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X-Men 3 – Conflitto finale (2006): Nessuno può fermare gli Uomini-Pareggio (tranne Brett Ratner)

Squadra che
vince non si cambia… A meno che il regista non si svegli una mattina
gridando: “Vado a fare un film su Superman!” e qui iniziano i casini…
Bentornati alla X-Rubrica di quelli che aspettano “X-Men: Apocalisse”.

Dopo il
successo di critica e pubblico del capitolo precedente, Marvel e Fox mettono in cantiere il terzo capitolo della saga, quello finale,
nelle loro intenzioni l’idea è quella di rendere la saga degli Uomini-Pareggio una trilogia sul modello di quella di Guerre Stellari, senza prequel o robe strane… Lo so che detto ora fa un po’ ridere,
dopo due prequel e altrettanti spin-off.
Il problema è
che Bryan Singer da qualche tempo, guarda il cielo fischiettando il tema di
John Williams, si è messo in testa che il suo schema rodato per gli X-Men,
potrebbe funzionare anche per rilanciare al cinema il personaggio di Superman,
Marvel e Fox non sono disposte ad aspettarlo, perché il terzo capitolo deve
uscire a Maggio del 2006, cascasse il mondo, quindi Singer salta la barricata
e passa alla Distinta Concorrenza della Warner Bros, per dirigere “Superman
Returns”, in linea di massima sapete com’è andata a finire… Non bene.

Quando ti ho detto “Prendi il Golden Gate” non intendevo letteralmente!
Ma questo film
sa da fare! Tocca trovare un regista, il primo nome è quello di Matthew Vaughn
che viene assunto a Marzo del 2005, ma quando realizza che ha solo 14 mesi
per consegnare il film, passa la mano, convinto che non potrà mai lavorare bene
con così poco tempo, voi intanto fate una cosa: segnate il nome di Vaughn sul
vostro taccuino, perché tornerà buono per i prossimi capitoli di questa
X-Rubrica.
Prima che a
bordo si accenda la luce con su scritto “Panico!”, Marvel e Fox vanno alla
ricerca di un altro nome e ricordandosi di aver offerto la regia del primo film a Brett Ratner, tornano a bussare alla sua
porta, quando Ratner accetta il disastro è pronto ad avvenire.



Andateci piano, stiamo facendo “X-Men” non “XXX-Men”.
Ora, io non ho
nulla contro Brett Ratner è un onesto mestierante, meno peggio di tanti altri
registi che si trovano in circolazione, ha sfornato stupidate su commissione
come “Rush hour” e il suo “Red Dragon” non era nemmeno un brutto film, aveva
solo la sfiga di arrivare dopo il “Manhunter” di Michael Mann (non proprio la
pizza con i fichi), certo se fosse stato lui a dover dirigere il primo film
degli Uomini-Pareggio al posto di Bryan Singer, probabilmente ora la saga non sarebbe prossima
al sesto capitolo, ma arrivato in corsa su un progetto avviato, quanto male
potrà mai fare? Ecco… Tanto!
“X-Men –
Conflitto finale” o “X-Men: the Last stand” se preferite il titolo americano
(ben più cazzuto), è il film con cui Brett Ratner si è guadagnato la nomea di
povero imbecille e da allora non è ancora riuscito a fare nulla per
scollarsela di dosso, anzi, quando gli anno affidato la regia della notte degli
Oscar del 2012, il nostro eroe parlando ai giornalisti ha commentato il fatto
che fare le prove generali non è da lui, perché “Rehearsal is for fags”,
letteralmente: le prove sono roba da femminielli… E si è fatto licenziare in
tronco dall’Accademy. Sicuro che non era meglio aspettare Bryan Singer?



Siamo rimasti in due a ballare l’alligalli…
“X-Men –
Conflitto finale” non è nemmeno un brutto film, per essere una pellicola nata
con lo specifico intento di concludere una trilogia, piazza due o tre colpi di
scena clamorosi e per sfruttare il finale del capitolo precedente, porta in
scena la saga di Fenice Nera (ma perché devi essere razzista anche con gli
animali mitologici!!?!), una delle storie degli X-Men più celebri di sempre,
scritta dal solito Chris Claremont con i disegni di John Byrne.
Nel tentativo
di dare più spessore alla trama, gli sceneggiatori pescano da una run a fumetti
più moderna intitolata “Talenti” (Gifted), disegnata da John Cassaday e scritta
da… Joss Whedon. Strano, ma vero, nessuno alla Fox ha mai pensato a Whedon come
regista, ma anche qui, in linea di massima sapete come è andata a finire.



Così anche questa volta sapete quali fumetti sono stati rovinati…
Nei laboratori
Worthington situati sull’isola di Alcatraz (non si sa perché) la dottoressa Kavita
Rao sforna un antidoto al gene mutante X, che prende il nome de “La Cura” forse
perché la dottoressa è una fan di Franco Battiato. La comunità mutante si spacca
in due, Magneto ancora latitante la vede come l’ultimo affronto alla sua razza
da parte degli umani, e anche qualche X-Men tra le fila di Xavier inizia a
pensare che una vita senza poteri potrebbe essere migliore…
A tutto questo
aggiungete l’esplosivo ritorno di Jean Grey, che era un pochino morta, ma come
tutti gli X-Men la morte è solo temporanea, e posseduta dal potere di Fenice,
ora è la mutante più potente in circolazione, il RAS del quartiere con super
poteri, seguono casini.



“Ehm no no, volevo dire, certo che mi piace il tuo nuovo taglio di capelli!”.
Il film si
apre subito nella famosa “Stanza del pericolo”, una specie di ponte ologrammi
(in stile Star Trek) dove gli Uomini-X si allenano, tagliata per motivi di
budget dai film precedenti, viene inserita qui, perché forti di 210 milioni di
ex presidenti passati defunti stampati su carta verde, ti puoi permettere
questo è altro, infatti Brett Ratner con tutti questi soldi cosa fa? Sbraga
malamente!



Prossimamente: X-Men VS Mazinga Z
Bryan Singer
in X-Men 2 era stato tanto pragmatico da aggiungere pochissimi nuovi mutanti per
non alterare i già difficili equilibri di gestione del casting, Brett Ratner
invece non bada a spese, e si trova anche a dover risolvere un cast di attori
che ormai è composto quasi interamente da VIP.



Si sono moltiplicati… Ecco per cosa sta la lettera X!
Alan Cumming
pensa bene che 8 ore di seduta di trucco sono troppe per apparire pochi minuti
nei panni di Nightcrawler, quindi saluta amici e parenti e porta le sue labbra
ad un indirizzo nuovo, James Marsden e Rebecca Romijn hanno altri film da
girare, e possono stare sul set davvero poco tempo, in compenso, Halle Berry
che in quel periodo appariva in un film si e nell’altro pure, pretende più
spazio per Tempesta, che in due film ha davvero fatto poco o niente. Insomma
una tragedia, c’è chi la vuole cotta e chi la vuole cruda, e nel tentativo di
accontentare tutti e dare un finale alla trilogia gli sceneggiatori corrono
dietro alle esigenze di tutti.



My heart will go oooooooooooon…
Ah! Vi ho
detto della caterva di personaggi nuovi inseriti nella trama? Si perché se non
bastasse tutto questo casino, in questo terzo film esordiscono tre personaggi
buoni per #TeamBuoni (Bestia, Kitty Pryde e Angelo) e ben tre, quattro… Ah boh
non so! Una miriade per #TeamCattivi (Il fenomeno, l’uomo multiplo, Callisto,
Stacy-X, Spike e chi più ne ha più ne metta). Ovviamente il minutaggio è
utilizzato alla meno peggio, qualche personaggio ha un minimo sindacale di
caratterizzazione, come Kitty interpretata da Ellen Page alle prese con una
mezza storiella amorosa con l’uomo ghiaccio (un amante molto focoso…), mentre
gli altri, beh ciccia! Angelo è il tizio con le ali e Bestia è… quello Blu, se
volete sapere altro leggetevi i fumetti che cacchio! Vorrete mica che vi
raccontiamo tutti noi no?



“Tu chi saresti, Puffo peloso?”, “Parli tu Commissario Basettoni!”
Brett Ratner
fa il suo quando si tratta di dirigere una scena spettacolare, come quella del
Golden Gate che resta probabilmente la migliore di tutto il film, ma quando
deve rendere credibile un nuovo personaggio, fa rimpiangere tantissimo l’assenza
di Bryan Singer, ora, io mi rendo conto che sia complesso far digerire al
pubblico un personaggio che si chiama “Il Fenomeno” (di nome probabilmente
Jimmy), ma se lo fai interpretare a Vinnie Jones con dei ridicoli muscoli
posticci e un casco in finta(vera) plastica, che dice cose come “Ma lo sai chi
sono io? Sono il Fenomeno” vi rendete conto da soli che quella nomea di
cretino, Brett Ratner un po’ se la merita pure.



La faccia che fa il Fenomeno, quando sente la barzelletta sugli abitanti di Trepalle.
“X-Men –
Conflitto finale” resta un film anche coraggioso nella sua volontà di terminare
una saga amata dal pubblico, le morti celebri non mancano, e sono tutte un
colpo al cuore per il pubblico, quella più clamorosa è la dipartita di Mystica,
anche se la frase di saluto di Magneto riassume alla grande il personaggio (“Peccato,
era così bella”).



Perchè continuo a pensare a “You can leave your hat on” di Joe Cocker?
A proposito di
Magneto, Ian McKellen pare quello che si diverte più di tutti sul set, è
talmente rilassato che rende alla perfezione l’eccesso di boria del suo
personaggio, il peccato è che ad una storia che poteva essere solida e
traghettare la saga ad un finale funzionale, sono stati aggiunti personaggi
poco approfonditi, e nemmeno il cambio di regista riesce a limare l’effetto di
legnosità di battaglie e i combattimenti, in questo senso, la scelta del comico
50enne Kelsey Grammer, per la parte dell’agilissimo Bestia, non sembra proprio
una buona idea…



Invece che Bestia, sarebbe stato meglio chiamarlo Bradipo…
“X-Men –
Conflitto finale” è un film sfilacciato e troppo frettoloso, che verso la fine,
pecca un po’ di vigliaccheria, dopo aver ammazzato personaggi per 104 minuti,
ci tocca ad assistere ad una moltiplicazione di finale, la scena di Magneto che
muove (perché lo muove, si vede) il pezzo degli scacchi, e la scena dopo i
titoli di coda, con la dottoressa Moira MacTaggert, senno tanto di passi
indietro.
Risultato al
netto di un film che poteva essere anche bello, e che per alcuni tratti riesce
anche ad esserlo, ne escono quasi tutti scontenti, persino lo stesso Bryan
Singer, che si è mangiato gomiti e malleoli di aver abbandonato i suoi
X-Pupilli, ma parleremo anche di questo in questa X-Rubrica.
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