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X-Files – Stagione 10: Non si esce vivi dagli anni ’90

Da qualche parte negli anni ’90:
Chiunque: “Esci stasera?”
Io: “No, c’è X-Files”
Chiunque: “Ma dai, su esci!”
Io: “No, c’è X-Files”
Chiunque: “Ma non lo puoi registrare?”
Io: “No, è X-Files!”… Storia vera.

Dire che sono sempre stato un appassionato della serie
creata da Chris Carter, è grossomodo come dire che la Gioconda è un quadro, non
è un’affermazione sbagliata, solo incredibilmente riduttiva. Ai tempi non avevo
seguito come si deve “I Segreti di Twin Peaks” (ma ho recuperato dopo… Molto
dopo), quindi “X-Files” per me è sempre stata la serie tv che ha rivoluzionato
la mia percezione dei telefilm per sempre.
Non mi perdevo un episodio nemmeno per errore, la domenica sera, mio padre, io e una gamella di pistacchi, appuntamento fisso per
nove stagioni di fila, tra gli alti (altissimi) e i bassi (abissali) degli
episodi, è stata una fede, “I want to believe”, noi ci credevamo. Fortissimo.

Tutti gli episodi collezionati in VHS, tutte
rigorosamente comprate originali e disposte in ordine sulle mensole, avevo
anche un paio di romanzi ispirati alla serie, insomma, infognato, nel modo
peggiore possibile. I miei amici cercavano di convincermi che il fumetto,
che allora usciva per la Topps (mi sembra) fosse disegnato benissimo, sarà, ma
mi è sempre sembrato una pezzentata. Anche se su quelle pagine esordì Charlie
Adlard, attuale disegnatore di The Walking Dead.

Inutile tentare di riassumere la mia passione per quella
serie tv, spero di avervi dato un’idea del mio coinvolgimento, però. Eppure
quando questa decima stagione è stata annunciata, la mia reazione è stata
tiepida, anzi, la mia reazione è stata chiara e netta: ma vaffanculo va!

“Tocca pagare la rata del mutuo Scully, mettiamoci al lavoro…”.
Sì, vaffanculo, perché David Duchovny e Gillian Anderson,
all’apice del successo, hanno fatto entrambi le dive pur di portare a casa il
salario più alto possibile, negli anni dell’ “Hype” a tutti i costi, gli
appassionati purtroppo hanno la memoria corta e forse non si ricordano che
abbiamo dovuto pupparci un’intera stagione di “X-Files” senza l’agente Mulder, perché
l’agente di Duchovny non era riuscito a portare a casa l’assegno giusto. Oppure
il fatto che abbiamo anche dovuto digerire la moscissima stagione senza né
Mulder né Scully, sostituiti da Monica Reyes e dall’altro di cui non ricordo il
nome che, però, era interpretato dal grande Robert Patrick, il T-1000 di Terminator 2.
Ora che Gillian Anderson è rimasta al palo dopo la
(sanguinosa) cancellazione di Hannibal (ancora
non mi è scesa la delusione…) torna buono anche “X-Files”, una storia che, a mio
avviso, non aveva bisogno di un revival (la parola più associata a questa decima
stagione), perché non aveva molto altro da dire.
“X-Files” funzionava benissimo negli anni ’90, perché ha
saputo inquadrare alla perfezione quella serpeggiante angoscia da fine
millennio, si poteva dire la stessa cosa anche della sua serie cugina (ma con
diversa fortuna), ovvero “Millennium” di cui forse conserviamo memoria in tre.

Gli anni ’90 riassunti in un solo fotogramma.
Ho sempre avuto un interesse per le questioni
paranormali, un approccio a metà tra quello analitico di Scully e quello…
Boccalone (mi sembra la parola più adatta) di Mulder, sul finire degli anni ’90
i rapimenti alieni erano un argomento caldo, pensateci, da allora ne avete più
sentito parlare? Intendo dire oltre che sul canale Focus, dove trasmettono a
rotazione “Alieni nuove rivelazioni”?
Questa decima stagione, composta da soli sei episodi, è
stato definito un revival, non so voi, ma io quando sento la parola “Revival”
penso sempre ad un trentacinquenne che tira dentro la pancia per entrare nei vecchi
pantaloni da baccaglio, si lancia in pista cercando di fare colpo su due studentesse
di 15 anni più giovani di lui facendo lo splendido a discorsi e shot di Vodka,
per poi finire a vomitare anche l’anima nel cesso del locale. Tutto questo solo
con una parola… Non so cosa potrei snocciolare se mai mi sottoponessero al test
di Rorschach.
Insomma, questo rilancio della serie ha fatto subito
scattare il senso di ragno, nel paranoico (e complottista) dentro di me, in
compenso dopo i primi due episodi, avevo voglia di citare Jack Burton: “Ecco,
lo dicevo io”.
Il primo episodio (1×01 – My Struggle), scritto e diretto
da Chris Carter, mi ha lasciato con parecchi dubbi, l’inizio con la voce
narrante di Mulder funziona, il problema è che nel corso dell’episodio, sembra
di assistere ad una serie rimasta bloccata agli anni ’90, come la zanzara
di Jurassic Park nella goccia d’ambra.

Benvenuti ad una nuova puntata di “Alieni nuove rivelazioni”.
Sorvolo sulla qualità degli effetti speciali (davvero le
ricostruzioni di “Alieni nuove rivelazioni” mi sembravano migliori, il che è
tutto detto), il problema è che trama e dialoghi, sottolineano come questo
revival di X-Files sia arrivato fuori tempo massimo, il complottismo post-11
Settembre, inserito a forza in una serie del 2016 la rende una storia nata
vecchia. Per il resto, quando Mulder incomincia una delle sue tipiche tirate
sul governo, gli alieni e il nuovo ordine mondiale, fa più tenerezza che altro,
la faccia di Scully in questo senso parla più di mille parole. Nei vecchi episodi, mio padre diceva sempre che Mulder faceva uso di droga per giungere a certe conclusioni, difficile dargli torto ora…

Inoltre, si percepisce la frettolosità nel cercare di
ristabilire lo status quo della serie: Mulder e Scully tornano ad essere agenti
dell’FBI come se nulla fosse, il direttore Skinner (non quello dei Simpson…) li
accoglie a braccia aperte come se avesse sempre patteggiato per Mulder (e non
sempre è stato così), persino il mitico ufficio dello “Spettrale” Mulder è stato
preservato, come la cameretta del figliol prodigo. Per avere delle spiegazioni
sul ritorno in vita di “Smoking Man”, poi, è stato necessario attendere l’ultimo
episodio, Scully-centrico e speculare a questo, intitolato, infatti, “My Struggle
II” (1×06), nemmeno fosse un pezzo dei Metallica, tanto per stare in tema anni ’90.

Provate a spiegarlo a lui che il fumo uccide…
Il secondo episodio migliora leggermente la qualità, non
ero proprio ansioso di saperlo (dopo il pessimo “Dragonball Evolution”), ma se
vi chiedevate che fine avesse fatto il creatore di “Final Destination” James
Wong… Ecco qui, a lavorare su questa serie.
Quando ho letto il titolo del terzo episodio (1×03 – Mulder
and Scully Meet the Were-Monster, tradotto in Italiano come “La lucertola
mannara” GULP!) non sapevo se ridere o piangere. Incredibile, ma vero, invece,
secondo me è l’episodio dove ho ritrovato la serie X-Files che tanto amavo.
Una puntata autoconclusiva in puro stile “Monster of the
week”, perché “X-Files” non era solo complotti e invasioni aliene, ma anche
episodi autoconclusivi, alcuni geniali, altri folli (il mostro appassionato di
canzoni di Cher, ad esempio) e altri semplicemente brutti. Ma questo terzo
episodio, utilizzando anche abbondanti dosi di autoironia (la scena di Scully
che va a farsi riparare il cellulare, ad esempio) rende omaggio proprio a questo
filone di episodi e, contro tutte le mie aspettative, risulta il più
riuscito di questa decima stagione.

Posso scrivere quello che mi pare qui, tanto nessuno lo leggerà.
Ho apprezzato anche il quarto episodio “Home Again”, con
i suoi momenti quasi da Slasher, in particolare la scena con “Downtown” di
Petula Clark in sottofondo, davvero azzeccata. Dimostrazione che forse X-Files
potrebbe ancora funzionare in tv, se si limitasse a casi autoconclusivi e
lasciasse perdere cospirazioni e scie chimiche… Che purtroppo vengono citate
nell’episodio finale (storia vera!).
Chris Carter scrive e dirige anche l’episodio numero
cinque “Babylon” uno di quelli sceneggiati peggio di tutta la stagione, un
tentativo di portare i due celebri agenti dell’EFFE BI AI, su tempi
contemporanei come il terrorismo islamico, ma con passaggi a vuoto dello script
davvero sanguinosi e la pensata, ironica quanto volete, ma parecchio forzata,
di introdurre altri due agenti giovani di nome Miller e Einstein (Sigh!) vere e
proprie fotocopie di Mulder e Scully, anzi, la rossa con il cognome da
scienziato, raggiunge apici di fastidio nello spettatore che Scully non si è
mai neppure sognata.

“Incredibile, sembra di guardarsi in uno specchio!”.
Cosa salva l’episodio? Un’altra volta l’ironia, vedere
Mulder strafatto di funghetti ballare la quadriglia è forse l’unica cosa
memorabile, ma anche l’occasione per un breve cameo (lisergico) dei
mitici Pistoleri Solitari, Frohike, Byers e Langly. Di tutti i personaggi
ricacciati dentro a forza nella serie per questo revival, loro sono quelli che
ne sono usciti meglio, per fortuna, ho sempre adorato i “Lone Gunmen”.

Quanto mi mancate ragazzi, grazie per essere passati a salutare.
Il disastro semi totale arriva nell’ultimo episodio (1×06
– My Struggle II) dove tanti nodi vengono al pettine, arriva qualche
spiegazione, ma in maniera frettolosa fino a quella scena finale lì (che non
rivelerò per non rovinare la visione a nessuno) che personalmente mi ha fatto
cadere le braccia… Diciamo le braccia…
Mi sono ritrovato di nuovo a citare Jack Burton dicendo: “Ecco,
lo dicevo io”, di fronte alla prova che tutta questa decima stagione, era solo
un modo per far lavorare David Duchovny e Gillian Anderson e magari tastare il
terreno per vedere se il pubblico del 2016 abbia ancora voglia di seguire Mulder
e Scully nelle loro indagini.

Questo bella faccia è una delle cose migliori della stagione (storia vera).
Esclusa la “Lucertola Mannara”, di questa decima stagione
revival avrei fatto volentieri a meno, ho apprezzato vedere di nuovo le matite
piantate nel soffitto da Mulder e assistere alle analisi di Scully, se mai
quei due dovessero tornare, dovrebbero aggiornarsi agli standard delle serie tv
nell’anno di grazia 2016. Perché da grandissimo appassionato di questa serie,
sono il primo a riconoscere la sua importanza, ma anche il fatto che ai
tempi parecchi episodi erano sull’inguardabile andante e, purtroppo, questa
decima stagione ricorda un po’ troppo quella tipologia di episodi lì.
Purtroppo è così, al cinema e in tv, tutti i nostri
ricordi tornano per essere dati nuovamente in pasto al pubblico e il maledetto
“Hype” offusca la memoria, una cosa giusta l’ha detta Scully al suo socio e
forse dovremmo tenerla tutti quanti a mente: “Mulder, the Internet is not good
for you”.

Per concludere vi riporto un messaggio ricevuto da mio padre, il Sig. Cassidy Sr in merito a questa serie: “Ho visto la puntata n.5 e finalmente ho capito tutto:  Mulder è un drogato !!!!!”.
Alla fine aveva ragione lui… Storia vera.

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