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Yellowjackets – Stagione 1 (2021): le signore delle vespe (Buzz, Buzz, Buzz)

Si lo so, esiste una differenza tra le vespe e le “giacche gialle”, ma questo è un blog di cinema, fumetti, serie tv e amenità varie, mica di etimologia, quindi ora parliamo della prima stagione di “Yellowjackets”.

Creata da Ashley Lyle e Bart Nickerson, trasmessa negli Stati Uniti – un episodio a settimana come si faceva un tempo – sul canale Showtime mentre qui da noi la trovate su Sky Atlantic, “Yellowjackets” non è tratta da un romanzo o da un fumetto e di questi tempi, una serie originale è roba rara.

Anche se poi a ben guardarla la sua trama ha tanti di quelli spunti da renderla un piccolo culto istantaneo (finché dura), perché è difficile che in questa serie non troverete qualcosa in grado di prendervi al retino.

Gli americani non cambiano idea, il calcio per loro continua ad essere uno sport per le ragazze.

La trama inizia nel 1996, le Yellowjackets sono le giocatrici della squadra di calcio del liceo locale del New Jersey, tanto forti da essere pronte a volare ai campionati nazionali, ed è proprio qui il problema, perché il loro aereo finirà per precipitare in una regione selvaggia del Canada, le sopravvissute dovranno fare i conti con le ferite, il clima, la scarsità di cibo e risorse ma anche le dinamiche di gruppo, con un solo allenatore e tante ragazzine con le loro storie personali, i loro drammi e perché no, anche le loro faide personali.

So cosa state pensano e non state sbagliando: LOST, più una spruzzata di “Alive” (1993) che non è un pezzo famoso dei miei Pearl Jam, ma il film di Frank Marshall che ha tirato su una generazione (la mia), un classico delle repliche sul piccolo schermo, che ha terrorizzato una generazione con i pericoli del prendere un aereo ritrovandosi costretti ad adottare una dieta del tutto non vegana.

«Ho scelto il giorno sbagliato per smettere di bere» (cit.)

Ma è inevitabile trovare in “Yellowjackets” anche elementi che rimandano a “Il signore delle mosche” di William Golding, che è anche il riferimento a cui tutti hanno paragonato questa serie, che racconta quelle stesse dinamiche però al femminile. Ma non basta Golding, un po’ di zio Stephen King non vogliamo mettercelo nel mucchio?

“Yellowjackets” procede su due piani, il primo con le giovani protagoniste nel 1996 e sempre loro, cresciute, sopravvissute (alcune di loro) nel 2021, dove lo schianto e quei diciannove mesi passati tra le montagne hanno rappresentato i loro quindici minuti di gloria, anche se ora qualcuno, forse un culto misterioso, sta ricattando le sopravvissute. Come in IT di zio Stevie il passato, in questo caso l’adolescenza, ha creato delle adulte (in molti casi problematiche) frutto proprio dei loro trascorsi, quindi parliamone perché il cast è quello che mi ha incastrato, lo ammetto candidamente.

La trama targata 2021 della serie è anche un thriller su adulte insoddisfatte, una delle quali interpretata dal 50% delle ex “Creature del cielo” di Peter Jackson, la bravissima Melanie Lynskey, attrice straordinaria che per fortuna sta avendo più spazio anche grazie alle serie tv. Non basta? Alziamo la posta in gioco.

L’altro 50% della coppia ha avuto più successo, ma non vuol dire che Melanie Lynskey sia meno brava, anzi.

La giovane Punkettina Natalie nella sua versione adulta ha il volto di Juliette Lewis, una che di riffa o di raffa riesce sempre a trovare il modo di legare i suoi ruoli alla musica (segni di continuità) e mannaggia a lei, ogni volta che la vedo entrare in scena mi viene da canticchiare il suo singolo di ormai parecchi anni fa (storia vera).

«Volevo ammazzarti Cassidy, ma sei l’unico che ricorda il mio disco»

Calo l’asso? Meglio, la regina di cuori, il vero motivo per cui ho iniziato a guardare questa serie, la mattissima Misty “Fuckin'” Quigley è una sorta di Annie Wilkes, con una gioia da crocerossina applicata ad un cervello perennemente intento a macchinare, nella sua versione adulta la interpreta la mia preferita, Christina Ricci.

Come convincermi a guardare qualunque cosa: Christina Ricci.

Solo la convenzione narrativa può far passare per bruttina Christina Ricci, che nemmeno con gli occhialoni da Sandra Mondaini e i riccioli da barboncino riesce ad essere bruttina per davvero, la sua prova in questa serie è l’ennesima conferma della mia stima per la signora Ricci, riesce a fare paura e far ridere in parti uguali, tanto di cappello.

Yellowjackets” riesce a fotografare un 1996 davvero credibile, ormai lo sappiamo che il revival degli anni ’90 è cominciato, questa serie racconta un 1996 realistico, non edulcorato o posticcio come abbiamo visto con troppi anni ’80 al cinema e in televisione, ma sembra proprio il 1996 che ricordo io e questo è sicuramente un pregio della serie, ora passiamo ai difetti.

Purtroppo “Yellowjackets” è basato sul “mistero misterioso”, quello che ti porta a finire la prima stagione con ottantasei sotto trame aperte, quindi lo ammetto, sono scottato da LOST, bello fare teorie in rete, ma gli autori avranno anche un piano? Questo lo dirà solo il tempo.

«Questa è la storia dell’aereo di linea 815 della Oceanic Airline…», «La conosco già, finisce da schifo!»

Per ora “Yellowjackets” contiene tutto quello che volete: trame adolescenziali credibili, una rappresentazione dell’adolescenza realistica, ma anche il mistero misterioso, un culto ancora più sospetto, volete qualche elemento horror? Lo abbiamo! Insomma purtroppo l’effetto “mischione” è fin troppo chiaro.

Quello che ho apprezzato poco è il fatto che ogni elemento venga introdotto in una puntata e dimenticato in quella successiva. Tanta carne al fuoco? Tentativo di sparare in aria cercando di colpire l’attenzione della più ampia porzione di pubblico possibile? Lo vedremo con il tempo, per ora io spero che gli autori abbiano un piano a lungo termine per questa serie.

William Golding sarebbe orgoglioso di voi.

Al momento trovo molto bello che una serie sappia parlare di adolescenza femminile così bene, intrigano il pubblico di settimana in settimana come si faceva ai vecchi tempi, di sicuro “Yellowjackets” ha tutto per diventare un piccolo culto, il tempo risponderà a tutti i miei dubbi, per ora con un cast così (e Christina Ricci su tutti) la serie si merita tutte le attenzioni che ha saputo attirare, quindi avanti così… Buzz, Buzz, Buzz!

Sepolto in precedenza sabato 29 gennaio 2022

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