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Wonder Man (2026): meta-narrativa al tempo dell’MCU

Se la Distinta Concorrenza si fa scherzare perché ogni nuovo prodotto targato DC è “Il più bel film dai tempi de Il Cavaliere Oscuro”, alla Marvel beh, si ride pochino, perché li conoscete i Marvel-Zombie no? Passano dalla fase euforica alla depressione nemmeno fossero adolescenti, cosa che in qualche caso li scusa, perché lo sono, altre volte beh, a cinquant’anni è difficile giustificarlo.

In ogni caso “Wonder Man” è stata accolta come al solito tra due ali di folla festante, perché è una serie meta-narrativa ma non ha una femmina come protagonista. L’ho già detto che i Marvel-Zombie sono bizzarri? Dopo una vita da vecchio lettore di fumetti, posso criticare la categoria, ne faccio parte.

“Wonder Man” prova a fare per il cinema quello che per metà stagione WandaVision ha fatto per il piccolo schermo, anche se lo fa su Disney+, certo, non raggiunge le vette di affilata satira di The Studio, ma se la gioca con un certo quantitativo d’amore per la materia originale, che siano essi i fumetti che il cinema.

Il film di Wonder Man che non abbiamo mai visto in tv su Italia 1 da bambini, che però penso avrei gradito ai tempi.

Wonder Man, l’attore e super eroe Simon Williams, fondatore dei Vendicatori della Costa Ovest, personaggio legato al ciclo di storie di John Byrne è uno dei nomi storici del super gruppo della Marvel, totalmente ignorato da chi conosce solo i film, quindi come presentarlo alla platea di spettatori? Così, in un mondo dove ogni settimana esce il remake di qualcosa di più o meno famoso, ma sempre, rigorosamente legato alla malinconia per il passato, Simon Williams (Yahya Abdul-Mateen II) è cresciuto nel mito di Wonder Man, vecchio e scapestrato film degli anni ’80 che ha acceso in lui l’amore per la recitazione.

Crescendo è diventato un cagacazzi del metodo, uno di quelli capace di farsi cacciare anche dal set di American Horror Story perché girare una scena con lui vuol dire perdere ore in dettagli utili solo alla sua prova. Ad un matinée post-licenziamento, in una sala vuota che proietta “Un uomo da marciapiede” (1969) incontra uno degli attori che ha ammirato di più, Trevor Slattery (Ben Kingsley) che tutti ricordano per il suo ruolo da meta-cattivo nell’odiato – dai Marvel-Zombie – e amatissimo dal sottoscritto che lo considera il migliore della saga, Iron Man 3.

La coppia da “Buddy movie” che non sapevamo di volere.

Due cosette al volo prima di proseguire, ci vuole una miniserie Marvel per rendere omaggio ad un film bellissimo di cui un giorno scriverò per forza, una roba sentita e riuscita che sono sicuro farà incazzare i puristi. Altro punto, questa miniserie ribadisce l’importanza del contributo di Shane Black all’MCU dando nuovo slancio e spessore a Trevor Slattery, messo nero su Bara questo, ora possiamo proseguire.

Il “Broomance” (a tratti proprio manifesto e sottolineato da tutti, anche dai dialoghi della miniserie) scorre potente tra i due che si mettono in testa di essere quelli giusti per recitare nel nuovo “Wonder Man”, e qui la satira ad Hollywood se non altro, punzecchia il giusto. A dirigerlo è Von Kovak (Zlatko Buric), siete liberi di immaginarlo come la versione MCU di Werner Herzog o tuttalpiù di Wim Wenders, il che già è piuttosto satirico ma considerando i remake che escono davvero, non ci sarebbe poi tanto da stupirsi.

Il Maestro Werner Wim Wenders Herzog.

Dove funziona davvero bene “Wonder Man”? In questo, nel suo essere una sorta di dietro le quinte del mondo di Hollywood, sfruttando l’assist dato dall’universo MCU, Joe Pantoliano può aggiungere un altro “cattivo” alla sua collezione, impersonando il ruolo di beh, Joe Pantoliano. Da appassionato di storie di produzione e di trovate meta-narrative, ci sono andato abbastanza a nozze con questa serie, peccato però che poi, gli otto episodi esauriscano la loro forza (ionica) abbastanza presto, per una trama che non ha troppa voglia di fare la storia di origini, ormai le trame di super eroi si sono smarcate da queata abitudine.

Da vecchio lettore dei “West Coast Avengers” ho apprezzato ritrovare DeMarr Davis, ma era davvero necessario un intero episodio (1×04 – Doorman) per raccontare un evento che avrebbe potuto stare comodo dentro un flashback diretto a modino? Purtroppo siamo nell’epoca dell’attenzione limitata, ci vuole tutta una puntata, per di più in bianco e nero – perché il pubblico noti la differenza – per spiegare un solo semplice concetto.

Le proviamo tutte per far togliere il naso dal cellulare al pubblico.

Dove “Wonder Man” funziona è nella chimica tra Yahya Abdul-Mateen II (che ormai con la roba Meta ci va a nozze) e Ben Kingsley, in finale aperto – come tutta la roba MCU perché dovrà continuare altrove – è tutto per loro, quindi la miniserie fa bene il suo dovere, non scivola sulla buccia di banana dell’episodio con la battagliona, come abbiamo visto fare a troppe serie Marvel, ha decisamente più cuore e passione, sia per i fumetti che per il cinema di tanta altra roba, non so se basta a giustificare le reazioni scomposte dei Marvel-Zombie che si stanno stracciando le vesti, però nella nuova ottica MCU, di fare meno e un po’ meglio, direi che questa serie il suo lo fa.

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