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When Evil Lurks (2023): il più pulito c’ha Demián Rugna

Il 2023 è stato arido ma non completamente a secco di titoli horror notevoli, ma evidentemente questo anno si sta tenendo le cartucce migliori per il finale, anche perché bisogna contare sempre sui vari festival di genere, come Sitges che ha giustamente premiato uno dei film dell’orrore più belli dell’anno. Cioè è terribile e vi tratterà malissimo, ma nell’ottica del cinema horror, questo è bene.

Demián Rugna torna idealmente sul luogo del delitto dopo il suo ottimo “Atterados – Terrorizzati” (2017), per parlarci ancora di possessioni demoniache alla sua maniera, anche se questa volta non siamo più a Buenos Aires, si resta in Argentina ma nella parte più rurale del Paese, a doverosa distanza dalle grandi città, dettaglio chiave visto che l’ambientazione ha una sua logica in questa storia piena di personaggi che prendono decisioni sbagliate per i motivi più nobili del mondo.

“Cuando acecha la maldad”, che sui mercati internazionali è diventato “When Evil Lurks” che ha trovato in Shudder una sua distribuzione (quindi in uno strambo Paese a forma di scarpa tocca aspettare o ragionare fuori dagli schemi), una storia che inizia con due fratelli, il ruvido Pedro (Ezequiel Rodriguez) e Jimmy (Demián Salomón) che mentre gironzolando sui loro terreni trovano un cadavere malamente massacrato, convinti che il poveretto stesse cercando di raggiungere la vicina fattoria, fanno lo stesso solo per scoprire che da mesi, la famiglia che ci vive ospita un posseduto, che nella logica di “When Evil Lurks” per nostra fortuna non prevede ragazzine vestite di azzurro, che vomitano verde, legate a letti… Bianchi? Vabbè diciamo bianchi così completo la frase usando tre colori.

Non proprio i fratelli Winchester di “Supernatural”, ecco.

Quello raccontato da Demián Rugna è un mondo post-pandemico in cui, tutti, ma proprio tutti, sono consapevoli dell’esistenza delle possessioni, e quando dico tutti intendo anche il governo, che ha una sua procedura di contenimento da applicare in questi casi, l’unica possibile visto che il regista, per bocca dei suoi personaggi ci dice che in questo non tanto coraggioso nuovo mondo, la chiesa è morta, non decaduta, non distrutta, proprio morta, un’istituzione su cui non si può più contare, il che detta subito il tono da tragedia senza ritorno per i protagonisti.

In questo universo putrescente e maligno, il Male si manifesta riecheggiando un certo virus con cui tutti noi (volenti o nolenti) abbiamo dovuto fare i conti ultimamente, quindi l’asso nella manica di “When Evil Lurks” è questa? Un METAFORONE ben riuscito? Per nostra fortuna (e sfortuna dei protagonisti, per via del discorso di cui sopra) no, perché in questo mondo dove il più pulito c’ha la rogna (o Rugna? Vabbè) il Male va gestito attraverso alcune semplici regole di comportamento, infatti l’unico (micro) difetto che riesco ad imputare al film è il modo in cui prima ci vengano mostrate le regole durante la loro applicazione, poi nel mezzo di una fuga in auto, il regista sente il bisogno di ribadire le regole per bocca della Nonna Spiegoni, la nonna che spiega le cose, ma è davvero un difetto per chi vuole cercare il pelo nell’uovo.

«Ne ho fatto una regola di non sparare mai ai posseduti» (quasi-cit.)

Quando meno te lo aspetto il Male potrebbe prendere il controllo della tua mente trasformandoti in un marcio, un posseduto con un corpo che cade a pezzi pronto a fare gesti orribili, ma dimenticatevi le esagerazioni da adolescente in crisi ormonale di The Sadness, qui per debellare la possessione bisogna evitare di usare l’energia elettrica, stare lontano dagli animali, ma soprattutto non ferire o provare ad abbattere a revolverate il posseduto, per quello esiste personale adibito e addestrato allo smaltimento, ma è qui che “When Evil Lurks” mena il suo colpo più duro: questo strambo virus di cui sono tutti al corrente, a metà tra pandemia e tradizione folkloristica tramandata da nonna a nipotino, colpisce in un luogo comunque distante dalle strambe mode di città, una di quelle che non attecchiscono nella Pampa argentina, anche se si sa, il Male non ha confini geografici.

Il primo marcescente posseduto che Pedro e Jimmy cercando di spostare lontano dalle loro terre, nel tentativo di allontanare il più possibile la possibilità di contagio è la prima scelta sbagliata di un film che tra le altre cose, mette in chiaro i vicoli ciechi burocratici della società, enfatizzati dalla vita in aperta campagna. Tutti sono consapevoli di quello che bisogna fare per cercare di salvarsi, ma per proteggere i propri cari, nessuno riesce a farlo davvero, una discesa all’inferno segnata fin dal primo minuto, che Demián Rugna racconta con il passo migliore possibile, ovvero a chilometri di distanza dai canoni abusati, triti e ritriti del cinema di possessioni, quello che ha francamente stancato perché sempre identico e replicato all’infinito, sarà la distanza che intercorre tra l’argentina e Hollywood ad avergli fatto bene? Forse, ma io credo solo che Demián Rugna sappia il fatto suo e qui lo dimostra alla grande.

La vita lontano da Friedkin è possibile (ma difficile)

I posseduti di “When Evil Lurks” sono marcescenti e pronti a gesti orribili, come in un film di Jack Sholder il Male salta da un corpo all’altro con facilità irrisoria, ed è qui che il METAFORONE di Rugna va a segno a tradimento, alla fine tutti sono pronti a cedere al loro lato più maligno, anche cani e bambini, alla faccia dalla massima di Hollywood, quella per cui ogni regista dovrebbe tenersi alla larga da storie con set pieni di bimbi e cani, qui Rugna se ne frega e le scene migliori (ovvero le più cattive, sempre per la proprietà transitiva degli horror di cui sopra) vedono protagonisti bimbi diabolici e cani che di colpo passano da amichevoli ad infernali.

Ora, per dirvi di quanto Rugna le abbia azzeccate davvero tutte, invece del solito labrador molto yankee o al più europeo pastore tedesco, il regista sceglie un amichevole Dogue de Bordeaux, come se di colpo l’Hooch di Turner e il casinaro si trasformasse nel remake dieci volte più violento di Cujo, perché i protagonisti di “When Evil Lurks” non solo sono ben caratterizzati, ma le dinamiche tra di loro risultano realistiche, tanto che quando fanno qualcosa di sbagliato, non sembrano i soliti protagonisti “tonni” dei film horror, che salgono le scale invece di uscire fuori quando sono inseguiti dall’assassino di turno o cose così. Gli errori, spesso drammatici compiuti dai personaggi di “Cuando acecha la maldad” sono quelli che potrebbe fare qualunque persona dotata di cervello, scivolata dentro una situazione atroce in cui i propri cari sono in pericolo, proprio per questo si finisce a patteggiare per loro perché il livello di coinvolgimento è piuttosto alto in tal senso.

«Mi chiamo Tequila mettetevi in fila»

“When Evil Lurks” riesce poi a prendere a schiaffi in faccia anche la staticità tipica dei film di possessione, pieni di indemoniati legati a letti ed esorcisti a cantilenare in latino, il film di Rugna è una corsa, una fuga disperata dal Male che prontamente, zompettando da un ospite all’altro, sfoltisce sempre di più le file dei protagonisti, colpendoci a ripetizione con una serie di morti una più violenta dell’altra, non tanto per resa grafica, quando per crudeltà di fondo. Ad ogni morte Rugna ti suggerisce il peggiore scenario possibile, un’ascia qui, una bambina là, lasciandoti il tempo di pensare che no, dai, non vorrai davvero mettere in scena qualcosa di così cattivo? Cosa che puntualmente accade e che in coppia con il coinvolgimento che inevitabilmente abbiamo sviluppato nei confronti dei personaggi, risulta doppiamente efficacia perché “When Evil Lurks” ti costringe a pensare: e cosa farei io in una situazione così? Ed è qui che ti inchioda colpendoti a tradimento con la sua violenza, che non sarà la più grafica mai vista in un horror, ma vi assicuro che piacevole non è per nulla.

Per certi versi “When Evil Lurks” sembra un film di Shyamalan, che però non nasconde la mano quando è il momento di lasciare qualche personaggio malamente a terra, perché in questo film il male non fa distinzioni di sesso, età, estrazione o tanto meno religione, in un mondo dove la chiesa è morta e l’applicazione della burocrazia è l’unica speranza di salvezza, siamo già tutti spacciati in partenza. La corsa contro il tempo per scoprire la fonte della possessione è la soluzione di un mistero che per certi versi, mi ha ricordato un po’ il finale di The Mist e se non fosse chiaro, è uno dei migliori complimenti che io possa fare ad un film.

Ego te absolvo dal canone dei film di esorcismo tutti uguali.

Insomma, sulle note del pezzo metallaro composto apposta per il film, Demián Rugna entra a gamba tesa su questo 2023 firmando un film che per certi versi, potrebbe anche riassumerlo alla perfezione, o almeno per quanto mi riguarda, dimostrazione che l’horror è ancora il genere migliore in circolazione a farsi metafora dei tempi (brutti) che corrono.

Sepolto in precedenza martedì 7 novembre 2023

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  1. Quando l’horror va oltre, ilMaestro ha insegnato ed imparato, e un regista argentino ti mostra, secondo me, la situazione della sua terra in ogni sua declinazione, dove nonostante ogni tuo sforzo, tentativo, ti resta da percorrere solo quella via. Forse una catarsi totale e quella processione di ragazzi e bambini verso dove? Buona domenica.

    • Per altro uno dei pochi film a dire davvero qualcosa di nuovo sugli esorcismi al cinema, buona domenica! 😉 Cheers

  2. Mamma mia che mina 🤩 uno degli horror più belli ed estremi degli ultimi anni. Spero che Rugna rimanga incendiario a vita e non si pompierizzi mai 🥰

    • Visto che finalmente uscirà in sala anche in uno strambo Paese a forma di scarpa, era ora di farlo tornare sulla Bara 😉 Cheers

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