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Yado (1986): Sonje rosse per te (ho comprato stasera)

Viviamo tempi cupi, una era di smartphone e pantaloni con
il risvoltini, ma soprattutto, di eroine cinematografiche costruite a tavolino per piacere al pubblico, protagonista di
pellicole Youn-adulte pensate per ingraziarsi il pubblico femminile, ma non
sempre è stato così, questo nuovo (coraggioso) ordine mondiale è sorto dal
crollo di un Era cinematografica violenta, dove nessuno aveva paura di mostrare
teste mozzate. Oggi facciamo un salto indietro nell’Era hyperborea del Cinema,
un’epoca folle e violenta: gli anni ’80!

Era parecchio tempo che avevo voglia di rivedere “Yado”,
più o meno da quando ho parlato di Conan il Barbaro e Conan il Distruttore,
devo ringraziare il mitico Lucius per avermi proposto di celebrare il 30esimo
compleanno del film uscito in Italia il 22 Febbraio del 1986, un’occasione per
rivederlo e celebrarlo che davvero non potevo perdere. Beccatevi anche il super-logo, creato dal grande Lucius!

Erano parecchi anni che non lo rivedevo, ma devo dire che
me lo sono riguardato con gran gusto, visto il film che mi sono ritrovato ad
ammirare e l’aria di celebrazione ho capito che il modo giusto per festeggiare
i 30 anni di “Yado” era dedicargli un capitolo della rubrica… I Bruttissimi di
Rete Cassidy!
Lo ripeto tutte le
volte per non creare confusione: i Bruttissimi è la rubrica a cadenza
non-periodica che celebra quei film oggettivamente bruttini, ma comunque
mitici, non si tratta di uno spernacchiamento, ma di un sentito omaggio ai film
che sono entrati nella storia del Cinema… Dalla parte sbagliata. Ora, il fatto
che io abbia già dedicato non uno, ma
due Bruttissimi a film prodotti dal
grande Dino De Laurentiis, dovrebbe DAVVERO iniziare a farmi riflettere…
Ho visto “Yado” centinaia di volte durante la mia
infanzia, galvanizzato dai due film precedenti su Conan, specialmente quello di
John Milius, non potevo non amare questo strambo film, che ai tempi non sapevo
bene come classificare, per assurdo lo ricordavo come una specie di versione
alternativa dove Conan non si chiamava Conan, ma Yado, aveva una rossa (e
guardabile) guerriera al suo fianco, ma erano altri due elementi ad essere
rimasti impressi nella mia mente:  il
primo era sicuramente il posticcissimo ragno meccanico che la cattiva del film
si portava appresso, una specie di versione macabra di un chiwawa Toy da borsetta
(cioè, ancora più macabro di un cane in una borsetta intendo dire…).
Non sono mai stato aracnofobico, anzi, trovo che i ragni
siano delle bestiole fantastiche, ma ogni volta che mi capita di vederne uno al
cinema o dal vivo non mi fanno ne caldo ne freddo, peccato che mi senta come dire…
Camminare addosso per tutto il tempo, non so se ho reso l’idea. Ricordavo
questo ragnone schifosissimo, che ruotava su se stesso come se fosse radio
comandato, chissà perché lo ricordavo centrale per la trama, in realtà rivedendo
il film ho scoperto che la bestia otto-zamputa è poco più che un complemento di
arredo.

… Con te che sei la mia passione, io ballo, il ballo del ragnone.
Ricordavo bene, invece, la sfregiata cattiva che nascondeva
la sua cicatrice dietro una maschera d’oro, essendo interpretata (alla grande)
dalla bellissima Sandahl Bergman, la stessa attrice che interpretava Valeria in
Conan il Barbaro, creava nel me
stesso bambino qualche scompenso di natura complottistica, nella mia testa mi
ero fattto una versione alternativa della storia, in cui Conan e Valeria erano
tornati in ruoli differenti e la cattivissima regina di Yado, voleva vendicare
la sua morte nell’altro film… Rivedendo il film, ho riscoperto che le
motivazioni della regina Gedren erano molto più semplici: il buon vecchio
dominio del mondo.
Quello che non è stato affatto semplice è la
genesi del film, dopo il grosso successo di quelli su Conan, il
produttore più vulcanico della storia del cinema aveva intenzioni davvero
bellicose per espandere il mondo del Barbaro producendo altre pellicole.
La sua prima idea è quella di portare sul grande schermo
uno dei personaggi (fumettistici) più celebri della saga di Conan, ovvero Red
Sonja, un personaggio creato dai mitici Roy Thomas e Barry Windsor-Smith, sulla
pagine della serie a fumetti “Conan the Barbarian n. 23” (Febbraio 1973),
vagamente ispirato al personaggio di Red Sonya (occhio alla Y che cambia
tutto…) protagonista di una storia breve di Robert E. Howard intitolata “The
Shadow of the Vulture” (Gennaio 1934). I diritti del personaggio allora erano
nella mani della Marvel Comics, ma se volete sapere tutto sulla vita editoriale
della Rossa, vi rimando al lavorone di ricerca e riepilogo fatto da Lucius sul suo blog Fumetti etruschi.

Red Sonja disegnata dalle dinamiche matite di Frank Thorne.
L’idea originale dovrebbe essere quella di lanciare la
rossa Hyrkaniana al Cinema, in un film in cui Conan compare qualche minuto a
fare da raccordo con i due film precedenti, un modo per espandere l’universo
dei personaggi di Robert E. Howard al cinema, dando il via ad un altro
franchise.
Un film dedicato ad un personaggio tosto e indipendente,
una donna capace di tenere testa e il più delle volte trionfare senza l’aiuto
di nessuno, in un mondo di omaccioni violenti, il prototipo di tutte le eroine
che nel 2016 popolano i blockbuster moderni, insomma. Ma quel volpone di Dino De
Laurentiis non era certo uno che apriva il suo (capiente) portafoglio senza la
certezza di non rientrare largamente del suo investimento, qui si fanno film
mica beneficenza…
Intuisce che il personaggio di Red Sonja è celebre solo
negli Stati Uniti, presso la porzione di pubblico che già segue le storie a
fumetti, ma nel resto del mondo, Italia compresa, è quasi una sconosciuta… Non
che la cosa sia tanto cambiata nel 2016 per questo strambo Paese a forma di
scarpa per Crom!
Quindi decide di cavalcare il successo di Conan, per
lanciare il nuovo personaggio, per farlo deve prima fare una chiacchierata con Arnold
Schwarzenegger.

“Visto? Quando dicevo che sarei tornato parlavo sul serio…”.
Il mitico Swarzy allora era a contratto per, si dice, una
decina di film con il produttore italiano, insieme avevano già mandato a segno
i due Conan, “Codice Magnum” (che potrei anche decidermi a riguardare un
giorno…) e questo film. Arnold, che arrivava dal successo di Terminator, non era molto convinto di
volersi impegnare nuovamente in un ruolo da comprimario, De Laurentiis
terrorizzato all’idea di perdere il Divo di origini austriache fece la cosa più
razionale del mondo: mentì spudoratamente.
Ma no Swarzy tranquillo, tu vieni giù in Italia dove
stiamo girando il film, stai una settimana, sette giorni, non uno di più, dici
le tue battute, ti godi il cibo, il panorama poi torni a casina tua, una cosa
semplice semplice, una particina da comprimario, tranquillo, fidati di me…
Schwarzenegger si ritrovò così in Abruzzo, dove gran
parte del film venne girato, incastrato per la bellezza di quattro settimane
consecutive, se mi lasciate l’icona aperta, più avanti vi spiego anche come
vennero spese dall’Ex Mr. Olimpia. La beffa di De Laurentiis, un personaggio
che non è Conan, ma è interpretato dallo stesso autore (“Arnold Schwarzenegger
è Yado!” tuonavano tutte le locandine dei film nel 1986) allo scopo di portare
la gente in sala, tanto che il film, in questo strambo Paese a forma di scarpa, non uscì nemmeno con il suo titolo originale “Red Sonja”, ma venne
storpiato in “Yado” proprio per concentrare l’attenzione tutta su Swarzy, ma la
cosa più divertente (si fa per dire) in assoluto, è che il personaggio
interpretato da Arnold nel doppiaggio originale non si chiama nemmeno Yado, ma
Lord Kalidor, che nei romanzi di Robert E. Howard è una delle identità “da
viaggio” di Conan. Quindi, il film che tutti noi conosciamo come “Yado” in
originale non solo non si chiama così, ma non c’è nemmeno nessun personaggio di
nome Yado nel film… De Laurentiis avrebbe saputo vendere la neve agli
Eschimesi.

Almeno nella versione francese hanno giocato a carte scoperte con il titolo…
Squadra che vince non si cambia, una volta confermato
l’attore, il danaroso produttore coinvolge anche il regista Richard Fleischer,
lo stesso di Conan il Distruttore, ma anche di cosine come “Viaggio allucinante”
e 2022: i sopravvissuti (filmone!),
l’idea originale è quella di affidare alla stessa Sandahl Bergman il ruolo
della protagonista, scelta che a mio avviso avrebbe anche funzionato, ma forse
avrebbe confuso troppo il pubblico (perché intitolare il film “Yado” no? Vabbè…), dopo
un’attenta selezione (tra cui è venuto fuori anche il nome di Sigourney Weaver, storia vera), per la rossa Hyrkaniana viene scelta la modella 21enne Brigitte
Nielsen, sì, proprio quella Brigitte Nielsen, qui da noi ultra celebre
specialmente negli anni ’90, quando presentò il Festival di San Remo accanto a
Pippo Baudo… Peccato De Laurentiis non abbia pensato anche a Baudo nel cast, me
lo sarei visto bene nel ruolo dello stregone, ora come faccio a togliermi la
visione di Pippo Baudo in costume da mago? Ma perché mi vengono queste idee?
L’inizio del film ricalca i primi venti gloriosi minuti
del Conan di Milius, o almeno, lo fa
nelle intenzioni, perché l’omicidio della sua famiglia e lo stupro di Sonja
subìto dai soldati della regina Gedren avviene in versione velocizzata
attraverso alcuni (violentissimi, bisogna dirlo) flashback, poi ad un certo
punto… Il disastro. Spunta una specie di, ehm, fantasma? Una roba tipo fata
smemorina, ma decisamente più in versione Poltergeist, che per motivi abbastanza
raffazzonati, decide di donare a Sonja dei non ben precisati poteri al fine di
vendicarsi, tutto questo prima dei titoli di testa del film, e la fantasmosa
apparizione ha già dato un sonoro calcio al secchio del latte all’atmosfera da
fantasy epico che “Red Sonja” dovrebbe avere.

La povera Sonja è costretta a tenere su il titolo del film da sola,..
Siccome De Laurentiis, come John Hammond, non ha badato a
spese, le musiche sono opera del Maestro Ennio Morricone, infatti sui titoli di
testa il tema del film (molto Western bisogna dirlo) parte tonante mentre Yado
cavalca nelle praterie, evidentemente Richard Fleischer non ha potuto
resistere, quando gli hanno detto che il suo film avrebbe avuto le musiche di
Morricone ha subito dovuto inquadrare qualcuno a cavallo e quando mi ricapita!

“Che devo fare Richard?” , “Fa una faccia Western e cavalca!”.
Tutta la vicenda ruota intorno ad un talismano in grado
di generare terremoti, inondazioni e disastri inenarrabili (tipo la pioggia il
giorno di Pasquetta), una specie di grosso pallone di Kryptonite verde con le
borchie che farebbero invidia ad un cantante Black Metal. Questo simpatico, ma
terribile talismano si carica con la luce, come Daitarn 3 per capirci e un
antico culto di suorine guerriere sta cercando di gettarlo nelle viscere della
terra per renderlo inoffensivo. A metà del rito fanno irruzione nel tempio i
soldati della regina Gedren che massacrano le suorine e si impossessano del
potente talismano, che può essere maneggiato solo da mani femminili, i
possessore di cromosoma Y che tentano di toccarlo PUFF! Finiscono svampati.

I talismani fluorescenti sono i migliori amici delle donne.
Non è dato sapere cosa potrebbe succedere se a toccare
l’arma fosse un omosessuale, un animale o un alieno sbarcato da Krypton,
purtroppo le istruzioni sono andate perdute insieme alla confezione originale
e alle pile (vendute separatamente).

Mettimi nell’urna urna u…Urna cineraria, mettimi nell’urna funeraria…
La scena di lotta è abbastanza divertente, anche se è
chiaro che le comparse scelte per il ruolo delle suorine guerriere, sono
entrate a far parte del film per la lunghezza delle loro gambe piuttosto che per le
capacità di spadaccine, quella che maneggia l’arma meglio, colpisce il nemico
come si farebbe con una mosca fastidiosa utilizzando uno scacciamosche…
Va molto meglio quando finalmente Red Sonja fa la sua
entrata in scena, impegnata a conseguire un Master di spada presso il maestro
Giapponese, con un curioso look: due vistose bandiere segna vento piazzate
sulle spalle, una roba comoda da portarsi in giro.

“Occhio a come ti muovi, che con quegli affari sulle spalle fai atterrare gli aerei di linea”.
Qui iniziano i casini veri del film, visti i trascorsi di
Sonja, la rossa guerriera rifiuta l’aiuto degli uomini, ma malgrado tutto, per la durata del film non farà altro che ripetere che si concederà (in
moglie? Sì, ma spesso questo dettaglio risulta nebuloso…) a chi saprò
sconfiggerla in duello. Non fatemi commentare l’infelice augurio del maestro,
che prima dichiara che la rossa dovrebbe trovarsi un uomo e poi per farle
scegliere la sua nuova spada, se ne esce con un infelice: “Un grande guerriero
dovrebbe avere una grande spada”, frase che si espone a più di un doppio senso…
Cosa avrà voluto dire?
L’unica sopravvissuta del massacro del tempio è la
sorella di Sonja (si capisce perché anche lei è rossa di capelli) che incappa
in Yado, ancora intento a cavalcare sulle note di Morricone. Il guerriero si
prende in carico la missione di trovare Sonja e portarla dalla sua morente
sorella, come faccia a trovarla al primo colpo e perché la rossa dovrebbe
seguirlo senza sospettare di lui non è dato sapersi, meglio non farsi troppe
domande, credetemi.

“Ti aiuterò io” , “Ma chi sei? Sono tre ore che mi segui pussa via!”.
Dopo l’estremo saluto alla sorella Sonja parte nella sua
missione di vendetta contro la regina  Gedren,
ma siccome è un’eroina tosta e indipendente, da il benservito a Yado, che
ovviamente non farà altro che pedinarla per il resto del film come il peggiore
degli stalker, mi piacciono le tende nuove che hai messo in soggiorno Sonja…
Cosa manca alla formula collaudata di De Laurentiis? Lo
avrete già intuito: le spalle comiche. In questo film sono rappresentate
dal Principe Tarn, interpretato da Ernie Reyes Jr. (artista marziale di origini
filippine intravisto in parecchi ruoli da stunt) e il suo fidato servitore
Falkon (interpretato dal grande Paul L. Smith, lui sì un curriculum i tutto
rispetto!), i due sono la coppia peggio assortita della storia, il principino è
un bimbetto odioso e spacca maroni, con fin troppe battute considerando il
fatto che ogni volta che apre bocca viene voglia di prenderlo a schiaffi fino
alla maggiore età. Ora che ci penso, però, i bambini orientali nei Blockbuster
americani degli anni ’80 erano un must, tra lo Shorty di Indiana Jones e il
Data de I Goonies evidentemente De
Laurentiis non voleva essere da meno, solo che ha pescato la pagliuzza più
corta.

Se alto vuoi apparire, un pò devi soffrire…
Falkor, invece, ha la nobiltà e l’orgoglio dell’Anthony
Hopkins di “Quel che resta del giorno”, ma dentro il corpo del mostro
macellaio calabrese, basta dire che la sua arma principale è un enorme osso con
cui spacca i crani degli avversari 
(Storia vera).

Stan Tarnel e Oliver Falkon.
Il film fu un flop al botteghino, la povera Brigittona
Nielsen si portò anche a casa un Razzie award come “Peggior esordiente” il che
ci può stare a giudicare dalle (poche) parti in cui recita, ma di certo non per
la presenza scenica, o la credibilità durante i combattimenti, il problema
principale di “Red Sonja” / “Yado” sta tutto nel cambio di titolo italiano: hai
per le mani un film con un’eroina donna, ma è proprio il produttore a non
credere che un’eroina donna possa reggere da sola il film.
E’ impossibile non notare il fatto che ogni momento in
cui la rossa Hyrkaniana si trovi nel bel mezzo di un pericolo, arriva in suo
soccorso Yado a salvarla, a questo aggiungete i continui dialoghi, un costante
martellamento di personaggi maschili che ripetono costantemente alla
protagonista la loro volontà di prenderla in moglie, o di prenderla e basta,
senza nemmeno passare dal gioielliere a compre l’anello.

Brigitte si esibisce nella sua espressione “Bitch please”.
Quando Red Sonja deve vedersela contro Lord Brytag (il grande
Pat Roach) per recuperare la chiave del cancello, invece di vedere la nostra
sola contro molti, cosa succede? Arriva Yado a risolvere la situazione, questo accade sistematicamente per tutto il film, chi sconfigge il mostro marino
meccanico? Yado, ma l’apoteosi è il finale dove Arnold
Schwarzenegger solleva grate, architrave, porte e portoni conducendo tutti alla
salvezza mentre Sonja non fa… Niente.

“Ok vediamo chi porta a casa la pelle oggi…”.
Non lo si può definire un film maschilista, ma è
veramente triste vedere come quella che dovrebbe essere la vera protagonista
del film, venga costantemente messa da parte, in perfetto contrasto con la sua
filosofia di donna forte e indipendente, se poi dovessimo metterci a fare
confronti tra questa versione del personaggio e la Red Sonja fumettistica…
Saluti e baci, il film ne esce con le ossa rotte.
Ma sapete cos’è ancora più triste? Il fatto che purtroppo
Red Sonja “Yado” da questo punto di vista ha fatto scuola e proseliti,
non vedo troppa differenza tra le scelte sbagliate di De Laurentiis nel 1986 e
tante eroine di film “Young Adult” di oggi. Non per so voi, ma per me un
personaggio femminile forte non è una donna che sa menare le mani, ma è una
davvero indipendente. Forse non in maniera palese come succede in “Yado”, ma tutta
questa indipendenza dai colleghi maschi, in troppi film moderni non la vedo…
Tra le cose divertenti legate a “Yado” ricordo un’intervista di qualche tempo fa, in cui un divertito Swarzy, dichiarò che per
anni, ha minacciato i suoi figli dicendogli: “Se non fate i bravi vi costringo
a guardare ‘Yado’ a ripetizione capito?” aggiungendo che i suoi figli non gli hanno
mai creato grossi problemi, quindi, per i genitori alla lettura, potreste
considerare il film come metodo educativo.

Metodo Montessori? No, meglio il metodo Schwarzenegger.
Anche perché in “Yado” ci sono davvero molte cose buone,
malgrado il fatto che Maria Shriver, l’attuale moglie di Arny, conosciuta e
sposata DOPO la realizzazione del film, abbia dichiarato al marito: “Se questo
film non ti ha ammazzato la carriera, niente potrà mai farlo”, la nipote di JFK
ci aveva visto lungo, infatti Arnold dopo “Yado” ha potuto permettersi persino
un film dove partoriva senza perdere un minimo di carisma (storia vera).
Quello che funziona sono gli ottimi costumi, il
design è innovativo, retrò, ma comunque molto adatto a portare in scena la moda
dell’era hyperborea pensata da Robert E. Howard, guardate gli elmi con teschio
incorporato dei soldati della regina, un piccolo (e truculento) colpo di genio.
Guardando il film, poi, si intuisce anche dalle
scenografie che i nostri protagonisti vivono in un’ Era post-preistorica
totalmente Fantasy, lo scheletro di dinosauro (con unicorno sulla fronte)
utilizzato da Red Sonja come ponte per attraversare il dirupo è uno di quei
piccoli tocchi che danno profondità alla storia.

Pensate a quel poveretto che ha dovuto accendere tutte quelle candele…
Così come il design della “Macchina della morte” della
regina: un mostrone anfibio con la pelle corazzata, che malgrado i 30 anni
della pellicola, risulta ancora una delle scene più coinvolgenti del film, a
distanza di tempo, una creatura così folle a livello di design, devo ancora
vederla.
Anche perché Richard Fleischer sapeva il fatto suo, i
combattimenti abbondano e hanno un ritmo mica male, il resto lo fa la fisicità
degli attori, Sandahl Bergman è bravissima nei panni di una strega cattiva che
ha un look a metà tra la Baronessa dei G.I.Joe e la Madame Masque della Marvel,
poi trovo che sia sempre difficile rendere credibile un personaggio per il quale la
motivazione principale sia il dominio del mondo, in un certo senso sembra la
nipote dell’imperatore Ming da Mongo di Flash Gordon.

“Lady Gaga? Mai sentita nominare… Inginocchiati davanti a Gedren!”.
Inoltre, Richard Fleischer dall’alto della sua esperienza
riuscì comunque a rendere il film violento il giusto, attraverso trucchetti
molto semplici, il mio preferito è senza ombra di dubbio la scena della testa
mozzata, per due volte nel film il regista inquadra prima Yado e poi Red Sonja,
impegnati a mimare un fendente davanti alla macchina da presa, nel controcampo,
invece, ci mostra una testa (ovviamente finta) alzata in aria tipo palla a due
nella pallacanestro. Risultato: non una sola goccia di sangue (così la censura
è felice), ma il massimo risultato… Questo film e altri titoli degli anni ’80 (sì,
sto pensando ad “Highlander”) hanno contribuito a farmi credere che una testa
umana potesse saltare via come un tappo di Champagne, ah! Beata ultra violenza
nei film! Quante gioie ci hai regalato…

Lame affilate: Decapitiamo capocce dal 1981.
Arnold Schwarzenegger si mangia tutte le scene
in cui compare, ma ero debitore di un’icona lasciata aperta lassù: pare che
Arnold e Brigitte Nielsen avessero trovato un modo per intrattenersi nelle
quattro settimane passate sul set, facevano del gran sesso. Roba che proprio ogni pausa era buona per andare ad infrattarsi dietro qualche cespuglio
abruzzese. Ma la chicca più gustosa (e qui siamo in piena zona Gossip) è
un’altra: pare che Brigitte costringesse il fotografo presente sul set a
scattarle foto piuttosto pepate, da spedire ad un manzo su cui aveva messo gli
occhi durante il tour promozionale del film, il soggetto in questione gradì
parecchio la cosa, tanto da affidarle due ruoli nei film in cui stava
lavorando, per poi successivamente sposarla, anche se il matrimonio naufragò
piuttosto presto… Probabilmente non l’aveva sconfitta in combattimento prima di
portata all’altare.
Per la nuda cronaca, il manzo in questione era Sly
Stallone, i film erano “Rocky IV” e “Cobra” ma questa è’ un’altra storia…

La donna che ha orizzontalizzato due terzi dei proprietari di ‘Planet Hollywood’.
Tutto questo gossip per dirvi che quando hanno
distribuito il carattere, Brigitte Nielsen non è arrivata in ritardo e
considerando la presenza scenica, forse sarebbe stato giusto darle più fiducia,
invece di relegarla al ruolo di spalla del co-protagonista.
In ogni caso, “Yado” resta un film memorabile
principalmente per aver saputo portare in scena in maniera lussuosa l’enorme
genio creativo di Robert E. Howard e il suo mondo letterario, una volta messi
in chiaro i (tanti) difetti del film, è impossibile non godersi questa
pellicola, vedere quei due vichinghi di Brigitte Nielsen e Arnold
Schwarzenegger esprimere una frustrazione orizzontale, cercando di affettarsi
in una duello in verticale è un incanto, 30 anni fa come oggi.

Ad ogni colpo di spada, lassù Robert E. Howard sorride…
La speranza è quella di non dover aspettare altri 30 anni
prima di poter vedere la rossa Diavolessa al cinema, magari in una versione un po’
più simile al personaggio cartaceo creato da Roy Thomas, nel 2009 Robert
Rodriguez ha minacciato un film su Red Sonja con la sua allora musa Rose McGowan
nei (pochi) panni dell’ Hyrkaniana, ma il progetto si è risolto in un nulla di
fatto, ufficialmente per via del flop commerciale del remake di “Conan il
Barbaro” (dannato Marcus Nispel! Che tu sia dannato in nome di Crom!!), ufficiosamente
perché la moglie di Rodriguez (e produttrice dei suoi film) ha beccato il
marito a letto con la McGowan, oh! Ma com’è che basta parlare di un film su “Red
Sonja” che a tutti quanti si risvegliano gli ormoni!?

Siccome le celebrazioni per il compleanno di “Yado” sono appena iniziate, qui sotto trovate il film a fumetti raccontato da Lucius sul suo blog Fumetti Etruschi, la locandina Italiana originale, ma soprattutto il suo commento direttamente dalle pagine de Il Zinefilo.

Buona lettura e buon compleanno “Yado” o “Red Sonja”, boh, insomma… Auguri!

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