Home » Recensioni » Zombieland – Doppio colpo (2019): Manuale per sopravvivere ai seguiti

Zombieland – Doppio colpo (2019): Manuale per sopravvivere ai seguiti

Sono passati alcuni giorni dal commento di Zombieland, malgrado il fatto che
abbiate ormai una vasta selezione di blog a tema cinematografico tra cui
scegliere, mi fa piacere ritrovarvi su questa Bara Volante, quindi bentornati a
Zombieland!

Da queste parti non abbiamo un’infinita di regole come Columbus,
essenzialmente una sola, come mi piace chiamarla, la regola aurea dei seguiti.
A ben guardare “Zombieland – Doppio colpo” la segue alla perfezione, con una fedeltà
tale da renderlo un vero e proprio manuale per sopravvivere ai seguiti.

Per chi si fosse perso i capitoli precedenti lasciatemi
riassumere, la regola aurea dei seguiti è quella che prevede che ogni seguito
cinematografico, sia uguale al primo capitolo, ma abbia più di tutto. Sarà un
caso che questo secondo “Zombieland” citi ripetutamente Terminator 2? Uno dei titolo che ha
contribuito a postulare la regola aurea dei seguiti.

Ai moschettieri di Dumas ci sono voluti vent’anni, per loro solo dieci.

“Zombieland – Double Tap” si riassume facilmente così: Come Zombieland, ma di più!

Ricordato la “Zombie kill of the week” (doppiato in “zombie secco
della settimana”)? Bene qui diventa la “Zombie kill of the year”. Vi divertiva
vedere Columbus in difficoltà con l’altra metà del cielo? Qui ha ben due
ragazze per le mani. Era tutta da ridere la battuta su Bill Murray e Garfield?
Aspettate dopo i titoli di coda e vedrete una versione estata di quella stessa gag.
A ben guardare in una porzione di film (abbastanza allunga brodo) persino Tallahassee
e Columbus raddoppiano con dei sosia interpretati da Luke Wilson e Thomas
Middleditch, ed ora che ci penso, Abigail Breslin è alta il doppio rispetto al
2009. L’applicazione della regola aurea dei seguiti, uguale ma di più!

“Avete capito come funziona la regola aurea dei seguiti? Domande? Bene, possiamo andare ad ammazzare qualche zombie”

Il risultato è che “Zombieland – Doppio colpo” funziona
nuovamente alla perfezione, i suoi 96 minuti filano via belli lisci tra battute
divertenti, attori in palla e una storia che non inventa nulla, ma ripete esattamente
quanto già visto nel film precedente, con il doppio del budget, aumentando
anche il numero di zombie in circolazione. L’unico pegno da pagare era
giustificare i dieci anni tra un capitolo e l’altro, problema che gli sceneggiatori
Rhett Reese, Paul Wernick (gli stessi del primo capitolo, ma anche dei due Deadpool) risolvono brillantemente nella
scena iniziale, un’ideale sigla a rallentatore sulle note di un altro pezzo dei
Metallica come nel primo film, ma questa volta tocca a “Master of Puppets”.

“Ma quello laggiù è Lars Ulrich?”, “Sparagli prima che ci faccia pagare i diritti musicali!”

In dieci anni gli zombie si sono evoluti in tre categorie,
anzi quattro a ben guardare: gli stupidissimi Homer, i più intelligenti Hawking
(come Stephen), gli imprendibili e letali Ninja, e gli inarrestabili T-800.
Verrebbe da chiedersi come mai di tutti questi, nella storia vengano utilizzati
per davvero solo gli ultimi, ma fin dal primo capitolo era chiaro che a “Zombieland”
di contribuire all’iconografia dei morti viventi, interessa davvero poco.

I nostri protagonisti in cerca di una casa hanno pensato bene
di occupare quella tutta bianca al 1600 di Pennsylvania Avenue a Washington.
Tra le mille trovate divertenti in essa contenuta, quella che ho trovato più
sfiziosa, resta la carta dei diritti firmata dal presidente Wesley Snipes, tra
questo, i canestri e i palloni da basket che riempiono la Casa Bianca,
impossibile (per me) non notare che Woody Harrelson si sia ricordato dei vecchi amici.

“Fate un nuovo Presidente…” (Cit.)

Siccome “Zombieland” è fondamentalmente una commedia
indipendente con il tema della famiglia nel cuore, l’azione riparte per lo
stesso motivo, Little Rock è cresciuta e come tutte le adolescenti avere un
padre adottivo come Tallahassee può risultare soffocante. Wichita invece trova l’idea di matrimonio con Columbus un guinzaglio troppo stretto.

Ed è qui che nella vita di Columbus arriva la bionda (tinta)
Madison (Zoey Deutch, figlia dall’attrice Lea Thompson e dal regista Howard
Deutch. Sbaglio oppure i figli d’arte stanno conquistando Hollywood?) una “Bimbos”
per dirla come i nostri cugini Yankee, insopportabile e al tempo stesso fonte
di gag. Il personaggio in se è ben più che sospetto, con quel suo
continuamente fare domande sulle “regole” di Columbus, ma evidentemente gli
autori la volevano nella storia solo come alleggerimento comico in grado di
portare un po’ di Guacamole tra Columbus e Wichita, missione compiuta, ma non
aspettatevi nulla di più da questa nuova arrivata.

Cassidy non fare battute sui biondi, non fare battute sui biondi!

Ben più interessante, anche se caratterizzata ancora meno (e
anche peggio) il personaggio di Nevada, già perché Tallahassee ha sostituito la
sua ossessione per i Twinkie, con Elvis e una visita alla mitologica Graceland,
quindi un’altra “Elvis maniaca” come Nevada fa subito al caso suo. Per fortuna
ad interpretarla è quella santa donna di Rosario Dawson, che regala carisma ad
un personaggio altrimenti piattissimo. Grazie Rosario sei una sicurezza!

Mai avrei pensato in vita mia, di trovare sexy qualcuno di nome Rosario.

Si perché nel tentativo di ritrovare Little Rock fuggita con
un idiotissimo figlio dei fiori alla volta di Graceland, i nostri protagonisti
si rimettono in strada (su uno scassatissimo Minivan, per la gioia di Tallahassee),
ma la loro ricerca li porterà fino ad un’altra comunità, dove andrà in scena la
versione in grande del finale al Luna Park del primo film. Regola aurea dei seguiti sempre in azione.

Dopo il suo esordio fulminante nel 2009, la carriera di Ruben
Fleischer non è andata proprio come avrebbe potuto, “30 Minutes or Less” (2011)
sempre con Jesse Eisenberg era divertente ma dimenticabile, infatti lo abbiamo
visto in dodici. “Gangster Squad” (2013) con Emma Stone invece, ha messo fine
ai sogni di gloria di Fleischer, che ha dovuto ripiegare su un film come Venom, benedetto da incassi molto
superiori alla qualità stessa della pellicola.

“A me tocca pure recitarci nel prossimo Venom”, “Capito, te ne verso uno doppio”.

Per Fleischer questo “Zombieland – Double Tap” è un porto
sicuro in cui rifugiarsi, la cosa davvero incredibile è che un film così
studiato a tavolino, così lucido nell’applicare la “Regola aurea dei seguiti”
ad ogni elemento della trama, riesce a risultare anche così spassoso. È chiaro
come il sole che non inventi nulla di nuovo (è lo stesso film di dieci anni fa)
però la regia è ben fatta, le scene d’azione, sono circa tre sequenze lunghe ben
coreografate alternate a dialoghi che vanno dal banale al molto divertente a
seconda dei casi. Poi ancora una volta ci pensa un cast parecchio in forma – e anche
molto affiatato – a tenere ancora una volta su la baracca.

Jesse Eisenberg non ha mai smesso di interpretare Columbus,
lo fa da tutta una carriera e dopo gli alti e bassi dei suoi ultimi film, è quello
a più agio di tutti, anche perché a guardarlo non sembra passato un giorno dal
2009.
Emma Stone mi ha strappato una risata sulla battuta del
Velociraptor, ma sarà perché sono sempre sensibile al tema dei dinosauri. Qui
fa la parte della grande attrice che resta umile ricordando le sue origini, una
prova che conferma la mia idea su di lei, ha un solo ruolo che le riesce molto
bene: l’acidella sarcastica e se mi è concesso, anche un po’ stronza. Molto
meglio così che quando le chiedono di fare la parte della fidanzatina d’America. Tranquilli, è solo il mio parere, quando si tratta di Emma Pietra divento come Tallahassee
con i pacifisti, due minuti e poi mi passa, faccio un po’ di casino ma poi è
tutto finito.

“Sbaglio oppure Cassidy ha quasi parlato bene di me?”, “Non so, non è chiaro, tu fagli di nuovo il Velociraptor”

Abigail “la bambina di Little Miss Sunshine” Breslin, ormai
con il tempo (e la serie Scream Queens)
è diventa Abigail “ma quella è la bambina di Little Miss Sunshine!” Breslin. I
tempi comici non le mancano ma in questo film fa ancora un po’ troppo da
tappezzeria, tranne in una scena, in cui guardandola mi sono ritrovato in stato di semi estasi mistica a pronunciare «Powell» (storia vera). Perché qui la vediamo rifare LA
SCENA del sergente Al Powell di Trappola di cristallo, non so quanto sia voluta la citazione, ma per me tanto basta.

Anche questa vale come citazione a Terminator 2.

Il titolo i MVP come al solito va a Woody Harrelson, il suo Tallahassee
resta il vero mattatore, con i suoi legami di sangue (veri oppure solo
millantanti) con i nativi americani e la fissazione per Elvis Presley, si
avvicina ulteriormente ad Ash Williams e Jack Burton, o per lo meno agli attori
che li interpretavano, visto che entrambi,
in occasioni diverse, hanno potuto
regalarci la loro versione del Re del Rock.

Elvis Woody has left the building.

Sarà che poi qui è alle prese con alcuni figli dei fiori, ma
la deriva Repubblicana presa da Tallahassee mi ha fatto parecchio ridere, oddio
non che nel primo film non fosse in fissa con le sue armi, però Harrelson (Democratico
convinto) qui spinge l’acceleratore su questo dettaglio del personaggio
regalandoci una parodia tutta da ridere, resa possibile da un personaggio
talmente sopra le righe da risultare ancora una volta il migliore del lotto.

A proposito di trovate sopra le righe, ma che problemi hanno
gli americani con la torre di Pisa? Qui la vediamo protagonista di una della “Zombie
kill”, era dai tempi di Superman III
che non vedono una scena tanto esagerata con protagonista la celebre torre, anche perché a livello di rappresentazione dei Pisani, siamo proprio da quelle
parti. Un giorno scopriremo che esiste una potente lobby di sceneggiatori Livornesi
ad Hollywood.

Ci sono “frasi maschie” che non invecchiano mai.

“Zombieland – Doppio colpo” è uno dei pochi film del 2019
che ho visto di recente, che dura 96 minuti (di cui 5 di titoli di coda con
ospite, quindi durata perfetta), in qualche passaggio gira a vuoto ed è ancora
un film che si regge sul carisma dei singoli interpreti. Però ha anche un
Monster Truck, e un finale che strizza l’occhio a L’armata delle tenebre, non inventa niente, ma proprio niente,
eppure fila via che è una meraviglia e d’ora in poi sarà usato come esempio per
spiegare a chiunque come funziona la regola aurea dei seguiti. Inoltre non so voi, ma io sarei
pronto a vedere uno “Zombieland – Triplo colpo” che so? Domani mattina? Vediamo
di non far passare altri dieci anni ok?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Film del Giorno

    Doctor Who – 1×04 – 73 Yards (2024): distanziamento sociale interdimensionale

    Altro giro, altro episodio di Doctor Who che conferma che il nostro Dottore, forse a causa della fresca rigenerazione, o si ritrova con dei piedi fuori taglia, oppure ancora non [...]
    Vai al Migliore del Giorno
    Categorie
    Recensioni Film Horror I Classidy Monografie Recensioni di Serie Recensioni di Fumetti Recensioni di Libri
    Chi Scrive sulla Bara?
    @2024 La Bara Volante

    Creato con orrore 💀 da contentI Marketing