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Xerxes. La caduta della casa di Dario e l’ascesa di Alessandro (2018): l’ombra di 300

Quando apri “Xerxes” di Frank Miller, il primo pensiero che ti attraversa la mente è: “Ah, eccoci di nuovo nel mondo di 300, ma con più veli di mistero e meno spartani che gridano nel vento”. In effetti, Miller torna sulle pagine con un’opera che è al contempo prequel e sequel spirituale celebre e chiacchierato del suo fumetto, cercando di espanderne l’universo, non con la volontà dello storico ma dell’artista.

Il problema è che non possiamo leggere Xerxes senza ricordare 300, non perché lo dica la narrativa, ma perché la sua ombra lunga è ovunque: le tavole, le pose eroiche e plastiche, perfino la gestione del ritmo narrativo, urlano “Questo. É. Miller!”. Solo che questa volta il rumore è diverso, non è più l’urlo rabbioso di Leonida, ma una riflessione più lenta e spezzettata sul potere.

No, non è Leonida, ma Temistocle, mi dispiace per le fan di Gerald Butler.

Se in 300 Miller giocava a reinventare la Storia come mito personale – con licenze poetiche, corpi deformati, battaglie cinematiche e una discutibile visione americano-centrica del mondo – in “Xerxes” il gioco si fa più ambizioso. Non si tratta più solo di una singola battaglia, ma di un arco temporale vastissimo, dalla caduta della casa di Dario alla nascita e ascesa di Alessandro Magno.

Eppure, la narrazione paga il prezzo dell’ambizione, i salti temporali e i cambi di prospettiva sono sempre chiarissimi ma diluiscono la storia. Temistocle, Milziade ed Eschilo compaiono e scompaiono, sembrando sempre versioni minori di altri personaggi che Miller aveva già raccontato nei suoi fumetti, le battaglie si susseguono con frenesia ma l’andamento è volutamente (o no, lo deciderà il lettore) decadente. Poi sicuramente gioca un fattore fondamentale un elemento estremamente discusso, di un personaggio e un artista già molto chiacchierato come Miller, mi riferisco ai suoi disegni, qui fa da padrone il tratto “tardo” milleriano, quello degli ultimi lavori, che è diventato su molti Social-Cosi un ottimo modo per generare interazioni, sotto i post pubblicati apposta, come ad esempio quelli delle sue ultime copertine dedicate a vari personaggi a fumetti, ma torniamo al 2018 (D.C.)

Il classico letale e silente personaggio ninja, quanti ne abbiamo visti così nei fumetti di Miller?

Bisogna notare che il tratto di Miller, pur sempre riconoscibile, qui si fa progressivamente più stilizzato, fino a generare tavole quasi spoglie. Se in 300 i colori “terrosi” e materici amplificavano l’epica e il senso di battaglia imminente, in “Xerxes” i primari vividi e abbondanti creano una distanza insolita: da un lato, sembrano trasmettere la decadenza dell’Impero persiano che Miller racconta, dall’altro, suggeriscono una decadenza del tratto stesso, come se anche la linea del maestro stesse cedendo sotto il peso dell’ambizione.

Che sia una fase di stilizzazione 2.0 (o 3.0, quasi futuristica), o un vero e proprio declino artistico, lascio decidere a Padre Tempo e all’occhio del lettore. Fatto sta che il confronto con “300” è inevitabile e, per quanto inevitabile, resta impietoso: passare dagli Spartani inflessibili alle figure di “Xerxes”, talvolta improvvisate e levigate come Ateniesi in prova costume, è un salto che lascia un certo gusto di malinconia epica.

Vi piace quello che vedete? Buona lettura altrimenti, statene alla larga perché è quasi tutto così.

L’ambizione era alta, raccontare la decadenza della Persia e gettare uno sguardo sulla grandezza, quella del predestinato, di Alessandro Magno, tutto questo al lettore arriva ma è chiaro che anche quella punta di ferocia narrativa (passatemi il termine) che caratterizzava “300” qui manca, qualcuno dirà purtroppo, altri, per fortuna. Il confronto tra le due opere di restituisce un prequel/sequel più ambizioso ma meno riuscito, era di sicuro più “facile” (virgolette obbligatorie), vendere al mondo il glorioso sacrificio degli Spartani di Leonida rispetto al grande arazzo narrativo che Miller voleva raccontare con “Xerxes”, ma l’opera in se vive di contrasti: fragile ed epica, in bilico tra mito e realtà e tra azione stilizzata e arte in decadenza come l’impero che vuole rappresentare.

In definitiva, “Xerxes” è un fumetto che richiede attenzione e pazienza, chi è alla ricerca di un “300 – Parte II” resterà deluso, l’obbiettivo di Miller in questo caso era differente, forse anche quello di smorzare qualche noto, e magari anche qualche polemica? Chissà, in ogni caso sull’impero di Miller, in un modo o nell’altro, non calerà mai il sole.

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