
Certo Fulci prima aveva diretto alcuni gialli e dei thriller come “Non si sevizia un paperino” (1972) e “Sette note in nero” (1977) ma il successo incredibile di Dawn of the dead di George A. Romero cambia tutto, e uno strambo Paese a forma di scarpa di mia e vostra conoscenza, risponde subito presente!
Originariamente a dirigere il film avrebbe dovuto essere Joe D’Amato, scartato dal produttore Ugo Tucci perché troppo legato al cinema erotico (storia vera), Enzo G. Castellari invece, ben poco interessato ad una roba con i morti viventi chiese una cifra esagerata per essere sicuro di non essere assunto, quindi la scelta ricadde su Fulci, più che altro perché in alcuni suoi film aveva dimostrato una certa propensione per l’horror.
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| Lucio Fulci nel suo cameo nel film, fa la parte del caporedattore del giornale di New York. |
Curiosa anche la storia del titolo, voluto dai produttori proprio per cavalcare il successo del film di George A. Romero, infatti nel mondo questo film è celebre con il titolo “Zombie Flesh Eaters”, tranne in Giappone, laggiù ha l’incredibile titolo di “Sangueria”, sempre sia lodato il Paese del sol levante! Qui da noi invece quel numero dopo la parola “zombi” mette in chiaro che l’idea era proprio quella di sfruttare il filone resuscitato da Romero, affare che ha creato non pochi problemi.
A partire da un accesa polemica tra Dario Argento – strenuo difensore del lavoro della Leggenda a cui aveva collaborato con la sua versione del montaggio per l’Europa e con le musiche dei Goblin – e Fulci che alle accuse di plagio ha risposto con una lettera in cui elencava TUTTI i film con morti viventi usciti prima di quello di Romero, aggiungendo come argomentazione: «Se ho copiato da voi, allora ho copiato anche da loro. Statevene zitti». Peperino, il buon Lucio.
Ma il titolo e i caracollanti mostri, sono davvero gli unici punti di contatto tra il film di Fulci e quello di George “Amore” Romero, perché il Lucione nazionale per i suoi morti viventi si ispira alle origini classiche e a film come “L’isola degli zombies” (1932) oppure “Ho camminato con uno zombi” (1943) di Jacques Tourneur, concentrandosi sul Vudù (o Voodoo se preferite) come forza scatenante del ritorno dei morti viventi, salvo poi prendersi qualche licenza poetica, tipo il fatto che anche i suoi mostri si nutrano di carne umana, proprio come quelli di Romero, anche se sono del tutto primi della valenza sociale e politica di cui la Leggenda li ha caricati nei suoi film.
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| Maracaibo, zombie forza 9, fuggire si ma dove? Za Za! |
Posso essere brutalmente onesto? Amo troppo i film di George A. Romero per apprezzare allo stesso modo questa interpretazione dei morti viventi, considerata la velocità con cui il film è stato sfornato, solo un anno dopo Dawn of the dead, è stata quasi un’operazione che oggi definiremmo di “Instant movie”, considerando anche che la frase usata nel film «…quando i morti usciranno dalla tomba, i vivi saranno il loro sangue…», ricorda davvero tanto la Romeriana «Quando non ci sarà più posto all’inferno, i morti cammineranno sulla terra». Ma dire che “Zombi 2” sia stato solo qualcosa di simile a quel film firmati Asylum, prodotti di corsa e con pochissimi soldi per sfruttare il blockbuster del momento sarebbe riduttivo, ma tenetemi aperta l’icona sulla famigerata casa di produzione, più avanti potrebbe tornare buona.
“Zombi 2” riesce ad essere davvero apocalittico, anche se le prova tutte per giocarsi elementi che arrivano dalla commedia scollacciata (parlando in stampatello: TETTE!) e un senso generale da film d’avventura sullo sfondo di un paesaggio caraibico come l’isola di Matul. Ma soprattutto è un film orgogliosamente di genere, ruspante sotto tutti i punti di vista, la recitazione, gli effetti speciali, una pellicola che se ne frega proprio di messaggi, critica sociale o chissà quale altre chiavi di lettura, ma si concentra solo sulla exploitation pura e semplice, tutta quella che è possibile sfornare con un budget al limite del ridicolo.
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| «Umano, m’hai provocato e io ti distruggo adesso, umano! Io me te magno» (Quasi-cit.) |
L’inizio è valido anche grazie all’ossessiva colonna sonora composta dal mitico Fabio Frizzi, un insieme di elementi elettronici e sonorità pseudo caraibiche diventata un classico per tutti gli appassionati, così riuscita che Fulci la riutilizzò con ben poche varianti per il suo film successivo, …E tu vivrai nel terrore! L’aldilà tanto per restare in tema di classici.
Una barca apparentemente senza equipaggio raggiunge New York, in un inizio che in qualche modo strizza l’occhio al vascello portatore dell’epidemia di Nosferatu, ma qui l’infezione è rappresentata da un grasso zombie (deve aver mangiato bene durante la navigazione) che in un tripudio di sangue finto, di quel rosso posticcio che mi fa impazzire – e si vede solo nei film come questo – si pappa un poliziotto, anzi due. E poi forse chiede anche il dolce.
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| Zombie con le ossa grosse. |
I morti viventi di Fulci non sono le caracollanti comparse con la faccia dipinta di trucco grigio di Romero, sono schifosi, cadono a pezzi per via della putrefazione e il più delle volte sono ricoperti di così tanti vermi da fare la gioia di qualunque appassionato di pesca. Ma soprattutto sono lenti, lentissimi come il ritmo del film verrebbe da dire, e realizzati con il minimo sindacale del budget disponibile, eppure sempre minacciosissimi, una vera forza assassina, avete presente gli zombie realizzati alla grande ma innocui come micetti di I camminamorti? Ecco questi sono il loro esatto opposto, orrendi e mortali.
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| “Salve, vorrei dei vermi da pesca e un sacchetto per vomitare”. |
Bisogna dire che il film che nella sua versione integrale dura 91 minuti, ma ci mette parecchio ad ingranare, prima bisogna passare attraverso parecchi momenti pruriginosi, Ian McCulloch e Tisa Farrow (sorella della più celebre Mia) che fingono di ballare il “mambo degli orsi” per non essere arrestati, e che quando riescono finalmente ad imbarcarsi su un cargo battente bandiera liberiana alla volta dell’isola di Matul, parecchi minuti vengono dedicati alla tizia che si dedica alle immersioni praticamente nuda (ma con la cuffia da bagno!) alla facciazza mia, che appena mi espongo al sole per più di tre secondi mi ustiono e mi copro di macchie rosse nemmeno fossi la Pimpa.
Qui però tocca chiudere quell’icona sull’Asylum lasciata aperta lassù, si perché anche se Fulci non ne voleva proprio sapere, il produttore Ugo Tucci con l’aiuto di un documentarista locale, infilò nel film la scena sottomarina dello squalo che lotta contro lo zombie, quasi l’antesignano di tutti i film e filmacci di squali dell’Asylum!
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| Zombie VS Shark! (e l’Asylum… MUTA!) |
Ma la scena più memorabile del film è quella che vede protagonista l’attrice Olga Karlatos e no, non mi riferisco alla lunga scena di lei che fa la doccia, ma quella successiva!
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| Solo un decennio di commedie scollacciate può regalarti un tale scientifico uso degli specchi. |
Ovviamente parlo della scena dell’occhio trafitto dalla scheggia di legno della porta, un’altra idea che Fulci riprenderà in “…E tu vivrai nel terrore! L’aldilà” ma che mette in chiaro il motivo per cui “Zombi 2” ha saputo conquistarsi il suo posto nella storia del nostro cinema, e nel cuore degli appassionati. In un tripudio di campi e controcampi, cornee di plastilina e una testa posticcia, forse da sola questa scena ha fatto entrare questo film nella storia del nostro cinema, aumentando il livello di efferatezza.
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| “Ho la sensazione che questa cosa non finirà bene, così, ad occhio”. |
Ma poi il bello di “Zombi 2” è il suo essere orgogliosamente artigianale, la leggenda vuole che Fulci per sporcare le mani dei morti viventi e dar loro un aria più vissuta, abbia svuotato la pipa sulle dite ricoperte di gomma degli attori, oppure abbia utilizzato il suo stesso cane, quello che si vede solitario sull’isola di Matul, per far capire anche all’ultimo degli spettatori il paesaggio disabitato.
L’assedio finale funziona grazie ai continui ammazzamenti grondanti sangue (finto) e alla musica di Fabio Frizzi che non molla un colpo proprio come i morti viventi, inoltre il film termina nel momento migliore, che poi a ben guardare è quello peggiore per i protagonisti, con gli zombi in marcia verso la grande mela, e i colpi dati contro la porta chiusa, con la creatura al suo intento che vuole solamente uscire. Non è questo l’horror? Un porta destinata a non restare chiusa a lungo, dietro cui si nasconde qualcosa di orrende e letale?
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| Alla maratona di New York, loro arriveranno sicuramente tra gli ultimi. |
Per me “Zombi 2” sarà sempre il re dei film un tempo noleggiati – oggi scaricati oppure visti in streaming – da vedere da ragazzini con gli amici per farsi due risate per il budget poverello, ma allo stesso tempo è il classico film che poi, in quello stesso ideale gruppo di amici, qualcuno finiva per apprezzare più degli altri. Di solito è così che poi si diventa fanatici di film Horror, quando inizi a trovare il valore, l’orrore e il gusto per le trovate macabre orgogliosamente artigianali, dove tutti vedono solo risate facili, è proprio lì che Lucio Fulci fa la differenza, Fulci vive gente, Fulci vive!










