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Winnie-the-Pooh – Blood and Honey 2 (2024): tutto sangue niente miele

Vi ricordate quel breve momento in cui i film ispirati dalle favole sembravano pronti a soppiantare lo stradominio dei titoli strapieni di super eroi in calzamaglia? Un mezzo fuoco di paglia che si è già spento, lasciando spazio, non dico proprio alla parodia, ma per lo meno alla sua versione Horror, che Rhys Frake-Waterfield sta sfruttando a suo piacimento.

Lo abbiamo visto con il primo capitolo, secondo il regolamento in auge negli Stati Uniti, dopo un ragguardevole numero di anni i diritti di sfruttamento di una proprietà intellettuale diventano di pubblico dominio, questo è quello che è successo ai personaggi che popolavano il bosco dei cento acri creati da A. A. Milne e E. H. Shepard, ecco perché Rhys Frake-Waterfield si è potuto permettere, spendendo il minimo sindacale, di mettere su un Horror che non voglio dire sia diventato un caso, ma per lo meno ha fatto parlare.

Basta poltrire! Ti tocca il seguito.

Il primo Winnie-the-Pooh – Blood and Honey uscito nel 2023 era uno slasherino come tanti, con le versioni Horror dell’orsetto in fissa con il miele e il suo amichetto Pimpi a ricoprire il ruolo che altrove sarebbe stato assegnato d’ufficio ad un paio di abbrutiti boscaioli in salopette, pronti a passare a filo di lama bionde strappone e generiche comparse in un anonimo DTV che avremmo visto in quattro. Grazie a due maschere di gomma, nemmeno di quelle particolarmente ben realizzate, Rhys Frake-Waterfield si è garantito il massimo dell’attenzione possibile, poi non venite a dirmi che questa società non è gravemente ammalata di malinconia e infantilismo galoppante.

Con un budget di circa cento mila fogli verdi con sopra facce di ex presidenti spirati, bastava che il film in sala lo vedessero in ventidue per andare in positivo con gli incassi, con la spinta della malinconia Winnie-the-Pooh – Blood and Honey è stato un piccolo caso, leggerissimamente, ma appena appena eh, enfatizzato sul web. Il suo esordio con punteggio ridicolo su Rotten Tomatoes è stato oggetto di scherno su “Infernet”, ma sapete come funziona, no? Anche male, l’importante è che se ne parli, infatti questi mie vecchi e stanchi occhi hanno letto fior fiori di recensioni entusiaste riguardo ad un’operazione identica a tante altre poveracciate della stessa tipologia. Però con Winnie-the-Pooh.

Nella mente c’è tanta, tanta voglia di miele (quasi-cit.)

Il seguito era inevitabile, quasi un “Instant-Movie” che pare scappato di mano, Rhys Frake-Waterfield è uno che sa perfettamente come aizzare la folla cavalcando i mugugni del web, infatti, convinto di essere il figlio illegittimo di una notte d’amore tra Roger Corman e Kevin Feige, ha già annunciato il suo “The Twisted Childhood Universe, che francamente mi fa ridere solo a doverlo scrivere, ma per i motivi sbagliati. Alla moda dell’MCU, nel bellicoso piano di espansione di Frake-Waterfield sono stati annunciati almeno un altro “Winnie-the-Pooh”, il terzo, ma anche “Bambi: The Reckoning”, “Peter Pan’s Neverland Nightmare”, “Pinocchio Unstrung” e un titolo in grado di radunare tutti questi personaggi dal titolo “Poohniverse – Monster Assemble”. Non so voi ma a me tutto questo ricorda il poster di Rocky XXXVIII profetizzato dagli ZAZ.

Questo secondo film inizia con una citazione dello stesso orsacchiottone che in questa sua versione dovrebbe suonare come una minaccia, dopodiché Frake-Waterfield si gioca lo stesso cartone animato riassuntivo animato a tirar via: Christopher Robin (Scott Chambers) è cresciuto, nessuno crede alla storia di Winnie-the-Pooh assassino anche se la cittadina di Ashwood è stata istituita intorno a questo mito, la sua condizione di (ex)ragazzino che grida al lupo al lupo lo ha fatto finire in terapia a discutere dei suoi drammi, che prevedono essenzialmente il suo fratellino gemello Billy, scomparso nel bosco e mai più tornato. Detto questo, se siete spettatori un po’ attenti dovreste aver già intuito dove vorrebbe andare a parare il regista, sceneggiatore, montatore e gran furbino con questa sinossi.

I’m a lumberjack, and I’m okayI sleep all night and I work all day (cit.)

Un’informazione diffusa riguardo al primo capitolo è il suo modesto budget, non ho trovato altrettanta chiarezza riguardo alla spesa per questo seguito, gli unici dati che ho trovato parlano di un milioncino di petrol-dollari ma anche senza conoscere la cifra precisa, basta guardarlo questo “Winnie-the-Pooh – Blood and Honey 2” per capire che Frake-Waterfield ha potuto giocare a fare il Paperone, le maschere sono un po’ migliorate, le creature sfoggiano pelo, pelliccia e piume, in particolare il gufo Uffa che qui ha molto più spazio anche di Pimpi anzi, va detto che finalmente (finalmente!? Bah) compare anche la versione locale di Tigro che sicuramente esalterà tutti quelli che si sono gasati con il primo film, perché ehi, più soldi vuol dire più mostri, più sangue, più morti e in generale, un capitolo migliore del precedente, ma questo non vuol dire che “Winnie-the-Pooh – Blood and Honey 2” sia lo Slasher da vedere a tutti i costi, semplicemente applica la regola aurea dei seguiti parola per parola: uguale al primo ma con più sangue, soldi e miele. Anzi il miele no, come da creativo titolo italiano (se lo confermeranno).

“Winnie-the-Pooh – Blood and Honey 2” inizia con le solite tre smandrappate, in questo caso un po’ più vestite rispetto al capitolo precedente, uccide dall’orsacchiottone e dalla sua banda nel camper dove le tre donne si sono rifugiate a fare boh, le vittime sacrificale da generico prologo Horror. Visto che Rhys Frake-Waterfield non ha voglia e tempo da perdere, questa volta le creature chiacchierano un po’ di più e il loro argomento di conversazione numero uno è la vicina cittadina di Ashwood: ce la prendiamo o no? Uffa pare di questo avviso, Winnie-the-Pooh invece no, ma tre cacciatori dovrebbero fare da “casus belli” anche se Uffa già di suo si impegna molto ad abbassare la popolazione della cittadina, ammazzando un padre in giro per il bosco dei cento acri con suo figlio oppure, più avanti nel corso della storia, facendo aumentare la conta dei morti uccidendo un tipo vomitandogli addosso della roba acida… Ma perché!? È un gufo umanoide mica la Brundelmosca! Vabbè.

Uffa, più che un personaggio un riassunto del film.

In “Winnie-the-Pooh – Blood and Honey 2” potremmo dire che tutte le scatole sono aperte, invenzioni? Poche, tanto canone, tante trovate pescate qua e là, anche convenzionali, spesso fin troppo convenzionali, ad esempio se in una scena Rhys Frake-Waterfield ci mostra qualcuno che ripone affilatissimi coltelli nella lavastoviglie come NON si dovrebbe mai fare (ovvero con la lama verso l’alto), stai pure tranquillo che più avanti nel corso del film, questa pistola di Čechov sparerà anche se mi fa pensare: ma non guardate la serie tv di Chucky!? Non avete capito come si ripongono i coltelli nella lavastoviglie dico io!

A livello di morti-ammazzati, “Winnie-the-Pooh – Blood and Honey 2” fa il suo dovere, esalterà chi ha amato il primo capitolo perché ci sono tagliole utilizzate per staccare teste, motoseghe e motoseghe in fiamme, trapani usati non per fare fori nelle pareti ma più che altro per trapassare crani umani che lo so, detta così potrebbe essere la lista di omicidi di un serial killer o un gran spettacolo per uno Slasher, eppure risulta tutto così piatto, imbrattato di sangue, fotografato un po’ meglio e con più creature, ma se già l’unica idea – piuttosto balorda di suo, va detto – del primo capitolo, consisteva nel trasformare l’orsetto A. A. Milne e E. H. Shepard in una sorta di Jason Voorhees, qui si aumenta solo il numero di morti percepiti, ma non le trovate necessarie a rendere anche divertente questo secondo capitolo.

Un compitino, in cui la scena del Rave risulta essere esattamente come i coltelli posizionati male nella lavastoviglie, sai che a breve si trasformerà in un massacro, ed è qui che casca l’asino Ih-Oh! Per guardarmi una roba che abusa della CGI per ammazzare adolescenti, non è meglio rimettere su Terrifier?

T come Tigro.

La critica spesso mossa alla doppietta (futura trilogia) di film di Damien Leone è fondamentalmente quella di essere una vetrina per quello che Leone è, un bravo tecnico degli effetti speciali che con il suo Art il Clown ha riportato il vecchio sangue finto e i classici trucchi prostetici al centro dell’attenzione. “Winnie-the-Pooh – Blood and Honey 2” non riesce a fare nemmeno questo, se la vostra idea è in linea con quella di Rhys Frake-Waterfield e quindi più mostri, più versioni horror dei personaggi di A. A. Milne e E. H. Shepard rappresenta in pieno la vostra idea di seguito più pazzo e senza freni, allora vi divertirete un sacco. Io personalmente mi sento come uno che mi ha raccontato per la seconda volta la stessa barzelletta, che non era poi nemmeno così spassosa e originale nemmeno la prima volta. Anche se pensate un po’? Questo seguito su Rotten Tomatoes ha già un punteggio più alto, come cambia il vento su “Infernet” eh?

Se l’idea di “Bambi: The Reckoning”, “Peter Pan’s Neverland Nightmare” e “Pinocchio Unstrung” vi esalta, buon per voi, ma al momento per me sembra mancare proprio quella follia che il soggetto iniziale dovrebbe avere per sopravvivere nel tempo dell’hype da “Infernet”, che come sappiamo tutti brucia velocissimo, basta un attimo per risultare un vecchio meme che non fa più ridere nessuno, anche se devo dirlo, mi sembra strano che Rhys Frake-Waterfield si sia fatto battere sul tempo i diritti ormai di pubblico dominio di Steamboat Willie, mi sa che ormai il filone d’oro è stato scoperto caro Rhys, non sei più l’unico armato di setaccio a zonzo per l’Infernet.

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  1. Che poi c’erano già i Banana Splits a dirla tutta. Nuova moda pronta per il cestone dell’umido.

    • Loro hanno battuto tutti sul tempo dimostrando che il filone era già bello che finito. Cheers

  2. Concordo, ha molta più dignità Terrifier (e non sono un fan..) di questa baracconata qua…ahahah, il gufo stile reptile di Mortal Kombat, che genialità…

    • Almeno quello è orgogliosamente vecchia scuola. Cheers!

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