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xXx – Il ritorno di Xander Cage (2017): più che “Zona Xander” sembra “Zona Donnie Yen”

Lo sapete che il mio rapporto con “Fast and
Furious” (2001) è stato burrascoso fin dall’inizio, alla fine ho fatto pace con questa saga caciarona e, come
tanti, sto aspettando l’ottavo capitolo, sapete anche che del trio di film che
ha lanciato Vincenzo Gasolio nell’olimpio degli eroi d’azione, il mio preferito
resta “Pitch Black” (2000).

Sì, perché la carriera di Vin Diesel è andata
su su su e via con tre titoli azzeccati, oltre ai due citati, il terzo vertice
del triangolo era proprio “xXx” (2002) di Rob Cohen, poi sapete com’è andata,
no? Ad un certo punto, Vincenzo si è messo in testa una roba tipo “Da grande
farò il Denzel Washington”, non è finita proprio benissimo ed ora la sua
filmografia è una prateria di seguiti di quei tre film (la trilogia del
canottierato) che lo misero sulla mappa geografica nei primi anni 2000.
Per assurdo, la saga di Fast and Furious ha
iniziato a funzionare sul serio, quando è diventata una versione in grande del
primo “xXx”, grosso tamarro in versione agente segreto, che salva il mondo con
balzi e sgommate estreme, appoggiato dal governo e circondato da macchinone e
belle donne, togliete Xander Cage e mettete Toretto, ma la formula è la stessa.
A differenza del primo “Fast and Furious”, che
nella provincia in cui ho speso infanzia e adolescenza, diciamo ha fatto
piuttosto colpo sui miei coetanei, andai a vedere il primo “xXx” al cinema,
trascinato da amici che sognavano le lucine sotto l’auto, anche se avevano una
punto scassata (storia vera), sapete cosa mi ricordo di quella prima visione?
Che mi divertì pure.



“Vieni che ti spiego perchè mi chiamano xXx”.

Sì, perché il film di Rob Cohen era una
cafonata bestiale, però rispondeva al bisogno di tamarrate che nei primi anni
2000 era fin troppo presente, ve lo ricordate che musica andava forte allora?
Gruppi NuMetal che sono durati lo spazio di un mattino e se più o meno siete
venuti su con i piedi piantati nel mio stesso “Humus”, sono sicuro che potrete
raccontarmi del tizio che conoscevate che si è fatto tatuare la tripla X
dietro il collo, io ne ho conosciuti due (storia vera).

Xander Cage era uno spaccamontagne proprio
come James Bond, ma preferiva canotta e giacca di montone al posto dello
smoking, aveva una Bond Girl un po’ trucida, ma che diceva il fatto suo (Asia
Argento) e zitto zitto ha anticipato tutte le cose che hanno portato “Fast and
Furious” al successo, ma anche qualcun’altra, tipo il repentino cambio di
location che ora si vede spesso nei film, oppure Samuel L. Jackson che faceva
già Nick Fury prima che Bryan Hitch disegnasse l’agente segreto della Marvel
con le fattezze della attore, nel primo numero di “Ultimates” (2002).
La saga di Bourne
ha influenzato gli action americani, tanto che dopo TUTTI i protagonisti
correvano sui tetti, quella di xXx ha anticipato le scene sborone che persino
Bond non faceva più da un po’. La dico tutta, a me non è dispiaciuto nemmeno “xXx
2: The Next Level” (2005) era un bel film di cassetta, con Ice Cube valido
sostituto di Vin Diesel che allora pur di non fare il seguito, fece morire
Xander Cage in un corto metraggio girato apposta (storia vera!).



“…Ho seguito la luce di una valigetta piena di soldi, e PUF! Ero di nuovo vivo!”.

Questo nuovo “xXx” (senza numero) ci tiene a
ricordarci che Vincenzo è tornato all’ovile, s’intuisce se riuscite a leggere
tra le righe del vago sottotitolo (Il ritorno di Xander Cage) e per qualche
oscura ragione è stato affidato a D.J. Caruso, l’uomo che con quel nome, è
pronto per un ruolo fisso nel cast de “Il Boss delle cerimonie”.

D.J. Caruso che ha azzeccato una
mezza scopiazzata ad Hitchcock (Disturbia, 2007), ha tentato di fare lo
schiavetto di Spielberg dirigendo il suo (allora) pupillo Shia LeBLUFF in “Eagle
Eye” e poi ha fatto quella porcheria ridicola di “Sono il Numero Quattro”
(2011) una roba young adult in cui il potere del protagonista era quello di
avere delle mani luminose (storia vera), mamma mia che risate mi sono fatto
guardando quella roba, era dai tempi del primo “Twilight” che non ridevo tanto!
Insomma, Caruso non ha idea di come si diriga
un film d’azione e qui ha per le mani Vin Diesel, Donnie Yen e Tony Jaa nello
stesso film, in pratica come chiedere ad un Vegano di cucinarti la bistecca
alla Fiorentina.



Comunque quello Yack morto era brutto anche nel 2002.

Nella prima scena di “xXx – Il ritorno di
Xander Cage” Samuel L. Jackson muore, probabilmente di vergogna dopo aver visto
la regia di Caruso, ma se avete visto più di due film in vita vostra, anche
questa non è una svolta imprevedibile della storia, viene sostituito da Toni
Collette che in questo film dovrebbe essere a suo agio come un Messicano ad un
raduno di sostenitori di Trump, invece malgrado tutto è una delle poche cose
del film che funziona.

La CIA si è fatta fregare “Il vaso di Pandora”,
nome originalissimo per descrivere un MacGuffin che fa precipitare satelliti a
comando premendo un tasto che più che altro serve a far tornare Xander Cage
in azione, ma non era morto nel cortometraggio girato apposta? Ma sì, chissene!
Tanto chi vuoi che lo abbia visto.



“A chi dobbiamo sparare?” , “Al regista, così ci guadagnamo tutti”.

Xander Cage passa il suo tempo a fare cose
estreme che dovrebbero fare colpo sui giovani, tipo andare sullo Skateboard,
gettarsi dai tralicci con gli Sci, trovare un modo complicato per non pagare il
canone Rai, ma vedere comunque la partita, robe così. Siccome è un vero ribelle,
appena la CIA gli propone di tornare a lavorare per il governo, lui scalcia
ancora meno del primo film e accetta subito, e già qui, volevo lasciare la sala per
andare a cercare un cantiere da fissare, sicuramente meno noioso di questo
film.

“In USA li chiamiamo sceneggiatori”, “In Cina li chiamiamo uomini morti se scrivono così”.

Sì, perché ora ve lo dico: il film sembra fatto
apposta per compiacere il mercato orientale, Vin Diesel è un divo grazie a “Fast
and Furious”, Donnie Yen è l’imperatore della Cina, Tony Jaa il suo profeta e
il resto del cast è una parata di facce note che sembrano scelte per far
puntare il dito allo spettatore verso lo schermo.

Deepika Padukone è una star di Bollywood, la
cecchina con i tatuaggi è l’australiana Ruby Rose, quella di Orange is the new black, il tipo grosso con il paradenti da Rugby, è il Mastino di Giocotrono,  poi c’è un tale che da quello che ho
scoperto è un DJ, che nel film fa la parte… di un DJ!



“Cavoloooo! Riesco a vedere le mie compagne di cella mentre fanno la doccia con questo!”.

Sì, perché assemblata la squadra (anche qui, un
Fast and Furious in piccolo) i nostri partono alla caccia dei cattivi, guidati
da Donnie Yen e li trovano su un’isola, dove in un attimo parte una festaccia
nera perché bisogna far vedere che Vin Diesel è un dritto che fa cose stilose
circondato da patate, quindi giustamente in missione non ti porti un esperto di
esplosivi, un artista della fuga no, ti porti un DJ! A meno che non fosse l’estremo
tentativo di D.J. Caruso di sottolineare metaforicamente la sua utilità all’interno
del film.

Al netto della svolta finale (secondo voi la
CIA si fa fregare così facilmente?), la trama è quella di un classico film da
cassetta, un DTV di quelli a 2.99 nel cestone di Mediaworld, come ne abbiamo
visti tanti in vita nostra, ma non è nemmeno questo il problema, il vero
problema di questo film è che mi sono ritrovato spesso a guardare l’orologio
(anche per non pensare ai tremendi dialoghi). Noia, noia, in un film così non
dovresti MAI annoiarti, invece per la maggior parte del tempo sbuffavo.
Nina Dobrev sarà pure carina, ma nei panni
della Nerd seSSi che ci prova con Xander Cage non si può ascoltare (guardare
sì), su di lei quasi tutti i momenti comici del film e vigliacca se ce ne
fosse stato uno davvero divertente!



Come si intuisce dagli occhiali, questa è la bruttina ma simpatica del film (seee vabbè!).

Inoltre, la scena finale d’azione, è
talmente piena di eventi che tutto sommato si guarda, ma non venite a dirmi che
è ben fatta, diretta bene, o coreografata meglio. L’unico momento che mi ha
smosso dalla noia in cui ero sprofondato in poltrona, è un cameo verso la fine,
non ve lo rivelo per non rovinarvi l’ultima (e anche unica) sorpresa, quello non è male,
peccato, che venga rovinato due minuti dopo, quando lo stesso illustre
personaggio fa nuovamente capolino, svalutando immediatamente la sua presenza.

“xXx – Il ritorno di Xander Cage” è un film
che sembra vecchio, cerca di replicare qualcosa che nel 2002 era sì tamarro, ma
comunque innovativo, questo invece? Boh, quando ho visto i singoli personaggi,
presentati con, primo piano, musica che parte in sottofondo e piccola scheda,
nome, cognome, hobby che compare accanto, ho pensato al fatto che pure Guy
Ritchie ha smesso di usare questo trucco, che l’ultimo film che ha provato a
fare lo stesso, è stato Suicide Squad,
non proprio un esempio da prendere a modello, no?



“Mi hanno detto che ai giovani piacciono le moto d’acqua, capito, moto d’acqua…”.

Ma poi cacchio D.J. Caruso! Non serve staccare
la MDP 35 volte per risultare dinamico e GGGgiovane! Non solo Caruso non ha
idea di come si diriga un film d’azione, ma è talmente in ansia da prestazione
che si agita tutto, come un 30enne che balla in pista come faceva ai suoi
tempi, per far colpo sulla carina di dieci anni più giovane, per poi finire
rosso in volto, sudato e senza fiato.

Il giovane Vin, 50 anni il prossimo Luglio.

Regola numero uno! Hai Donnie Yen che picchia
gente nel film? Tu non stacchi, non lo inquadri da vicino mannaggia a te! E
visto che ho aperto a mio volta il vaso di Pandora di quelli che erano i miei
VERI motivi di interesse nei confronti di questo film, parliamo proprio di
Donnie Yen e Tony Jaa.

“Alla fine, anche questo film, me lo sono divorato”.

Il numero di scene con protagonista Donnie
Yen mi fa capire che qui si cerchi la benevolenza dei botteghini cinesi, quando mena che vi devo dire, anche diretto da un cane come Caruso, si
nuove veloce e fluido, certo il personaggio a sua disposizione non è mitico
come quello di Rouge One, però Donnie
è bello sciolto quando recita, certo avere accanto Tony Jaa farebbe sembrare
chiunque Marlon Brando!

“Io rivoglio solo il mio elefante”.

Ecco, Tony, benedetto figliolo, una
capigliatura ORRIBILE, numero di gomitate e ginocchiate assestate nel film, ZERO,
quattro parole in croce e due saltelli, se penso ai film che mi hanno fatto
andare giù di testa per ‘sto ragazzo, meglio che non ci penso, altrimenti mi
viene la gastrite.

“Lei ha dei brutti capelli”, “No, LUI ha dei brutti capelli!”.

Noioso, imbarazzante nel suo cercare di fare
finta che non siano passati 15 anni dal primo film, diretto da un cane, cosa si
può salvare? I due minuti di Toni Collette, Nina Dobrev, ma senza i dialoghi e
Donnie Yen che tanto sfonderà i botteghini in patria pure così, ma vabbè, lui gioca
in una categoria tutta sua, non fa nemmeno testo.

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