted Geoghegan ha ormai apparecchiato la tavola per un finale
sorprendentemente sanguinoso per un normale film di fantasmi, il male
risvegliato chiede il suo tributo di sangue e la casa si tinge di rosso, tra
gole tagliate, teste che esplodono, corpi che vengono letteralmente risucchiati
dalla casa e restituiti in tanti comodi pezzi, in un bagno di sangue che si
consuma veloce e brutale. Olè!



Faccio brutto, con un po’ di trucco e delle lenti a contatto.
Il tutto con
effetti speciali artigianali vecchia maniera e pochi interventi in post
produzione, le creature hanno un look minimale, ma efficacissimo (traduzione: fanno brutto con davvero poco) ed è impossibile non farsi tirare dentro da
questo fiume in piena (di sangue). Incredibile che nel giro di veramente pochi
minuti (il film dura un’ora e 25 pulita) si passi da vedere i protagonisti che sorseggiano
Whiskey “BJ” (con divertente etichetta specchiata) a cercare di non farsi
spappolare, ammazzare e massacrare.
“We Are Still
Here” non è il capolavoro che cambierà per sempre la storia del cinema Horror,
ma sinceramente mi ha divertito un sacco, è un film che cambia di ritmo e di
passo alla grande, senza inventare nulla intrattiene, ti tiene incollato allo
schermo e riesce ad essere genuinamente citazionista, senza risultare
irritante. Larry supervisiona un altro ottimo film (Grazie Larry) sapete che vi
dico? Avercene di film come questo, avercene a dozzine.
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