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Zootropolis (2016): Ancora 48 ore (questa volta con gli animaletti)

Mettiamo in
chiaro una cosa, altrimenti passo sempre per quello che odia la Disney per
partito preso, devo dire che non mi stanno simpaticissimi, ma trovo difficile
provare empatia per un colosso multi milionario, detto questo: quando fanno un
bel lavoro, sono il primo ad essere felice di fare i complimenti, tutti
meritati nel caso di “Zootropolis”.

Restando sul
pezzo, aggiungo che come tutti, anche io sono cresciuto con i classici della
Disney, film che in molti casi, risultano ancora più folli e moderni di tanti
che escono in sala oggi, ma qui calo proprio la maschera: se la Disney
torna a fare film con animali antropomorfi, giocandosi una volpe come
protagonista, mi compra subito. Ho passato troppe ore della mia vita a fare il tifo
per Robin Hood, per non avere voglia di fare la conoscenza anche dell’ultima
volpe di casa Disney, ovvero: Nicholas “Nick” Wilde.
Una cosa che
ho sempre sopportato poco dei film d’animazione della casa di produzione di
quel ghiacciolo di Walt Disney sono le canzoni, motivo per cui ho trovato roba
come “Frozen” una tortura a cui nessun possessore di cromosoma Y (ma non solo…)
dovrebbe essere sottoposto, decisamente più nelle mie corde il “Marveliano” Big Hero 6, che ha in comune con questo
“Zootropolis” l’uso di una sola canzone nel film, cantata dal famoso di turno,
lì era la fighissima “Immortals” dei Fall Out Boys (no, non mi interessa
parlare di chi cantava la versione in italiano, quindi scordate un mio commento
in merito, non posso usare parolacce parlando di un film per bambini…) qui,
invece, tocca a Shakira con la sua “Try Everything”, in linea con il tema del
film, ma unico momento che avrei tranquillamente sforbiciato dal montaggio
finale.



“Batti il pugno nasone, bro-fist del regno animale”.
La trama è un vero spasso: la coniglietta (nel senso di giovane coniglia femmina,
non di ragazza che vive nella Playboy mansion) Judy Hoops fin da piccola ha
sempre sognato di fare la poliziotta, malgrado il suo destino di coltivatrice
di carote sia già deciso dalla sua ansiosa e numerosa (più di 200 tra fratelli
e sorelle) famiglia. Con perseveranza, ottimismo strabordante e un “Training
Montage” iniziale che ricorda quello di Jodie Foster ne “Il silenzio degli
innocenti” in versione Disneyana, la nostra eroina riesce a diplomarsi
all’accademia e ad entrare nel corpo di polizia di Zootropolis.



Tipo “Scuola di polizia” ma con più coniglini tenerini.
Qui si trova
subito ad affrontare i pregiudizi dei suoi colleghi (Jodie Foster e “Silenzio
degli innocenti” l’ho già detto vero?) il corpo di polizia non pare il posto
per un animale piccolo e tenero (non dite tenero ad un coniglio, non è
politicamente corretto…) come lei, quando i suoi colleghi sono tutti
rinoceronti, leoni o come nel caso del Capitano Bogo (in originale doppiato da Idris
Elba) un grosso Toro.
Dirottata a fare l’ausiliario del traffico, la nostra Judy fa la conoscenza della volpe Nick Wilde (Jason Bateman), uno che vive di espedienti, dopo aver deciso di abbracciare tutti i luoghi comuni sulla brutta fama delle volpi. Un po’ per caso, un po’ per testardaggine, Judy riesce a farsi assegnare dal capitano un caso che nessuno vuol seguire: la sparizione del Sig. Otterton, per la nuda cronaca, una donnola…

Come da tradizione “Walter Hilliana” (ora chiedo all’accademia della Crusca se può essere considerata una parola), Judy ha 48 ore per risolvere il caso e se “48 Ore” deve essere, che “48 Ore” sia, il suo partner sarà proprio Nick Wilde, d’altra parte un coniglio e una volpe che collaborano, non sono più improbabili di Eddie Murphy e Nick Nolte.

Sono l’unico che sta pensando al Riccardo Cuor di Leone del “Robin hood” della Disney? Si? Ah ok…

“Zootropolis” s’incastra alla perfezione nella tradizione dei “Buddy cop movie” polizieschi, sfruttando al meglio le caratteristiche dei suoi antropomorfi protagonisti, la città è protagonista della pellicola e bisogna applaudire i ragazzi della Disney per il lavoro svolto, nel rendere credibile una grande città, popolata da animali che hanno rinunciato ai loro istinti di cacciatori per convivere in pace, il titolo originale del film, “Zootopia” rende ancora più l’idea dell’utopia rappresentata da questa città.

Città a misura
di abitante, anzi, a misure, perché i vari quartieri sono strutturati per
ospitare animali di diversa taglia, si passa dai quartieri “alti” per animali
di grosse dimensioni, fino a posizioni di città in miniatura, come il quartiere
dove vivono i topolini, in cui Judy poterà il caos con le dimensioni extra
large, nemmeno fosse una Godzilla con le orecchie flosce a piede libero per
Tokyo.



Questa genialata non potevo non metterla!
Trattandosi di
un film Disney, non può mancare la morale di fondo, la più classica dei “Se
puoi sognarlo, puoi farlo” che spinge la protagonista a non accettare il suo
destino già scritto di contadina. Da questo punto di vista s’incastrano alla
perfezione anche le famigerate “Tematiche importanti” (i recensori veri dicono
così, vero?) come: l’integrazione, la discriminazione raziale e il bullismo.
Judy e Nick
sono simili, ma opposti: entrambi sono stati vittime di bulli ignoranti, ma
hanno reagito in modo differente, se canto le lodi di un film come Kung Fu Panda 3 capace di dare l’assist per spiegare le coppie di fatto ai bambini,
devo dire “Bravò!” anche ai ragazzi della Disney, che qui fanno la stessa cosa
con argomenti altrettanto importanti e (purtroppo) caldi.
Il tutto con
una cura per il dettaglio notevole, i personaggi sono animati molto bene, così
come i quartieri di Zootropolis, pensati per rispettare dimensioni e ambienti
di origine delle varie specie animali (ghiacci, foreste pluviali, deserti e chi
più ne ha più ne metta), inoltre, è divertente notare come gli animatori e gli
sceneggiatori si siano impegnati a ripensare anche gli oggetti della nostra
quotidianità, adattati ad un mondo di animali, il celebre logo del telefono con
la “mela morsica”, diventa una carota morsicata, giusto per fare un esempio.



“Non sei un po’ bassa per appartenere al corpo di polizia?”.
La
sceneggiatura funziona, non ho notato grossi buchi o scivoloni, l’unico difetto
forse è il fatto che non è proprio impossibile capire l’identità del colpevole,
ma tutto sommato è un difetto secondario tenendo a mente il target a cui il
film si rivolge… Sono sicuro che i bambini siano arrivati alla mia stessa
conclusione in metà del tempo.
In un film che
potrebbe essere considerato quasi un noir per i più piccoli, non manca la
commedia, è naturale che con una città piena di animali che fanno cose da
umani, l’umorismo venga fuori da solo, ma bisogna anche saperlo sfruttare e
qui è facilissimo puntare (lentamente) il dito verso lo spassoso bradipo Flash,
geniale fin nella scelta del nome, un personaggio che monopolizza il
minutaggio, ma solo per via della sua lentezza congenita, inutile sottolineare
quanto sia geniale mostrare un ufficio pubblico (in questo caso la
motorizzazione) gestita da impiegati Bradipi, siamo Italiani, abbiamo fatto
tutti la coda in posta o all’anagrafe… E con questa mi sono garantito un’attesa
eterna alla mia prossima fila, ciao amici impiegati pubblici! Vi voglio tanto
bene! Da grande ho sempre voluto essere come voi!



Nella mia prossima coda alle poste almeno spero di conoscere lui!
Nel tentativo
disperato di uscire da questa graticola in cui mi sono buttato, posso dire che
anche gli spettatori maggiori di anni sei, potranno divertirsi molto, grazie
alla citazioni sparse per il film, inutile dire che il (fantastico!) Mr. Big
non fa altro che citare in continuazione “Scarface”, ma soprattutto “Il
padrino”. Senza fare rivelazioni sulla trama, anche i fan di “Breaking Bad”
come me avranno pare per i loro denti, oltre alle citazioni più facili in
assoluto, tenete lo orecchie dritte, nel film sono citati anche Walter e Jesse,
nomi di certo non scelti a caso.



“Un giorno, e non arrivi mai quel giorno, ti chiederò di ricambiarmi il servizio…”.
Ma se proprio
devo dirla tutta, la volpe Nick Wilde, più che al Robin Hood della mia infanzia
(facciamo anche miglior film su Robin Hood di sempre?) ricorda anche molto, fin
dal cognome, il (fantastico) Mr. Fox di Wes Anderson, quello che con notevole
faccia da schiaffi diceva di se stesso: “I’m a Wild animal”.



“Sono Nick Wilde, rubo ai ricchi per dare a me stesso”.
Tirando le
somme: il 55esimo classico Disney per quanto mi riguarda è promosso, anche se ho
trovato curioso che nella versione italiana, abbiano deciso d’inserire nei titoli di coda, i nomi dei doppiatori italiani e non di
quelli originali (cosa che mi pare anche sensata) per tutti i personaggi tranne
uno, ovvero Gazelle, per lei compare il nome di colei che la doppia (anche
nella parte cantata) in lingua originale, ok che il nome Shakira smuova nelle
mente degli spettatori più di quello di Ilaria Stagni, ma questa disparità di
trattamento avrebbe fatto indispettire anche Judy Hopps! 
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