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Zombi 2 (1979): Fulci vive!

Il 13 marzo è sempre l’occasione giusta per ricordare Lucio
Fulci, il “poeta del macabro, il “terrorista dei generi”, uno che li ha davvero
esplorati quasi tutti, anche se il suo primo horror è stato questo film.

Certo Fulci prima aveva diretto alcuni gialli e dei thriller
come “Non si sevizia un paperino” (1972) e “Sette note in nero” (1977) ma il
successo incredibile di Dawn of the dead
di George A. Romero cambia tutto, e uno strambo Paese a forma di scarpa di mia
e vostra conoscenza, risponde subito presente!

Originariamente a dirigere il film avrebbe dovuto essere Joe
D’Amato, scartato dal produttore Ugo Tucci perché troppo legato al cinema erotico
(storia vera), Enzo G. Castellari invece, ben poco interessato ad una roba con
i morti viventi chiese una cifra esagerata per essere sicuro di non essere
assunto, quindi la scelta ricadde su Fulci, più che altro perché in alcuni suoi
film aveva dimostrato una certa propensione per l’horror.

Lucio Fulci nel suo cameo nel film, fa la parte del caporedattore del giornale di New York.

Curiosa anche la storia del titolo, voluto dai produttori
proprio per cavalcare il successo del film di George A. Romero, infatti nel
mondo questo film è celebre con il titolo “Zombie Flesh Eaters”, tranne in
Giappone, laggiù ha l’incredibile titolo di “Sangueria”, sempre sia lodato
il Paese del sol levante! Qui da noi invece quel numero dopo la parola “zombi”
mette in chiaro che l’idea era proprio quella di sfruttare il filone resuscitato
da Romero, affare che ha creato non pochi problemi.

A partire da un accesa polemica tra Dario Argento – strenuo
difensore del lavoro della Leggenda a
cui aveva collaborato con la sua versione del montaggio per l’Europa e con le
musiche dei Goblin – e Fulci che alle accuse di plagio ha risposto con una lettera
in cui elencava TUTTI i film con morti viventi usciti prima di quello di Romero,
aggiungendo come argomentazione: «Se ho copiato da voi, allora ho copiato anche
da loro. Statevene zitti». Peperino, il buon Lucio.
Ma il titolo e i caracollanti mostri, sono davvero gli unici
punti di contatto tra il film di Fulci e quello di George “Amore” Romero,
perché il Lucione nazionale per i suoi morti viventi si ispira alle origini
classiche e a film come “L’isola degli zombies” (1932) oppure “Ho camminato con
uno zombi” (1943) di Jacques Tourneur, concentrandosi sul Vudù (o Voodoo se
preferite) come forza scatenante del ritorno dei morti viventi, salvo poi
prendersi qualche licenza poetica, tipo il fatto che anche i suoi mostri si
nutrano di carne umana, proprio come quelli di Romero, anche se sono del tutto
primi della valenza sociale e politica di cui la Leggenda li ha caricati nei
suoi film.

Maracaibo, zombie forza 9, fuggire si ma dove? Za Za!

Posso essere brutalmente onesto? Amo troppo i film di George A. Romero per apprezzare
allo stesso modo questa interpretazione dei morti viventi, considerata la
velocità con cui il film è stato sfornato, solo un anno dopo Dawn of the dead, è stata quasi un’operazione
che oggi definiremmo di “Instant movie”, considerando anche che la frase usata
nel film «…quando i morti usciranno dalla tomba, i vivi saranno il loro
sangue…», ricorda davvero tanto la Romeriana «Quando non ci sarà più posto
all’inferno, i morti cammineranno sulla terra». Ma dire che “Zombi 2” sia stato
solo qualcosa di simile a quel film firmati Asylum, prodotti di corsa e con
pochissimi soldi per sfruttare il blockbuster del momento sarebbe riduttivo, ma
tenetemi aperta l’icona sulla famigerata casa di produzione, più avanti potrebbe
tornare buona.

“Zombi 2” riesce ad essere davvero apocalittico, anche se le
prova tutte per giocarsi elementi che arrivano dalla commedia scollacciata
(parlando in stampatello: TETTE!) e un senso generale da film d’avventura sullo
sfondo di un paesaggio caraibico come l’isola di Matul. Ma soprattutto è un
film orgogliosamente di genere, ruspante sotto tutti i punti di vista, la
recitazione, gli effetti speciali, una pellicola che se ne frega proprio di
messaggi, critica sociale o chissà quale altre chiavi di lettura, ma si concentra solo sulla
exploitation pura e semplice, tutta quella che è possibile sfornare con un budget al limite del
ridicolo.

“Umano, m’hai provocato e io ti distruggo adesso, umano! Io me te magno” (Quasi-cit.)

L’inizio è valido anche grazie all’ossessiva colonna sonora
composta dal mitico Fabio Frizzi, un insieme di elementi elettronici e sonorità
pseudo caraibiche diventata un classico per tutti gli appassionati, così
riuscita che Fulci la riutilizzò con ben poche varianti per il suo film
successivo, “…E tu vivrai nel terrore! L’aldilà” (1981) tanto per restare in tema di classici.

Una barca apparentemente senza equipaggio raggiunge New
York, in un inizio che in qualche modo strizza l’occhio al vascello portatore
dell’epidemia di “Nosferatu” (1922), ma qui l’infezione è rappresentata da un
grasso zombie (deve aver mangiato bene durante la navigazione) che in un
tripudio di sangue finto, di quel rosso posticcio che mi fa impazzire – e si vede
solo nei film come questo – si pappa un poliziotto, anzi due. E poi forse chiede anche il dolce.

Zombie con le ossa grosse.

I morti viventi di Fulci non sono le caracollanti comparse
con la faccia dipinta di trucco grigio di Romero, sono schifosi, cadono a pezzi
per via della putrefazione e il più delle volte sono ricoperti di così tanti vermi
da fare la gioia di qualunque appassionato di pesca. Ma soprattutto sono lenti,
lentissimi come il ritmo del film verrebbe da dire, e realizzati con il minimo
sindacale del budget disponibile, eppure sempre minacciosissimi, una vera forza
assassina, avete presente gli zombie realizzati alla grande ma innocui come micetti di I camminamorti? Ecco questi sono il loro
esatto opposto, orrendi e mortali.

“Salve, vorrei dei vermi da pesca e un sacchetto per vomitare”.

Bisogna dire che il film che nella sua versione integrale
dura 91 minuti, ma ci mette parecchio ad ingranare, prima bisogna passare
attraverso parecchi momenti pruriginosi, Ian McCulloch e Tisa Farrow (sorella
della più celebre Mia) che fingono di ballare il “mambo degli orsi” per non
essere arrestati, e che quando riescono finalmente ad imbarcarsi su un cargo
battente bandiera liberiana alla volta dell’isola di Matul, parecchi minuti
vengono dedicati alla tizia che si dedica alle immersioni praticamente nuda (ma
con la cuffia da bagno!) alla facciazza mia, che appena mi espongo al sole per
più di tre secondi mi ustiono e mi copro di macchie rosse nemmeno fossi la
Pimpa.

Qui però tocca chiudere quell’icona sull’Asylum lasciata
aperta lassù, si perché anche se Fulci non ne voleva proprio sapere, il
produttore Ugo Tucci con l’aiuto di un documentarista locale, infilò nel film
la scena sottomarina dello squalo che lotta contro lo zombie, quasi l’antesignano
di tutti i film e filmacci di squali dell’Asylum!

Zombie VS Shark! (e l’Asylum… MUTA!)

Ma la scena più memorabile del film è quella che vede
protagonista l’attrice Olga Karlatos e no, non mi riferisco alla lunga scena di
lei che fa la doccia, ma quella successiva!

Solo un decennio di commedie scollacciate può regalarti un tale scientifico uso degli specchi.

Ovviamente parlo della scena dell’occhio trafitto dalla
scheggia di legno della porta, un’altra idea che Fulci riprenderà in “…E tu
vivrai nel terrore! L’aldilà” ma che mette in chiaro il motivo per cui “Zombi 2”
ha saputo conquistarsi il suo posto nella storia del nostro cinema, e nel cuore
degli appassionati. In un tripudio di campi e controcampi, cornee di plastilina
e una testa posticcia, forse da sola questa scena ha fatto entrare questo film
nella storia del nostro cinema, aumentando il livello di efferatezza.

“Ho la sensazione che questa cosa non finirà bene, così, ad occhio”.

Ma poi il bello di “Zombi 2” è il suo essere orgogliosamente
artigianale, la leggenda vuole che Fulci per sporcare le mani dei morti viventi
e dar loro un aria più vissuta, abbia svuotato la pipa sulle dite ricoperte di
gomma degli attori, oppure abbia utilizzato il suo stesso cane, quello che si vede
solitario sull’isola di Matul, per far capire anche all’ultimo degli spettatori
il paesaggio disabitato.

L’assedio finale funziona grazie ai continui ammazzamenti
grondanti sangue (finto) e alla musica di Fabio Frizzi che non molla un colpo
proprio come i morti viventi, inoltre il film termina nel momento migliore, che
poi a ben guardare è quello peggiore per i protagonisti, con gli zombi in
marcia verso la grande mela, e i colpi dati contro la porta chiusa, con la
creatura al suo intento che vuole solamente uscire. Non è questo l’horror? Un
porta destinata a non restare chiusa a lungo, dietro cui si nasconde qualcosa
di orrende e letale?

Alla maratona di New York, loro arriveranno sicuramente tra gli ultimi.

Per me “Zombi 2” sarà sempre il re dei film un tempo noleggiati – oggi scaricati oppure visti in streaming – da vedere da ragazzini con gli amici
per farsi due risate per il budget poverello, ma allo stesso tempo è il
classico film che poi, in quello stesso ideale gruppo di amici, qualcuno
finiva per apprezzare più degli altri. Di solito è così che poi si diventa
fanatici di film Horror, quando inizi a trovare il valore, l’orrore e il gusto
per le trovate macabre orgogliosamente artigianali, dove tutti vedono solo
risate facili, è proprio lì che Lucio Fulci fa la differenza, Fulci vive gente,
Fulci vive!

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